Ute Strub racconta Strandgut

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Ute Strub durante il seminario Il gioco della sabbia organizzato dal CNM a Roma, sulla destra io, nei panni dell’interprete

Dopo una splendida cena messa in tavola da Laura Franceschini, che oltre a dirigere il Centro Nascita Montessori (CNM) è cuoca sublime, Ute e io ci immergiamo nella storia: lei racconta, io prendo appunti. (questo e altri post raccontano la mia avventura romana con il Centro Nascita Montessori e Ute Strub, leggi qui, qui, qui)
Dove affonda le radici il suo sapere? Come è arrivata a creare lo Strandgut a Berlino? e di cosa si tratta?
I locali in cui ora si trova Strandgut prima era l’atelier di una pittrice, oggi come allora si affacciano su una strada chiusa al traffico, tra caffè e negozi deliziosi. Ha una vetrina e una porta a vetri, si articola in due stanze, un piccolo corridoio, uno stanzino.
Anteriormente si incontra la stanza della sabbia, nella stanza posteriore c’è la paglia, un tempo vi si trovavano invece le foglie secche.
Gli ambienti sono pensati per consentire ai bambini di giocare in libertà e per far accomodare gli adulti tra di loro.
All’interno di Strandgut vigono 2 regole:
la sabbia rimane nella stanza della sabbia, la paglia in quella della paglia.
Fin dalla prima volta che giungono a Strandgut i bambini iniziano a giocare, prima ancora di essersi spogliati.

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momenti di gioco durante la formazione svoltasi a Roma

Nella stanza della sabbia c’è un tavolino basso e vari altri piccoli punti di appoggio, su cui sono posati cesti, tegamini, macinini, cucchiai, passini, grossi semi, conchiglie, … (qui si possono vedere le foto, ne vale la pena per farsi un’idea di quanto può grandiosa e raffinata la semplicità).  Attorno al tavolo più grande si dispongono fino a 8 bambini, poichè sono così presi dalle proprie attività che non hanno tempo per litigare. Le rare volte che si contendono un oggetto, Ute interviene pacatamente avvicinandosi ai contendenti e sottovoce dice all’uno “in questo momento serve a lui, appena ha fatto te lo da”. “Serve” è una indicazione concreta che i bambini comprendono agevolmente. In questa maniera i bambini apprendono naturalmente a passare l’oggetto al termine del loro lavoro “non mi serve più, puoi averlo”.

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materiali di uso comune e sabbia

L’intensità con cui i bambini giocano, colpisce l’adulto ogni volta con rinnovato stupore, ed è con tale spirito che Ute si bea assistendo al loro rapimento.  Lei si spiega l’intensità del gioco riconducendolo al fatto che i bambini indisturbati fanno ciò che quotidianamente vedono fare in cucina o ciò che viene spesso vietato loro.
Nel gioco dei bambini di ogni età ha osservato dei comuni denominatori, tra cui il più evidente è che a tutte le età, riempiono riempiono, riempiono, riempiono un bicchiere di sabbia, fino all’orlo, fino a farne montagne, poi, con la mano livellano la sabbia al bordo e lo offrono alla madre.
Il riempire a oltranza un bicchiere permette di acquisire l’abilità di mettere in equilibrio senza farla cadere: la sabbia viene usata come cibo o liquidi, proprio come in cucina.

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la magia delle attività più potenti, sotto il profilo emozionale, è anche frutto di uno sguardo capace di selezionare cose belle nel gioco più semplice

A Strandgut di speciale c’è che, nonostante sia un luogo al chiuso, la sabbia può cadere a terra; se capita che un bambino la getta in aria, Ute con calma lo invita a farle quest’attività nell’altra stanza, usando la paglia.
Per Ute è fondamentale che i bambini possano essere felici!
A Strandgut la gioia sembra dominare ogni momento, ad esempio quando un bambino di 18 mesi, con le mani a coppa porta la sabbia sopra il tappeto e ve la lascia cadere…. quale soddisfazione esprime, quale felicità!
Nel progetto la sabbia consente di esercitare la manualità fine, la paglia quella grande. Non a caso nell’ambiente della paglia si trova anche una bassa scala pikleriana, dove 3 bambini possono salire da un lato e ridiscendere dall’altro, di testa. La scala si trasforma poi in tante cose… tuttavia Ute non si propone alcun obiettivo pedagogico se non quello di favorire una sana immersione nella gioia, nella bellezza, nel gioco fine a se stesso, nella libertà, nella possibilità di muoversi come si desidera.

Apparentemente questa proposta sembra non discostare molto  da quanto i bambini spontaneamente fanno da sempre, perché allora tanto chiasso intorno al lavoro di Ute?
Per la risposta entusiastica dei bambini, per la loro immersione totale nel gioco, per la magia con cui bambini di ogni età, fino ai 13-14 anni continuano a frequentare lo spazio con gioia, per l’universalità che la caratterizza. Ma anche perchè tanta semplicità è frutto di un sapere molto puntuale che spazia tra vari ambiti e che sa agire con potenza per sottrazione, traducendo in semplicità estrema ciò che può essere proposto con effetti speciali: la proposta di Strandgut promuove significative esperienza di crescita ed equilibrazione dei vissuti attraverso condizioni ambientali e opportunità che agiscono valorizzando i saperi, in atto e potenziali. Lo spazio e i materiali selezionati pongono in essere le condizioni affinchè lo sviluppo motorio, emozionale, cognitivo procedano insieme secondo natura, facendo fare a bambini le esperienze che procurano loro piacere e soddisfazione.

A che punto della vita professionale di Ute nasce  Strandgut?
Dopo la lunga vita professionale impegnata come fisioterapista che si prendeva cura di malati cronici, interamente spesa nella costruzione di un sapere muldisciplinare che intende declinare il sapere medico, con quello pedagogico in una cornice che sappia valorizzare bellezza e natura, Ute ha deciso di dedicarsi all’altro estremo umano della vita, spostandosi sui piccolissimi e sui più giovani.
Per la verità all’inizio Strandgut era pensato per gli adulti, poiché Ute aveva capito, grazie alla sua collaborazione con Emmi Pikler, l’importanza di riscoprire il bambino interiore.
Ute stessa ama molto giocare a formare paesaggi di sabbia picchiettando sul fondo di un secchiello. Però poi è successo che i bambini hanno iniziato spontaneamente ad accedere allo spazio e fare pizze con la sabbia e i sassolini. Successivamente hanno iniziato a venire anche i piccolini. In quel momento gli adulti hanno fatto un passo indietro, ritenendo che fosse un luogo per un bambini tra 18-48 mesi. Nel frattempo si è sparsa la voce, un nido del quartiere ha chiesto di poter venire, a quello se ne è aggiunto un’altro e poi un’altro ancora: oggi frequentano lo Strandgut 18 diversi nidi, alcuni regolarmente, altri no. Gli educatori accompagnano 5-15 bambini per 2-3 ore. Strandgut non esaurisce la richiesta, a Berlino vi sono i margini per aprirne altri a patto che lo stato sostenga economicamente. In breve i bambini che frequentavano il dopo scuola hanno iniziato a fermarvisi, fino anche ai 13-14 anni di età. Oggi la frequentazione è variegata.

Sarebbe un errore gravissimo non comprendere che Strandgut non è solo un insieme di begli oggetti selezionati con cura e belle stanze dedicate, ma al contrario è frutto di uno sguardo raffinatissimo, della capacità dell’adulto di rimanere sullo sfondo, della fiducia nelle capacità del bambino, di tempi e spazi vuoti e pieni, di rispetto. Strandgut è un luogo in cui la prima regole è: rispetto!
In Spagna, dove Ute è attivamente impegnata come formatrice, un nido ha realizzato uno Strandgut.
L’esperienza si sta espandendo. Qualcuno è interessato, in Italia, ad approfondire il progetto? Mi scriva.

Nel prossimo post il seguito della lunga chiaccherata con Ute. Siamo solo all’inizio.