Lo sciopero del 5 maggio e l’EXPO: storie di scuola e partecipazione

Oggi è stato inaugurato a Milano l’Expo, con la partecipazione di 145 paesi dal mondo, intorno al tema NUTRIRE IL PIANETA.

Mi accingo a scrivere con spirito propositivo, anche se non mi annovero tra gli entusiasti; lo faccio perché sento una precisa responsabilità: rispettare il diritto di bambini e ragazzi ad esperienze di partecipazione, conoscenza, scambio, in un’epoca in cui gli adulti troppo spesso esprimono, in loro presenza, una visione negativa del presente e del futuro. A che pro? Con quali ambizioni, speranze, fiducia nutriamo le loro fertili menti?

Facciamo sì che i bambini – quelli che avranno il privilegio di poterlo visitare –perché non possiamo dimenticarci di quanti non possono accedere al cinema, al teatro, in libreria e ad altre proposte culturali per lo stato di povertà in cui vivono!- possano goderne con lo sguardo ben acceso sul mondo, andando a “esplorare” le culture meno note, attingendo alla più ampia varietà di saperi possibili, per crescere come persone e cittadini.

I bambini non hanno bisogno di polemiche e nichilismo, ma di esempi -e di esercitare il pensiero divergente, esplorando la molteplicità.

I bambini hanno bisogno di “percepirsi importanti, qui, ora e nel futuro” e noi dobbiamo soddisfare questo bisogno, perché è giusto -e perché davvero sono importanti qui, ora e per il futuro!

Sulla scia di questa spinta rifletto su quali domande (principalmente a carico degli insegnanti) possano contribuire a dare un senso alle visite organizzate per le scuole. Me ne sovvengono alcune:

– per accendere quali “sguardi” far visitare l’EXPO alla classe? Quali esperienze, contenuti, sollecitazioni, … possono contribuire a far crescere bambini\e ragazzi\e come persone e come cittadini del mondo?

– come trasmettere che l’EXPO non è solo una vetrina, ma che contempla anche un dibattito intorno a una “domanda madre”: come garantire un’equa ripartizione delle risorse nel mondo e garantendo a tutti l’accesso a una vita sana, nel rispetto del pianeta?

potendo “provare” i cibi provenienti dalle più disparate culture: cosa va a significare far pranzare i bambini –in visita all’EXPO- con l’Happy Meal di McDonalds?

L’ultima domanda non può essere elusa, dal momento che un assessore della Regione Lombardia parrebbe avere scritto ai dirigenti delle scuole lombarde per segnalare alcuni vantaggi nell’organizzare le visitare all’EXPO nel mese di maggio, annoverando tra i benefici uno sconto sull’Happy Meal di McDonald’s (50%) comprensivo di dessert. (Notizia pubblicata da Matteo Pucciarelli, Repubblica.it del 30 aprile 2015)

Sulla “convenienza” di quel menù si sofferma la mia attenzione. 

A mio modo di vedere questa scorciatoia per incrementare le affluenze è un’aberrante PERVERSIONE, in disprezzo dell’istituzione scolastica, che fa trasparire un pensiero molto debole su vari piani e che va a contrastare attivamente quella curiosità che l’EXPO dichiara di voler soddisfare, suggerendo di preferire la più grande multinazionale -ben nota ai più- alle esperienze culinarie che per la maggior parte dei bambini non saranno ripetibili: alla faccia della pluralità, della sostenibilità, dell’educazione alimentare e della coerenza!

Per “educare” serve un villaggio (quanto grande o piccolo è un altro grande tema) e una scuola riconosciuta fattivamente per l’istituzione di prioritaria importanza quale è!

Troppo spesso la scuola è in cima agli interessi di coloro che ambiscono a influenzare il “target” potenziale rappresentato dalla popolazione scolastica, anzichè in vetta alle priorità del governo di turno!

Per rendere possibile un cambiamento servono fatti non parole! A partire dalle scelte su cosa far mangiare ai bambini in visita all”EXPO, a partire dalla partecipazione allo sciopero del 5 maggio … per una scuola capace di porre al centro le funzioni maieutiche e culturali che le sono proprie, con tutte le risorse che le sono necessarie, senza abborracciamenti e scorciatoie.

Una scuola capace di proporsi come luogo di vita amabile, formativo, civile. Fuori dalle logiche aziendali, che tristemente pervadono anche il sistema di valutazione, a grave danno delle funzioni di accompagnamento alla realizzazione di sé di ogni alunno, dal primo all’ultimo. “Soprattutto” dell’ultimo bambino e ragazzo, che deve essere in cima ai pensieri di una società civile impegnata, con ogni sua intelligenza democratica, a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla sua piena realizzazione.