Gli adolescenti non sono bambini

espen

“Una cosa è certa: odio, vendetta e castigo non sono la soluzione.
Non possono che riportarci indietro, nell’abisso.”

(Dal diario di Odd Nansen, attivista norvegese, rinchiuso nei campi di concentramento di Grini e Sachsenhausen)

Peculiarità di questo spicchio di storia è la propensione a sfumare le differenze delle diverse epoche della vita: bambini e bambine vestiti come adulti, che si atteggiano come tali su sollecitazione dei grandi, compiaciuti a loro volta nel riconoscere cloni di modelli capillarmente commercializzati; adulti e anziani che si “sentono giovani” e si vestono come adolescenti, adolescenti che vengono trattati come adulti nelle società povere e come bambini in quelle ricche.

La resistenza alle dittature, nei vari paesi europei, ci aiuta a riconoscere un fatto naturale: gli adolescenti sono più prossimi all’adultità che non all’infanzia.
L’adolescenza è assimilabile a una sorta di “tirocinio” il cui senso è favorire una sperimentazione della persona in ambiti ancora non pienamente familiari ma verso i quali, naturalmente, maturando, tende.

Scrivo questa introduzione a distanza di giorni dalla recensione che segue, perché mi piace pensare che questa settantesima festa della liberazione, il 25 aprile, possa essere occasione per guardare ai nostri ragazzi con occhi rispettosi. E fiduciosi.

Come scrive bene Stefano Laffi: gli adulti devono interrogarsi con onestà intellettuale, e morale, e stocia, prima di dare dei bamboccioni a giovanissimi e giovani.

Il segreto di Espen è un romanzo di formazione con cui Giralangolo si rivolge a lettori più maturi, già affacciati sull’età di mezzo. Scritto da Margi Preus, affermata scrittrice statunitense, è ambientato nella neutrale Norvegia nel secondo conflitto mondiale: racconta di come nell’aprile 1940 la Germania nazista abbia  invaso un paese abitato da soli tre milioni di persone pacifiche e disarmate, che nei cinque anni di guerra e resistenza che seguirono, si divise tra collaborazionisti e oppositori.

Questo romanzo, molto ben scritto, pone al lettore domande e sollecita punti di vista a partire dal protagonista, Espen, e del suo amico per la pelle, Kjell, che si schierano su versanti opposti, nella resistenza il primo, ponendosi al servizio degli invasori l’altro.

E’ una pregevole narrazione che accompagna un processo di indagine, ad opera del lettore, sul bene e sul male contemplando uno sguardo compassionevole, attento alle tante sfumature di comportamento umano.

“Chiunque sia la spia” gli disse “non covare odio. Non farti divorare dalla rabbia”.
“Come posso non provare rabbia e odio? Come si fa? I nostri sforzi, le nostre lotte … è tutto vano! Non servono a nulla… le cose non fanno che peggiorare!” Urlo Espen.
“Rabbia, odio, amarezza, paura -sono i sentimenti che animano i nazisti! Che li hanno trasformati! Non fare come i tedeschi. Non cedere all’oscurità. Qualunque cosa succeda, figliolo, segui la luce”.

Segui la luce. Ma come fare?  (pp. 170-171)

Il ritmo narrativo è incalzante, da thriller, i dialoghi fulminei, la suspence introdotta con destrezza; è una lettura che riesce a coinvolgere il lettore, trattenendolo una pagina appresso all’altra.

Altresì efficace la comunicazione su quanto raffinata possa essere una strategia volta ad annientare un intero popolo, giocando varie strategie in contemporanea, contemplando anche un uso sistematico e codificato di maniere apparentemente cortesi:

I norvegesi sono piuttosto lenti
di comprendonio e sospettosi degli stranieri;

pertanto, il bravo tedesco deve evitare
di perdere la pazienza e cercare
di mantenere sempre la calma…
E’ consigliabile spiegare loro le cose in modo
semplice, pratico e concreto o, meglio ancora,
adottare un tono scherzoso.

ISTRUZIONI AI SOLDATI TEDESCHI IN SERVIZIO IN NORVEGIA

Molti punti di contatto tra la storia dei popoli norvegese e danese, per senso civico, politico, rispetto “sostanziale” delle istituzioni, senso della collettività . Segnalo, a chi fosse interessato al tema, l’articolo che avevo scritto a gennaio: un popolo disse no sull’esperienza danese).

La sorella del protagonista Ingrid, come molti altri nella realtà, ha raccolto nei diari la memoria, la “sua” memoria, consegnando non solo i fatti ma la testimonianza di come situazioni straordinarie ed estreme cambiano radicalmente il modo di pensare, di agire.

La memoria! Espen ci pensava ora. che ci sarà di anto speciale nella memoria? E perché mai la gente dovrebbe voler ricordare tutti gli orrori? La fame, le confische, il terrore di sentir bussare alla porta? Nacht und Nebel, dicevano i tedeschi. Notte e Nebbia. Venivano a prenderti di notte, e poi sparivi nella nebbia.

Lascio alle parole dell’autrice la chiusura:

Gli eventi storici raccontati in questo libro sono veri: il rifiuto di genitori, studenti, insegnanti di aderire a organizzazioni naziste e di giurare fedeltà al partito nazista; la lettera di protesta dei vescovi contro il regime e le loro successive dimissioni; l’arresto di 1300 insegnanti; i pestaggi, le torture, le esecuzioni; lo scioglimento del movimento degli scout; la confisca della radio e di moltissimi altri beni; il razionamento di quasi tutti i prodotti; la fame; la pena di morte per chi ascoltava la radio o possedeva libri contro il nazismo; il servizio di Lavoro Obbligatorio e il tentativo di costringere i giovani a parteciparvi trattenendo le carte annonarie; i 760 ebrei norvegesi ad Auschwitz. Tutte queste cose sono realmente accadute. Fatta eccezione per importanti figure storiche, i personaggi di questo libro sono tutti di fantasia, compreso Espen. (…) Tuttavia, molte avventure di Espen si basano sulle esperienze vissute da Erling Storrusten, che all’epoca dell’occupazione era un’adolescente e vive a Lillehammer. 
Come l’immaginario Espen, il vero Erling Storrusten iniziò la sua avventura nella Resistenza distribuendo giornali clandestini. In seguito ….