Tra il fare e il dire: visita all’Arte Povera in Triennale

Oggi la ricerca di nuove piste di lavoro e l’elaborazione di percorsi creativi incentrati sull’uso di materiali comuni e/o di scarto ha portato me e Cristina Ghiglia in Triennale per la mostra Arte povera 1967-2011.

L’arte povera ci offre molte sollecitazioni culturali, di metodo e organizzative.

Abbiamo respirato l’aria e guardato le opere, purtroppo solo guardato, guando invece i nostri corpi avrebbero voluto entrare attivamente in relazione con l’arte, divenire arte, attraverso un gioco di regia, interpretazione, unione che ci appare naturale con certi materiali, forme, dimensioni. Ogni passo tra le opere accendeva in noi la voglia di “fare”, “creare”, “essere attive” poichè … TRA IL FARE E IL DIRE …….. si colloca la forma del nostro essere e la chiave per percepire l’altro da noi.

Cristina ed io abbiamo fatto le nostre riflessioni e ci siamo portati a casa, con rinnovato vigore, il desiderio di allestire al più presto l’atelier per il nostro “artigianato educativo” e per i percorsi di “arteterapia”.

Nella mia bottega mentale di artigianato educativo le stimolazioni dell’arte povera si fondono con  quelle di Munari, guida indiscussa del mio lavoro, a cui la Triennale stessa 2 anni fa ha proposto “Vietato non toccare” .

E tali sollecitazioni si fondono in un continuum con il cestino dei tesori di E. Goldschmied, con il gioco euristico e con le loro infinite derivazioni.

La nostra idea di artigianato educativo coniuga il fare con il pensare e il sentire, senza soluzione di continuità, all’insegna del rispetto per la persona e per l’ambiente. “Rispetto”, “persona”, “ambiente”. Parole in gran voga oggi, che con il nostro “fare” desideriamo riempire di significato.

lo spirito con cui voglio riproporvi oggi queste parole è in linea con alcuni pensieri  scritti dagli artisti presenti intorno al 1967, che mi sono appuntata ieri alla mostra, e che ora giro a voi:

Ciò che oggi dobbiamo fare è stabilire un’unione tra la vita e la nostra pratica artistica”

“Opere, concetti, processi, situazioni, informazioni sono le “forme” attraverso cui si esprimono queste posizioni artistiche. Sono “Forme” che derivano non da opinioni prefabbricate ma dall’esperienza del processo artistico in sé. Quale che sia la scelta del materiale e la forma dell’opera, quale che sia l’estensione del gesto…..il processo in sé rimane sempre vitale; è insieme “scrittura a mano e stile”.

Allora tornando ad una lettura pedagogica dell’ambiente e dei materiali in esso reperibili, avverto la necessita di offrire ai bambini, ai ragazzi e agli adulti la possibilità di giocare\conoscere\creare utilizzando -o perlameno conoscendo- la più vasta gamma possibile di materiali naturali e non, statici e dinamici, supporti digitali ed analogici -per essere attivi nel mondo che ci circonda.

Poiché se è vero che

“Ars povera è un’arte che, contrariamente all’ambiente tecnolocizzato circostante, mira ad un’espressione poetica attraverso mezzi al più possibile semplici”

è pure vero che nella complessità e ricchezza di materiali contemporanei, artificioso è da intendersi più in riferimento all’approccio con il materiale e che la sua composizione chimica.

Occorre, per fare questo, dare spazio alla curiosità infantile di me adulta, che sposta la sua attenzione tra materiali naturali, industriali e tecnologici in una ricerca personale di equilibrio.

Vivere il gesto creativo consente a ciascuno di noi, anche nell’ambito del proprio ruolo educativo, di liberare tensioni e curiosità che “accendono” il nostro essere qui e le proiezioni di dove vorremo essere. Questo in sintesi il senso del nostro progetto educativo.