se il paese in guerra fosse il nostro… come saremmo?

Questo piccolo libretto, formato passaporto, mi ha chiamato tra i tanti altri libri presenti sugli scaffali.
Inizialmente ho sperato che fossero arrivati in Italia i libri-passaporto della collana petite poche di Thierry Magnier, che mi hanno incuriosito con il loro formato, invitandomi a riflettere sul rapporto forma e contenuto, conoscenza-accoglienza, regolamentazione e libertà.

Di fatto Immagina di essere in guerra mi ha conquistato, ma per motivi diversi. Si legge sul sito di Feltrinelli: Immagina che ci sia la guerra, non in un posto lontano, come l’Iraq o l’Afghanistan, ma qui, in Italia, in mezzo a noi. Gli stati democratici sono collassati e sono stati sostituiti da varie dittature. La Francia, la Germania, l’Italia e la Grecia sono in guerra tra loro da anni. Tutte le città sono state distrutte, l’economia è allo sfascio e nessun luogo è sicuro. Paura, freddo e fame attanagliano l’Europa. Chi ne ha la possibilità fugge in Medio Oriente, come il quattordicenne protagonista di questa storia. Lui e la sua famiglia si rifugiano in un campo profughi in Egitto, dove però non ci sono abbastanza risorse, la vita quotidiana è estenuante e viene preso di mira dai coetanei provenienti da altri paesi. Dato che la sua famiglia non ha un permesso di soggiorno, lui non può andare a scuola, imparare l’arabo o trovare un lavoro. Si sente come un cittadino di terza classe, sperimenta l’isolamento e il razzismo, e desidera tornare indietro, a casa. Ma dov’è “casa”? Età di lettura: da 12 anni.

Apprezzo  la  qualità delle illustrazioni, che costruiscono coerenza all’operazione spostando lo sguardo, e trovo che la penna Janne Teller continui a pungolare con successo riflessioni, come già precedentemente aveva fatto con il tanto discusso romanzo Niente, di cui avevo scritto su Zazienews.
Immagina di essere in guerra è un libro che leggerò, quando mi sarà possibile farlo, in biblioteche, scuole e associazioni, per sollecitare riflessioni su cosa significa essere, appartenere, prendersi cura di sé e dell’altro. Sul senso della libertà e il significato di esserlo, libero. O di non esserlo, e quindi essere meno ciò che si è e più ciò che gli altri valutano che tu sia. Aprioristicamente.