Tra il Fare e il Dire – secondo laboratorio di arteterapia

 

Introduco sinteticamente il secondo incontro propostomi da Cristina Ghiglia,

l’artista ed arteterapeuta con la quale si è dato vita al circolo di studi Tra il Dire e il Fare, in attesa del suo contributo -che sostituirà o integrerà questo.

 

 

 

L’accoglienza riservatami esprimeva attenzione verso il momento in cui si apre un ambiente all’altro (anche recependo riflessioni scaturite la volta precedente), mettendomi in condizione di scegliere una bevanda calda tra più opzioni, in un  ambiente accogliente e familiare, che non era l’atelier nel quale avremmo successivamente lavorato.

Dopo un ambientamento soft e confortevole, sono stata inviata a raggiungere l’atelier nel quale la tavola era imbandita con pastelli a cera, ad olio, pennarelloni e pennarelli.

Sono stata inviata a posizionarmi al centro della stanza e mentre partiva un brano strumentale in sottofondo mi è stata data la consegna di tracciare segni in aria, con le mani, tenendo gli occhi chiusi. Successivamente è stato fissato sul pavimento un grande foglio da pacchi marrone, con l’indicazione di “scarabocchiare” liberamente scegliendo uno o due colori e per l’intera durata del tempo che ritenevo necessario.

 

 

 

Concluso il lavoro mi è stato chiesto se riconoscevo delle forme negli scarabocchi e -in tal caso- di delinearle utilizzando un pastello nero.

 

 

 

Ritagliate le figure e recuperatele tutte, il lavoro si è spostato sul tavolo da lavoro, sul quale sono stati messi a mia disposizione grandi fogli bianchi da utilizzare, in un numero a mia scelta, per comporre un libro utilizzando le figure ritagliate.

E’ seguita poi una introduzione al valore dello scarabocchio e alle più frequenti reazioni di adulti e bambini ai vari stimoli propostimi, sia in ambito di proposte a singoli che in gruppo.

Cristina Ghiglia integra  inviandomi il testo a seguire:

Florence cane, insegnante d’arte e sorella di M. Naumburg (una delle fondatrici dell’arteterapia in America), adottò il metodo dello scarabocchio quale utile strumento per “sganciare” l’allievo/a dallo stereotipo e da eventuali blocchi. Tale metodo,

sperimentato nel momento di importanti scoperte e studi sulla psicoanalisi (stiamo parlando dell’inizio del secolo scorso), oltre a “sbloccare” le persone era utile per far emergere immagini dal proprio inconscio.


La Cane abbinava al disegno il coinvolgimento di tutto il corpo, introducendo tecniche di rilassamento generale prima di incominciare il lavoro grafico. 

Questa tecnica risulta davvero utilissima negli incontri di arteterapia quando le persone hanno un blocco oppure non riescono ad uscire dalla produzione di immagini stereotipate; inoltre sperimentato con gli adulti offre una modalità ulteriore di comprendere quanto l’arteterapia non si basi sul giudizio di forma, di contenuto o stile, bensì offre un momento di totale libertà espressiva in cui i canoni estetici comunemente condivisi non sono rilevanti.


Ciò che interessa all’arteterapeuta è dare un contributo affinché nascano immagini dall’interno, dettate da emozioni, sentimenti e stati d’animo nel qui ed ora della seduta.