Osservazione e regia educativa nel gioco con la sabbia

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Spazio per il gioco della sabbia, Family Care, 2015, Brescia

[articolo scritto a quattro mani con Alice Gregori, psicomotricista e presidentessa dell’Associazione Emmi’s Care]

L’osservazione rappresenta” lo strumento” principe per conoscere e comprendere l’altro, per dosare e calibrare le proprie azioni, per accogliere al meglio i bisogni, anche quelli non espressi. Quando osserviamo un bambino, stiamo prestando attenzione a ciò che gli piace, dispiace, gli interessi, le curiosità, insicurezze; tutto ciò presuppone un atteggiamento rispettoso, non invasivo, capace di comunicare sicurezza e fiducia, quindi un allenamento dello sguardo, ancor più necessario per i professionisti.

Le informazioni raccolte grazie ad un’accurata osservazione, permettono al professionista di rispondere ai bisogni del bambino, o di più bambini, attraverso una regia costante dell’ ambiente, delle proposte di gioco, delle cure e delle diverse modalità di relazione.

La pediatra Emmi Pikler, grazie all’osservazione in contesti familiari, ospedalieri e istituzionali, comprese che ogni bambino, se lasciato fin dalla nascita in posizione steso sulla schiena -la parte del corpo più ampia, naturalmente capace di favore una condizione di equilibrio stabile- sarà portato, più avanti, a mettersi sul fianco, poi sulla pancia, fino ad arrivare a stare in piedi e compiere i suoi primi passi -a patto che si senta sostenuto da una relazione di fiducia e da un’ambiente favorevole, rispettoso del suo sviluppo naturale.

In psicomotricità, come in educazione, l’osservazione non è solo uno strumento per monitorare lo sviluppo del bambino o per misurarne qualità e velocità, tutt’altro, è la base su cui si fonda ogni azione dello psicomotricista, dell’educatore, del pedagogista: la lettura del movimento, dell’azione e dell’emozione che lo accompagnano, permettono la conduzione di una regia continua e mai statica di ambiente, azioni e relazioni.

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Spazio per il gioco della sabbia, Family Care, 2015, Brescia

Dopo aver assistito Ute Strub durante la sua settimana romana, ospite del Centro Nascita Montessori (esperienza di cui ho scritto qui, qui, qui) ho avviato un percorso per approfondire quanto da lei appreso e- ormai da due anni, insieme ad Alice Gregori (che scrive questo articolo scritto a quattro mani con me) stiamo sperimentando la sabbia in disparati contesti: nidi, ambienti a cui accedono numerose famiglie -come in occasione della seconda edizione di Family Care, spazi mamma-bambino; è nostro proposito proporlo anche in biblioteche dotate di uno spazio adeguato e in comunità educative e di accoglienza (contattateci se interessati a collaborare).

Oggi presentiamo un’esperienza condotta da Alice in occasione di un incarico condiviso con due psicoterapeute: il progetto aveva come focus la relazione madre-bambino ed era stato attivato all’interno di un quartiere con una situazione di marginalità sociale e alto tasso di immigrazione, caratterizzato da bassa frequenza dei servizi per l’infanzia.
Hanno frequentato lo spazio mamme e bambini provenienti da paesi diversi, i bambini avevano un’età compresa tra 7 mesi e 4 anni, nessuno parlava italiano, alcuni lo comprendevano; nessun bambino aveva mai frequentato un nido o in uno spazio simile. All’interno del luogo predisposto per accogliere i bambini, dopo alcuni incontri, in uno angolo della sala, Alice ha allestito uno spazio, completamente dedicato al gioco con la sabbia.

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Spazio per il gioco della sabbia, Family Care, 2015, Brescia

Spettacolarmente tutti i bambini si sono subito interessati allo spazio: nella sala si è creato un clima sereno, disteso, pieno di concentrazione. Bambini di diverse età, contemporaneamente, giocavano nello stesso spazio, condividendo e scambiandosi materiali.
Il contatto, la vista, il suono della sabbia favoriscono il rilassamento del il tono muscolare, il respiro rallenta, i movimenti veloci e meccanici divengono fluidi e armoniosi e ogni bambino può scegliere se voler ritrovare un’esperienza conosciuta o vivere un’esperienza diversa, ogni volta.

Grazie alle prime osservazioni Alice ha potuto cogliere tutti gli elementi per predisporre lo spazio per la sabbia nei successivi incontri, in modo da favorire la ricerca delle risposte alle diverse curiosità, interessi e ricerche da parte dei bambini – e lo ha fatto giocando su dimensioni e  numero dei contenitori della sabbia, peso e grandezza degli oggetti per il gioco, materiali da mettere a disposizione e quali eliminare.

Nel gioco con la sabbia il bambino investe tutte le sue componenti: usa ogni millimetro del suo corpo per spostarsi, per manovrare gli oggetti, per testare la sabbia con mani, con i piedi, con le braccia, o le ginocchia; accende la sua mente per studiare, indagare, fare ricerche scientifiche ed esperimenti, compie operazioni matematiche complesse, attraverso travasi, colature, passaggi; vive autonomamente le sue emozioni, si stupisce, si diverte e si riempie di piacere continuo. Decide lui cosa fare, come farlo, quando iniziare e quando finire, se rimanere ad osservare cascate di sabbia colare da un imbuto, tenuto da un’ altro bambino o se raccogliere con un cucchiaino piccolissimo, secchi di sabbia.

L’adulto ha il compito di osservare, di curare lo spazio, di scegliere i materiali, di sostenere le sue conquiste.

Nella condivisione in équipe delle osservazioni raccolte dalle psicoterapeute sono emerse positive ripercussioni anche nella relazione mamma -bambino; le madri hanno raccontato di essere molto stupite dell’attenzione e della concentrazione mantenute dai loro bambini durante il gioco con la sabbia, li hanno osservati, hanno dimostrato loro di essere contente delle loro azioni e nonostante le enormi differenze culturali, hanno condiviso momenti di gioco con bambini e altre mamme, potendo rinunciare al linguaggio verbale, senza sentirne la mancanza.

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Spazio per il gioco della sabbia, Family Care, 2015, Brescia

Sono al via alcuni percorsi che ci consentiranno di approfondire ulteriormente il nostro studio, in particolar modo stiamo collaborando con enti e privati in Piemonte e Lombardia -torneremo certamnete a documentare l’evoluzione del nostro lavoro.

Per chi fosse interessato a partecipare ai nostri seminari, alcune date in calendario alle quali è ancora possibile iscriversi:

Brescia, 14-15 novembre 2015

Milano, 6-7 febbraio 2016