relazioni e “tempo reale”

zombie

Goffredo Fofi, Armin Greder, Italia dalla A alla Z, orecchio acerbo (in libreria dall’8 ottobre)

Che io sappia nessuna ha ancora studiato con l’attenzione che meritano le conseguenze sull’amore prodotte dall’uso costante dei telefonini, per cui ciascuno deve essere costantemente reperibile e contattabile.
Dal mio piccolo e parziale osservatorio posso solo notare che i bambini non hanno più diritto e la possibilità di vivere un’esperienza individuale, misurando in solitudine le proprie forze. Se partono per una gita, anche di poche ore, i genitori pretendono continuamente che siano a portata di voce. E naturalmente i bambini rispondono in egual misura a questo bisogno e, se provano un momentaneo mal di pancia, sono tristi per un momento di nostalgia o avvistano d’un tratto una volpe in un parco naturale, non resistono e devono istantaneamente chiamare la mamma.
So bene di essere un uomo del secolo passato, ma sono convinto che l’interiorità, per dilatarsi ed espandersi in un ampio respiro ha biogno di tempo. Se io vedo qualcosa che mi stupiscee immediatamente ho l’impulso di comunicare ciò che sento e posso fare, perché ho a portata di mano uno strumento che mi permette di condividere sin dal primo impatto ciò che mi accade, non oriento verso l’interno la sensazione e il sentimento che è appena nato in me. O, perlomeno, lo faccio in un modo molto diverso da come lo farei, se mi trovassi nell’impossibilità di comunicare alcunché. Ma per entrare dentro di noi visioni e accadimenti hanno bisogno di  trovare una porta e mutare la loro forma. Devono avere il tempo di  per tradursi in qualcosa che solo io posso intendere, che proprio io intendo così. Ed è un’esperieza più accidentata e complessa del digitare un numero e parlare.
Alcune rilevazioni sostengono che i bambini oggi leggono più velocemente di alcun anni fa, ma comprendono meno il contenuto di ciò che è scritto. La mia sensazione è che per molti aspetti si cresca più veloci ma meno attenti, meno capaci di fare proprio ciò che ci tocca.
Forse per questo mi ha sempre fatto ridere l’espressione in tempo reale, che racchiude uno dei miti del presente. Cos’è il tempo reale?  Quello della sincronicità? Del sapere che ascolto e vedo proprio adesso ciò che sta accadendo in un’altra parte del mondo o nella testa di un mio amico collegato in rete?
Ma reale non è piuttosto il tempo in cui le cose trovano spazio dentro di noi, con l’imprevedibile e curiosa serie di connessioni che innescano, al di là di ogni nostra volontà?

(Franco Lorenzoni, I bambini pensano grande, Sellerio, 2014)

Sorridevo leggendo, da mamma e da professionista che incontra molti genitori, le parole del “maestro” Franco Lorenzoni perchè da alcuni anni assisto, in disparte, a un giro di sms, chattate, WhatsAppate tra insegnanti e genitori, per raccontarsi in tempo reale l’andamento di una gita scolastica.
Quali migliorie introduce nella vita di un bambino e della comunità il fatto che i genitori sappiano se la classe sta viaggiando, se invece è già arrivata a destinazione, se sta -in quel determinato momento- pranzando al sacco o se invece è in procinto di entrare in un museo?

Fatico a cogliere il valore aggiunto di tali cinguettii, invece con facilità individuo effetti collaterali depauperanti, come il furto, ai danni dei bambini, della possibilità di raccontare -o tenersi per sé- momenti di vita vissuti. Del resto, capita spesso che qualcuno, bambino o adulto, pieno di entusiasmo per un accadimento, raccontandolo venga interrotto dall’interlocutore che “sa già!”.
La domanda è: cosa sa? Chi gliel’ha detto, e come? ma soprattutto: a che pro?

Molte relazioni nell’epoca dello smatphone sono approssimative, avanzano attraverso scambi sintetici-prevedibili-codificati, che inibiscono una com-prensione: apparentemente tutti sanno già tutto, ogni cosa è già rimbalzata di mano in mano tramite smartphone … e i vissuti originali di ciascuno devono intrecciarsi con ricostruzioni ad opera di chi non c’era. Alla fine uno spazio prezioso come quello destinato all’incontro viene occupato da tanta fuffa.

La comunicazione sintetica e simultanea sta al dialogo,
come l’emozione sta al sentimento,
come lo storytelling sta alla narrazione.

O no?

[Con immagini e testi del bellissimo libro di Goffredo Fofi e Armin Greder, Italia dalla A alla Z, orecchio acerbo, in libreria dall’8 ottobre, tornerò a dialogare molto presto. Prestissimo.]