alimentare fuoco, coltivare ascolto, animare relazioni

Dal mio taccuino di viaggio, alla volta di Cesena, per conoscere la realtà di Puerilia, giornate di puericultura teatrale:

Puerilia è il nome di giornate teatrali rivolte ai bambini, agli adolescenti, ai ragazzi e a chi sta loro vicino. Negli spazi del Teatro Comandini e della Biblioteca Malatestiana di Cesena, ogni anno, a primavera, accadono laboratori e corsi per chi è interessato alla relazione tra arte e scuola – attori, insegnanti di ogni ordine e grado, adolescenti e studenti universitari; dialoghi con pensatori, maestri e artisti; spettacoli per bambini e adulti, e pubblicazioni di libri dedicati alla relazione tra infanzia e teatro. Puerilia escogita una conoscenza, resa possibile dal gioco che gli attori e i bambini praticano: quello del fare, le cui regole non possono essere ricondotte alle strutture del mondo esistente, ma attuano un nuovo modo di ordinare e scoprire ciò che si conosce.

Fuoco è la parola che Chiara Guidi, con il suo sguardo, mi sprona a risignificare, ancora e ancora:

quando parlo di fuoco non penso alla passione, ma all’ostinato, al metodico, alla cultura che diventa vertiginosa quando vai a toccare quel punto, che cambia pur non cambiando. Sento nel fuoco ciò che è ostinato, freddo.

Forse occorre uno sfondamento spirituale della conoscenza, quello spirituale che anima il fuoco, per guidare il nostro interrogarci sulla vita, sulla morte, sulla paura, … Se non parto da un’intimo, dal soffio dello spirito che parla dietro la poesia, capace di farmi incontrare la parola, anche quella che non è espressa, non incontro il fuoco. Occorre riabilitare la parola spirito.

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Chiara Guidi, Alice Keller, Nella terra dei lombrichi, Puerilia edizioni, 2016

La terra dei lombrichi. Una tragedia per bambini   è stata concepita all’interno di Puerilia come esperienza teatrale che si rivolge a bambini, insegnanti e attori. Gli adulti preparano il terreno di gioco, tenendo conto che l’arrivo dei bambini sulla scena determinerà la vera relazione tra le cose, rivelandone i punti di crisi, secondo il metodo errante, che si interroga di continuo e muta nel suo farsi, fitto di relazioni.

Puerilia quest’anno ha voluto tre voci a dialogare sul palco con Chiara Guidi:
– Stefano Laffi, sul tema Giovani senza cittadinanza (8 aprile)
– Goffredo Fofi e Fausta Orecchio, Un signore maturo con un orecchio acerbo (28 aprile).
Ho assistito al primo incontro, ve ne ripropongo alcuni stralci:

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Chiara Guidi e Stefano Laffi, presso la Biblioteca Malatestiana dialogano sul tema “Giovani senza cittadinanza”

Invitato a presentare la realtà di Codici, l’agenzia di ricerca sociale che ha co-fondato 10 anni fa, Laffi riporta che lui e i suoi soci entrano in relazione con i protagonisti di quelle situazioni in cui gli equilibri sono rotti, dovendo quindi ogni volta studiare nuove situazioni, ipotizzare strategie risolutive

oggi non si può più vivere di rendita su uno studio, come avveniva fino a qualche tempo fa,  anche perché è cambiato il paradigma: prima gli operatori erano chiamati ad agire con\su colui che non stava alle regole, oggi invece è evidente che occorre cambiare il contesto, i ragazzi ci chiedono di cambiare le cose intorno, anchè perchè gli adulti non sono più nella condizione di trasferire insegnamenti sulla base di norme che loro stessi non riescono più in grado di tutelare (vedi art. 1 della Costituzione). Questo stato di fatto cambia necessariamente la strumentazione di un sociologo: i libri sono appunti di un viaggio, l’ingaggio con la realtà è molto forte, occorre ripensare pratiche capaci di contemplare la raccolta dei saperi di tutti gli interlocutori.

Laffi racconta che un ragazzo fuoriuscito dal mondo della scuola e non entrato in quello del lavoro (una rappresentazione dell’umanità riassunta statisticamente in un’espressione breve: neet) gli ha detto

ho bisogno di un luogo in cui aver paura.

Facendosi portavoce dei ragazzi CODICI, dà visibilità alla loro richiesta di rispetto, che in primo luogo presuppone un “interesse a conoscerli”; i ragazzi si presentano per quello che sono e che sentono e non per quello che fanno, ma la società, a partire dalla scuola che prevede un appello per cognomi, non esprime interesse per cosa sentono e ostacola l’ascolto degli altri.
Ai ragazzi interessa raccontarsi e ascoltare le vite degli altri, anche dei professori.
I giovani sono chiamati a interrogarsi, devono poter conoscere loro stessi poiché tutto il resto cambia: in parte operano questa ricerca, ma in un mercato in cui ti è chiesto di presentarti e non di ricercare chi sei, la qualità di relazione che vivono ostacola la ricerca di sé.
Se la realtà è così evidentemente in trasformazione anche i saperi lo sono: i ragazzi si domandano cosa ci stiano a fare, nel mondo, se non possono darsi il piacere e la sfida di una conoscenza che è tutta in mano agli adulti. La frontiera della conoscenza è generata dalla domanda, non dalla rispostaIn viaggio tutti, noi e loro.

Chiara Guidi porta la sua esperienza

i ragazzi hanno bisogno di una relazione, nel teatro i bambini non hanno bisogno d’arte, cercano relazioni.
L’insegnante deve ogni volta reinventarsi un ruolo che sempre si rinnova nell’incontro: dalla trasmissione della sapienza alla redifinizione del ruolo in ogni relazione

ed è con questo convincimento che offre la possibilità di costruire percorsi condivisi tra insegnanti, artisti, genitori , in un percorso in cui la libertà di movimento genera invenzioni e domande – un percorso che sento molto affini alle motivazioni che mi ha portato a scrivere con Alice Gregori il manifesto di alleanze educative e di cura.

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Nell’estate del 2014 circa novecento ragazzi scout AGESCI hanno raccolto l’invito a scrivere una lettera anonima con il titolo “Quello che dovete sapere di me“. Codici, sotto la guida di Stefano Laffi, ha raccolto e analizzato le risposte,  selezionandone un campione rappresentativo, pubblicato poi in casa Feltrinelli e sugli scaffali da pochi giorni. Dal libro emerge che il futuro è un fatto culturale, la ma scuola ha messo a punto come trasmettere il passato, mentre il futuro, inteso come proiezioni, desideri, predizioni, non è presente come tema: come può dunque trovare cittadinanza in aula la gioventù che è tutto presente e futuro?
I sedicenni di oggi, che da sette anni sentono parlare di crisi, non sono stati abilitati al desiderio, alla speranza. Dobbiamo mettere in circolo parole diverse altrimenti neghiamo ai ragazzi di abitare il presente con l’eros che li caratterizza.

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Stefano Laffi (a cura di), Quello che dovete sapere di me. la parola ai ragazzi, Feltrinelli, 2016

Il libro Quello che dovete sapere di me intende togliere la parola agli esperti per restituirla ai ragazzi:

Fuori cosa c’è? Fuori dalla routine quotidiana a cosa possiamo aggrapparci? Confusione, corruzione, leccaculo, crisi economica, politici poco professionali, mafia, abusi edilizi e mille altre cose brutte. Che paura vivere in un mondo così! (…) Però (…) Mi rimbocco le maniche e agisco [f, 18 anni]

Io ho paura ogni giorno, e ogni giorno trovo un motivo per andare avanti, nonostante tutto. [m, 18 anni]

Il  tratto della mia vita che sto attraversando è particolarmente segnato da una profonda crisi economica e dei valori che sta travolgendo il mondo. (…) Ho paura del futuro, di quello che sarà il mio futuro e di quello che sarò io nel futuro.Riuscirò a mantenere una famiglia? Riuscirò a mantenere anche solo me stesso? E i miei progetti?I miei sogni? Riuscirò a creare qualcosa nella mia vita che mi faccia sentire realizzato? Come tutti voi, io sono qua perché ho un bisogno disperato di coraggio, il coraggio di andare avanti a testa alta ed essere più forte di ogni giornale che dice che la povertà è in aumento e come la povertà la disoccupazione, essere più forte dei telegiornali che ci informano che sempre più giovani sono senza lavoro e non fanno che ripeterci che non abbiamo futuro. Il futuro è nostro. E’ giunto il momento di prenderne il comando. Ci vuole solo tanto coraggio. [m, 16 anni]

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T., Lenain, O. Tallec, Bisognerà, Lapis, 2005

(…) e io mi ritrovo in bilico fra chi cerca di avere duemila amici su facebook, ma cinque nella vita reale, e chi preferisce rimanere chiuso in casa pur di evitae l’ipocrisia generale. Mi sento come se facessi parte di un altro mondo, dove i giudizi sono solo a posteriori ed è la realtà che conta, non internet, ma mi ritrovo a a dover limitare la mia personalità per non estraniarmi dalla società [f, 17 anni]

Spesso l’essere me stesso ha rischiato di diventare un limite per me, in particolare per il fatto di essere gay. [m, 20 anni]

(…) ho fiducia di diventare un’adulta dalla personalità compiuta e affascinante. prima, però, lasciatemi ancora tempo per capire meglio chi e come sono, cosa vorrei e cosa non vorrei [f, 16 anni]

Io voglio sfruttare le mie capacità per migliorare le nostre vite. L’arte è bellezza. Bellezza è poesia. E la poesia nell’ambiente è felicità [f, 16 ani]

Credo nelle sfumature e nelle seconde opportunità [f, 16 anni]

Una volta ho pensato di cambiare per qualcuno, per una ragazza, ero innamorata di lei ma io sono una donna (…) così finisci per essere visto come “diverso” (e niente diritti!) [f, 18 anni]

La mia passione per i computer, che utilizzavo per parecchie ore al giorno, ha fatto sì che il mio punto di riferimento divenisse internet anzichè i miei genitori, troppo impegnati nelle loro faccende da adulti. Le tante domande che la mia curiosità mi spingeva a farmi, infatti, trovavano risposta unicamente grazie a Google. [m, 20 anni]

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T., Lenain, O. Tallec, Bisognerà, Lapis, 2005

Vorrei un’Italia libera dall’evasione fiscale, dalla mafia, dalla corruzione, dalla mancanza di posti di lavoro, dall’omertà, dalla mania di perfezione, dai suoi confini, dalle discriminazioni e dal rifiuto di chi ci appare diverso [f, 17 anni]

Chiedeteci cosa pensiamo della politica e della fede, ascoltate le nostre canzoni che non hanno confini razziali, che spesso parlano di tematiche sociali importanti: forse scoprirete che non siamo come pensate. Forniteci la giusta educazioneal mondo, riformate programmi scolastici per darci una formazione che ci renda competetitivi nella ricerca e nel lavoro, offriteci […] la possibilità di essere credenti in modo consapevole e fuori dai dogmitismi, ma anche di essere non credenti e di non essere per questo esclusi dai gruppi di catechesi, come se la religione fosse solo per pochi. Liberate la politica, depuratela dalla corruzione e permetteteci di dire a testa alta che siamo italaini. Siate la nostra guida, perché è di una guida che abbiamo bisogno, perché finora ci siamo “fatti da noi” e non avete cercato di darci una mano.Siete ancora in tempo per riparare: aiutateci a liberare il nostro futuro. Il coraggio, quello ce lo mettiamo noi. [f, 18 anni]

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C.L. Candiani con A. Cipolla, Ma dove sono le parole? Le poesie scritte dai bambini delle periferie multietniche di milano nei seminari di una maestra speciale, Effigie edizioni, 2015

Mi piace chiudere con le parole di alcuni bambini che hanno partecipato ai laboratori condotti dalla poetessa russa, milanese di adozione, Chandra Livia Candiani, che  da circa dieci anni conduce laboratori di poesia nelle scuole delle periferie multietniche di Milano: le barriere linguistiche cedono il passo alle relazioni che  anima creando uno spazio di libertà e fiducia. Alla domanda di Andrea Cirolla, su chi fosseri i bambini che incontra, risponde

I bambini sono di otto, nove, dieci anni. Ci sono pochi italiani, sono perlopiù migranti che vengono dai paesi più diversi: Cina, Uruguay, Brasile, Panama, Perù, Colombia, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Filippine, Ucraina, Egitto, Siria, Ecuador, ecc. Alcuni sono appena arrivati, altri sono in Italia da  tempo, altri sono nati qui.

Lascio a loro la parola:

Il silenzio

Il silenzio è la pace nella guerra
dove le stelle luccicano nella notte
il silenzio è la luce che non frizza
quando i soldati sono felici
è quando il correre si trasforma in camminare
[Tito, otto anni, italiano]

 

Il silenzio

Il silenzio non è solo stare zitti
ma è la tua pace interiore
e sta nelle cose di tutti i giorni:

nella corsa di un bambino;
nel volo degli uccelli,
nella pioggia e nella neve
che cade libera e si posa delicatamente
come una ballerina nel sio spettacolo.

Questo è il silenzio, che vedere non si può,
ma tenerlo sì.
e devi solo trovarlo
perché il silenzio
sei tu.
[Melany, undici anni, peruviana]

 

 Il mio ritratto

il nove luglio nacque il rumore
che faceva molta confusione
con movimento e paura,
l’incertezza eccola qua
sono io.
[Luka, dieci anni, albanese]

 

Io e il mondo

Io definisco
il mio mondo
come due scuole:
l’asilo della luce
l’asilo della pioggia
il tempo passa lento
lento come l’aridità
del deserto.
Io trovo schizzi d’acqua
nel mio mondo:
Il vento regna nel mio cuore
e lo spirito nero
mi spinge nelle città
sotterranee.
L’uscita a questo mondo
è usare la relazione
la relazione tra l’uomo e il mondo
[Christian, dieci anni, filippino]

Chiudo con parole della poetessa che ben spiegano il nesso tra poesia e quell’educazione sentimentale e civica di cui tante voci reclamano con urgenza

C’è molta confusione tra emozione e sentimento. Il sentimento non è emozione, è una forma di conoscenza, è una percezione nuda e diretta di quello che ci sta di fronte, intorno, dentro. Il sentimento viene da fuori come da dentro, proprio come le parole. E a sentire s’impara. E s’impara a sentire. E’ conoscenza e c’è un addestramento. Dura tutta la vita. E ci accompagna, cambia, ci dice chi siamo, come stiamo e dove ci troviamo, nel mondo, nei paesaggi della terra e nei paesi dell’anima.
(C.L. Candiani con A. Cipolla, Ma dove sono le parole?, Effigie edizioni, 2015, pag. 104)

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T., Lenain, O. Tallec, Bisognerà, Lapis, 2005

Note: il testo dialoga con alcune ilustrazioni tratte dall’albo Bisognerà, di Thierry Lenain e Oliver Tallec, edito in Italia da Lapis nel 2005