Fare, provare, essere

Capita spesso, durante i corsi di formazione che tengo per gli educatori della prima infanzia, di introdurre il tema delle “attività” e dei “laboratori” invitando i partecipanti ad “esplorare” materiali semplici.
Nulla può essere appreso con più immediatezza che attraverso un’esperienza diretta, piacevole, caratterizzata dalla calma di un tempo dedicato a recuperare emozioni primitive, vissute in epoche personali remote.
La naturalezza dei gesti, a cui le educatrici si lasciano andare, portano l’eco di esperienze note, indelebilmente impresse nelle loro memorie: giochi di sabbia, di farina bianca, gialla o di kamut, giochi di riso e di granaglie, di pasta e di pietruzze sulla riva di un fiume, giochi di pigne e fiori secchi.

Sale

Caffe

Riso

La libertà con cui le partecipanti gradualmente si concedono di esplorare i materiali con ogni centrimetro di pelle delle dita, del palmo, del dorso e del polso esprime una vicinanza tra corpo, mente e spirito. Un pieno coinvolgimento che richiama la totalità del gioco, per definizione fine a se stesso e orientato a produrre piacere.
L’esperienza accende uno sguardo più consapevole sul significato che la manipolazione del materiale assume in chi la vive.
Ecco: è evidente che si sono riattivate le energie proprie dell’educatore attento, che consapevolmente si pone a lato del bambino in qualità di regista, senza entrare nel gioco, senza operazioni di pilotaggio, credendo nelle innate capacità del bambino di fare da solo -quando il contesto non lo ostacola.
Dopo una breve e facoltativa verbalizzazione dei propri vissuti, le partecipanti sono pronte a sperimentare gli stessi materiali con l’aggiunta di oggetti: ogni pista è aperta, nessun limite viene posto alla libera iniziativa. Uniche regole: sperimentare liberamente rispettando lo spazio e il materiale delle altre persone vicine. Le più giocano a travasare, altre fanno scorrere oggetti sulla superficie per delineare tracce, alcune usano gli attrezzi per far scorrere farine e granaglie su mani e polsi.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

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Le competenze teoriche dell’educatore professionale si sono riunite con i saperi del corpo, il valore delle tassonomie trova nuove e più intime radici.
La scelta dei materiali ha fatto letteralmente “toccare con mano” che la bellezza fa la differenza, che materiali naturali sono capaci di creare benessere, che spesso pochi oggetti proposti con gradualità, in un contesto adeguato, aprono un ventaglio di possibilità ben più ampio di molti oggetti offerti senza conoscere i momentanei interessi del bambino a cui sono destinati.