Bellezza e Piacere

La pubblicità crea comunicazioni efficaci. Vi riesce unendo le antiche tecniche persuasive con le più aggiornate acquisizioni in ambito neuroscientifico. La potenza dell’azione pubblicitaria deriva, in parte non trascurabile, dall’importanza che riconosce alle dimensioni del piacere e della bellezza. La pubblicità non è al servizio della persona. Nè della società. E’ al servizio del mercato. Il mondo della pubblicità, nel perseguire i suoi scopi, ha chiara l’importanza della bellezza e del piacere.

Come popolo, stiamo drammaticamente sottovalutando l’importanza della bellezza e del piacere nella vita e in educazione. E non mi riferisco unicamente alla sciatteria di molti ambienti adibiti ad educazione e studio (nidi, scuole, biblioteche) ma più generalmente alla trasandatezza ed incuria che spesso caratterizza i luoghi pubblici (ospedali, sale d’attesa, uffici, strade, piazze, …)

Continuo a sperare che anche in Italia, la nazione che ha esportato cultura e bellezza in tanta parte di mondo, si possano riaffermare le valenze educative ed etiche della bellezza e del piacere.

Non può un popolo essere  abitualmente esposto a luoghi pubblici trasandati o al limite del decoro e al contempo avere il senso dell’unità, della “cosa pubblica”, dell’eticamente corretto, della gratuità, dell’alterità, dell’accoglienza, dell’incontro, della condivisione, del senso civico.

E’ necessario affermare con forza l’importanza di creare luoghi di vita, di educazione, di convivenza belli –e non solo decorosi!- funzionali, durevoli.

Un popolo che si abitua alla bruttezza è un popolo in cui difficilmente si riesce ad educare all’amore, al rispetto, alla pace.

Preservare il decoro degli ambienti, essere esigenti, pretendere bellezza e salvaguardarla, sono indispensabili per una nazione.

Dobbiamo darci una mossa tutti per invertire la rotta!

Siamo un paese in cui nascono come funghi i centri estetici e i negozi di abbigliamento. Siamo un paese in cui scuole, biblioteche, centri culturali e sportivi vengono continuamente costruiti in economia e presto abbandonati a loro stessi. Così… senza un pensiero. Senza la percezione della desertificazione culturale che ne consegue.