Paperino contro Allende: tra utopia e distopia

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Qui: Svegliati, zio Paperino.
Quo: Davvero… quel tipo così simpatico non sembrava un ladro di gioielli.
Paperino: Non sempre la gente è quello che sembra.

(Disneylandia, n. 452, pag.7)

Il critico letterario Ariel Dorfman  e il sociologo Armand Mattelart scrissero Come leggere Paperino (Feltrinelli, 1971) quando Allende era al potere. Questo libro è la risposta a un ampio dibattito in cui gli intellettuali cileni marxisti si interrogavano sull’influenza americana: i fumetti Disney divennero un simbolo che divideva chi li considerava una “innocente buona lettura di intrattenimento” e gli oppositori.

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Dorfman  e Mattelart analizzarono pionieristicamente il mondo Disney, con una lente fortemente ideologica che aveva il dichiarato intento di svelarne la “propaganda” borghese. I toni e la foga delle argomentazioni marxiste, sebbene datate, non sono scevri da un’acutezza che merita attenzione, sia per gli spunti che offre alla riflessione intorno al rapporto di autonomia-dipendenza tra letteratura ed etica, sia in riferimento ai temi a cui pongono attenzione.

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Dorfan e Mattelart evidenziano che, stando a quanto si legge nell’incipit di molti fumetti, le città di Paperino e Topolino sono sempre “tranquille”, tutto “scorre serenamente” ma:

i personaggi sono pervasi dalla frenesia di ottenere denaro. Utilizzando le tanto manipolate immagini infantili, Disneylandia è il carosello del consumo. Il denaro è il fine ultimo a cui tendono i personaggi perché riesce a concentrare in sé tutte le qualità di quel mondo. Per cominciare, è ovvio, la sua capacità di acquistare tutto. In questo tutto si comprende la sicurezza, il riposo (le vacanze e l’ozio), la possibilità di viaggiare, il prestito, l’affetto degli altri, il potere autoritario di comando, il piacere di soddisfarsi con una donna,e il divertimento. (p. 99)

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Il rapporto genitori-figli non trova cittadinanza:

E’ un universo di zii-nonni, zii, nipoti, cugini, e anche il rapporto maschio-femmina è un eterno fidanzamento. Paperon de’ Paperoni è lo zio di Paperino, nonna Papera è la zia di Paperino, Paperino a sua volta è lo zio di Qui, Quo, Qua. L’altro parente immediato è il cugino Gastone, che non è assolutamente figlio di Paperone o nonna Papera.(…) In questa genealogia c’è una manifesta preferenza per il settore maschile a scapito di quello femminile. Le donne sono nubili, con l’unica eccezione di Nonna Papera presupposta vedova, senza che le sia morto il marito (…) Dato che queste donne non sono molto affettuose, e non si legano matrimonialmente, quelli del settore maschile sono per forza, e per l’eternità, celibi. Ma non solitari: anch’essi sono accompagnati da nipoti, che vanno e vengono. (…) In questa desolazione di clan familiari, di coppie di solitari, dove impera l’arcaica proibizione della tribù di sposarsi all’interna di essa, dove ognuno ha la sua casa ma mai un focolare, è stata abolita ogni traccia di progenitore, maschile o femminile.(…) Non bisogna pensare che l’assenza fisica del padre elimini automaticamente la presenza del potere paterno. Al contrario, la struttura dei rapporti fra i personaggi è molto più verticale e autoritaria di quella che si potrebbe trovare nella casa più tirannica della terra dei lettori, dove la convivenza, l’amore, la madre, i fratelli, la solidarietà rendono degno e piacevole il rapporto autoritario e il rispetto degli ordini, e dove inoltre ci sono alternative di crescita e di costante ridefinizione in concomitanza col sorgere di un mondo, al di fuori della famiglia, che premia, critica e chiama. Per colmo, dato che è lo zio a esercitare questa  facoltà, il potere diventa arbitrario. (pp. 24-28)

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Proseguendo nell’analisi delle relazioni familiari, gli autori arrivano a concludere:

Risulta allora infondata e intenzionale l’accusa che attaccare il mondo Disney significa rompere l’armonia  familiare: Disney è il peggior nemico della collaborazione naturale fra padri e figli.
Ogni personaggio è da una parte o dall’altra della linea di demarcazione del potere. Quelli che stanno sotto devono essere obbedienti, sottomessi, disciplinati, e accettare con rispetto e umiltà gli ordini di superiori. Quelli che stanno sopra esercitano la coercizione costante: minacce, repressione fisica e morale, dominio economico (disponibilità dei mezzi e sussistenza). Tuttavia, anche tra il nullatenente e il potente c’è un rapporto meno aggressivo: l’autoritario consegna patenalisticamente doni ai suoi vassalli. E’ un mondo di costante sfruttamento e beneficienza. (Il club femminile di Paperopoli realizza sempre opere sociali). La carità viene ricevuta dal destinatario con entusiasmo: egli consuma, riceve, accetta passivamente tutto ciò che può mendicare.
Il mondo Disney è un orfanotrofio del XIX secolo. Ma non esiste un “di fuori”: gli orfani non hanno dove fuggire. Malgradi i loro innumerevoli spostamenti geografici, i viaggi in tutti i continenti e la mobilità pazzesca, i personaggi sono invariabilmente  contenuti -cioè ritornano sempre- entro le stesse strutture di potere. L’elasticità dello spazio fisico copre la realtà carceraria dei rapporti fra i personaggi. Essere più vecchio o più ricco o più bello dà immediatamente il diritto a comandare i meno “fortunati”. Questi ultimi accettano questa soggezione come naturale, passano le giornate a lamentarsi degli altri e della loro schiavizzazione, ma sono incapaci di ribellarsi agli ordini, per insani che siano. (pp. 31-32)

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I due studiosi individuano nel Manuale delle Giovani Marmotte

il compendio enciclopedico della sapienza tradizionale. Contiene una risposta per ogni spazio, ogni epoca, ogni dato, ogni comportammeto, ogni abilità tecnica. Basta eseguire le istruzioni di questo sapere in scatola per uscire da qualunque difficolà. E’ il cumulo delle convenzioni che permette al bambino di controllare il futuro, e di bloccarlo perché non cambi rispetto al passato, perché tutto sia necessariamente ripetitivo. (…) In questo rigido catechismo tutto è già stato scritto: bisogna solo metterlo in pratica e continuare a leggerlo.

Ma non c’è nulla che sfugga a questa incessante metafora? Non c’è nulla che permetta di mettersi ai margini di questa lotta per la subordinazione verticale o per la propaganda ossessiva dello stesso sistema?
Si che c’è. C’è un’orizzontalità in questo mondo, e non viene mai dimenticata. E’ quella che esiste tra individui che hanno la stessa condizione e lo stesso potere,  e quindi non possono essere dominati né dominanti. L’unica cosa che resta loro- dato che la solidarietà tra simili è proibita- è competere. (p.37)

La donna non viene mai contestata perché

svolge alla perfezione il suo ruolo di umile serva (subordinata all’uomo) e di reginetta di bellezza sempre corteggiata (subordinatrice del pretendente). L’unico potere che le si concede è la tradizionale seduzione, che viene solo sotto forma di civetteria. Non può spingersi oltre perhè allora abbandonerebbe il suo ruolo domestico e passivo. Ci sono donne che infrangono questo codice della femminilità, ma si caratterizzano per essere alleate con le potenze oscure e malefiche. La strega Amelia è l’antagonista tipica, ma neppure lei manca delle sue tipiche aspirazioni della “natura” femminile. Alla donna sono concesse solo due alternative (che non sono poi tali): essere Biancaneve o essere la Strega, la donnina di casa o la matrigna perversa. Bisogna scegliere tra due tipi di manicaretti: l’intingolo failiare o l’intruglio magico. E cucinano sempre per l’uomo, il loro fine ultimo è accalappiarlo, in un modo o nell’altro.
Se non è strega non si preoccupi signora: potrà sempre impegnarsi in professioni ascritte alla “natura femminile”: modista, segretaria, arredatrice, infermiera, fiorista, vendirice di profumi, cameriera. E se il lavoro non le piace, può essere la presidentessa del locale club di beneficienza.
In ogni modo, le resta l’eterna civetteria, che unisce tutte queste donne con lo stesso filo, compresa Nonna papera e Maga Magò.

Concludo svelando che gli autori smascherano Paperino e gli altri, che ambiscono alla fotografia sul giornale o alla statua in città per essere “riconosciuti”, per avere successo, per esistere!

Su meriti e demeriti di Disney molto altri hanno avuto da dire e molti ancora lo faranno. Questo è un pezzo di dibattito che non può essere trascurato.

E’ dietro indicazione di Gabriella Marinaccio, bibliotecaria specializzata in letteratura per bambini e ragazzi, che del RAF (Fondo storico ragazzi) si prende cura, che ho rivolto la mia attenzione a Come leggere Paperino (Feltrinelli, 1971). Gabriella mi ha segnalato che Roberto Denti vi faceva spesso riferimento.