oltre il cinismo: costruire realtà desiderabili

barbarie

Goffredo Fofi, Armin Greder, ITALIA A-Z, Orecchio acerbo, 2015

Seguo l’intreccio di sguardi che anima questo affresco a quattro mani, dipinto dall’italianissimo Goffredo Fofi e dal cittadino di tanti paesi Armin Greder, che attualmente vive in Perù: mi sento chiamata in causa, invitata al dialogo.
Italia dalla A alla Z
è un libro parlante, severo, puntuale, ma nella sua composta autorevolezza è accogliente, di più, è un invito ad agire. Tra i tanti problemi che evidenzia, quello originario sembra essere la polverizzazione del senso civico, intimamente connessa al pensiero corto ed autocentrato, ma anche al predominio delle emozioni sui sentimenti.
Fare educazione civica dando l’esempio, favorire l’esercizio del pensiero e dello sguardo, sembrano le risposte che questo lavoro invoca

ciao

Goffredo Fofi, Armin Greder, ITALIA A-Z, Orecchio acerbo, 2015

L’abbecedario italiano di Armin Greder è veritiero e, purtroppo, malinconico. La curiosità resta, per le specificità nazionali di cui ormai abbiamo poco da inorgoglirci, ma l’impressione è di un disordine e di una chiassosità che nascondono cupezza, insicurezza latente, e diffusa volgarità. Una coltre di disagio, mal nascosta da una nuova rozzezza, da un esibizionismo che, nei più deboli, può sfociare nella nevrosi perché nasconde il dubbio e la solitudine, la diffidenza verso tutto e verso tutti.
L’ironia di Greder è a volte lieve e perfino affettuosa ma più spesso è pungente e perfino sferzante, e ha sempre un fondo di amarezza che ne dimostra la sua non-estraneità, il suo coinvolgimento. È la dimostrazione di un amore deluso, una delusione che non è solo sua, che è di tanti di noi. Ma è anche un invito a reagire, a cercare ancora una positiva diversità, nel ricordo del meglio che siamo stati e pur nelle pesantissime difficoltà del presente, di fronte a forze sovrastanti che ci spingono nella direzione nell’accettazione, della passività, dello stordimento, della correità.
Se è così che ci vede uno straniero acuto ed esigente, sta a noi operare per dimostrargli che non tutti siamo così. A chi, dopo la caduta del fascismo, gli diceva che “gli italiani sono fatti così”, Gaetano Salvemini replicava irritato più o meno con queste parole: “il sillogismo non regge: io sono italiano, e non sono fatto così”.

eroismo

Goffredo Fofi, Armin Greder, ITALIA A-Z, Orecchio acerbo, 2015

Per rimettere in piedi una visione condivisa di comunità occore contrastare l’assottigliamento dello spirito di appartenenza, della solidarietà, della curiosità e della fame di bellezza ed equità; non si può negare ai giovani di pensare un futuro desiderabile, come tenacemente evidenzia  Stefano Laffi, sociologo e fondatore di Codici Ricerche che così risponde quando gli chiedo di raccontarci i giovani:

giornalista

Goffredo Fofi, Armin Greder, ITALIA A-Z, Orecchio acerbo, 2015

Sappiamo dalla letteratura di ricerca e da tante esperienze che l’ambiente inteso in senso ampio forma e deforma, prima e a volte più dell’educazione. Lo aveva dichiarato già il Pasolini delle Lettere luterane e lo vediamo anche oggi, gli oggetti educano prima dei genitori, così il degrado di un luogo può smentire qualunque lezione si voglia dare sulla bellezza e sull’arte, il non verbale delle cose e a volte delle persone lancia messaggi potentissimi a chi sta costruendo un’idea del mondo, su cosa farci e quale ruolo avere. Ci sono per esempio prove del legame fra degrado e violenza, l’incuria nelle cose genera una riduzione dell’empatia. Credo non sia un caso che fra i bambini e i ragazzi ci sia oggi ad esempio una sensibilità alla natura molto alta (e molto meno una fiducia nelle istituzioni, negli adulti al potere) perché biologicamente sentono un legame col “vitale” che da adulti si rischia di perdere, perché non si può crescere nella prospettiva di una fine del mondo.
Ma penso quell’ambiente anche come linguaggio, come narrazione nella quale ci si trova inscritti, al di là delle parole che ci si sente rivolgere da genitori, insegnanti ecc. In sostanza, in quale “romanzo di formazione” si sono ritrovate le ultime generazioni? Ecco, nella prospettiva di chi deve crescere, prefigurare orizzonti e compiere scelte di vita questi sono stati anni micidiali, sotto l’ipoteca della parola “crisi” e della retorica di una “generazione senza futuro”. E loro, come hanno reagito? A me colpisce che più di ogni altro siano stati gli studenti in questi anni a scendere in piazza per difendere la scuola e l’università, quasi a ricordarci che non si può smantellare qualcosa quando c’è ancora dentro qualcuno, e istituzioni un tempo viste come “repressive” proprio dalle manifestazioni studentesche oggi siano in quegli stessi luoghi protette e difese, nella consapevolezza o nella speranza che l’istruzione sia certamente una cosa utile anche per affrontare l’ignoto.

supermercato

Goffredo Fofi, Armin Greder, ITALIA A-Z, Orecchio acerbo, 2015

Così il loro romanzo di formazione i ragazzi se lo stanno scrivendo da soli, non avendone ricevuto nessuno in eredità, che possa esser percorso. In fondo cos’è quel flusso di scrittura e scambio costante fra pari che avviene nelle chat dei social network se non una verifica costante del proprio esserci, esistere e sopravvivere alla catastrofe, trovare comunque una felicità possibile contro una narrazione che li vorrebbe sfortunati per un destino senza lavoro e senza soldi? Così come credo che una certa diffidenza o indifferenza alle parole degli adulti – a casa, a scuola, nei luoghi della politica, ecc. – i ragazzi l’abbiano sviluppata proprio per l’incoerenza dei comportamenti poi osservati, per la frequenza delle smentite, per l’evidenza di quanto poco la politica sia la cura della cosa pubblica, l’istituzione il luogo della moralità, ecc. Per parlare ad un ragazzo e averne l’attenzione oggi serve non solo ripristinare condotte morali decenti, ma entrare in dialogo con quello che l’antropologo Appadurai chiamerebbe il loro capitale di aspirazione, cioè quel desiderio che in fondo ci accomuna di un mondo migliore, in virtù della nostra azione.

Di Stefano Laffi torno a segnalare La congiura contro i giovani. Crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni (Feltrinelli, 2014) e il blog laffingtonpost.redattoresociale.it/; resto in attesa del prossimo libro in uscita con Feltrinelli, sul quale non svelo nulla, preferendo invitarlo ancora raccontarcelo lui personalmente.

[Su alcuni di questi temi avevo già dialogato con Armin Greder e Stefano Laffi in Cosa farai da grande? Immaginarsi il futuro nell’epoca della crisi]