Feste al nido? sì, purché ci sia dietro un pensiero!

Oggi sono stata a Roma per l’incontro di verifica intermedia che abitualmente la Dott.ssa Nice Terzi  conduce insieme a noi formatori. Al solito, l’obiettivo era fare il punto della situazione sull’andamento generale dei percorsi formativi, che vedono attivamente coinvolti gli educatori dei nidi -comunali ed accreditati- in una riflessione sul loro agire educativo.

Allargo a tutti gli educatori di nido e alle famiglie (genitori, nonni, figure fattivamente coinvolte nell’educazione di bambini in età compresa tra 0 e 3 anni) alcune miei riflessioni, che sono suscitate da prassi frequentemente riscontrate nei servizi di tutta Italia.

Quali occasioni di incontro con le famiglie vogliamo organizzare, al nido, per attuare una significativa osmosi tra i vari ambienti di vita dei bambini e delle bambine? In occasione delle feste, quale pensiero guida l’accoglienza delle famiglie nel nido?

Mi piacerebbe se gli educatori di nido volessero condividere le loro scelte educative e strategiche, dando modo di animare un dibattito.

Prendiamo spunto dal carnevale: ha senso organizzare feste mascherate al nido? Se si, con quali finalità? In tali occasioni, come viene declinata la centralità del bambino? Siamo sicuri di riuscire, durante le feste, a salvaguardare l’aspetto più importante, vale a dire lo scambio di idee, emozioni, intenzionalità e costumi, con famiglie e territorio?

Durante questi pomeriggi, quante occasioni si presentano al singolo padre, alla singola madre, ai nonni, di “vedere”gli ambienti in cui vivono i loro bambini? Quante parole riescono a scambiare, con altri familiari, sulle emozioni che entrano in gioco nell’affidare i propri bambini a terzi?

Inoltre, si riesce  ad evitare di rinforzare stereotipie e banalità nelle proposte e nell’organizzazione? Si offrono spunti di riflessione pedagogicamente significativi, che valga la pena portare fuori dalle mura come espressione dell’identità del nido?

Viene salvaguardato il diritto del bambino di muoversi in un ambiente familiare, stimolante e rassicurante al contempo, in cui possa –gradualmente- tendere verso un’autonomia? (che, non lo dimentichiamo, al nido non rappresenta un obiettivo ma solo un orizzonte!).

Dalle sollecitazioni che pongo, traspare, naturalmente, le perplessità  che nutro sulla pregnanza di tali feste, che peraltro, immancabilmente, costano tante energie al personale e tanta fatica ai bambini, che – a mio giudizio- non  vengono sufficientemente “visti” nei personali bisogni individuali durante lo svolgimento di questi “eventi”.

Personalmente preferisco un nido che nutre occasioni di incontro più “protette” ed “ordinarie”, in cui la quotidianità viene espressa dall’ambiente, dai pannelli di documentazione, dall’accoglienza che le educatrici possono riservare a ciascun familiare nella misura in cui questo ne esprime il bisogno.

Lancio l’ultima questione, prendendo spunto da una sollecitazione che Nice suggerisce di portare nei nidi: i bambini, in età compresa tra 0 e 3 anni, quanta sicurezza hanno acquisito nel gestire i passaggi tra un’identità e l’altra? Quanto sono attrezzati per affrontare le maschere in un contesto assai poco protetto come una festa di carnevale? Se durante l’anno poniamo tanta attenzione all’allestimento dei vari angoli adibiti a gioco simbolici e travestimento, possiamo permetterci di esporre emotivamente i bambini allo stress di tante maschere contemporaneamente?

Concludo dicendo che a mio giudizio al nido è più sensato proporre occasioni di incontro all’insegna della quotidianità e normalità, per promuovere dialoghi incentrati sulla vita di tutti i giorni. Altro discorso è creare eventi speciali, magari laboratori per creare giocattoli o ristrutturare gli ambienti, ed invitare le famiglie ad offrire fattivamente il loro contributo.

Mi piacerebbe sinceramente un confronto su questi temi. Mi interessa il punto di vista di tutti, tecnici, familiari, cittadini.