La Cina è sempre meno lontana?

Documento acquisito-1

S. Joslin, ill. L. Wiesgard, Piccolo elefante va in Cina, Orecchio acerbo, 2016

La Cina come metafora di paese lontano e sconosciuto, quasi irraggiungibile, accompagna Piccolo Elefante e Mamma Elefante nell’incantevole storia di Sesyle Joslin e illustrata da Leonard Wiesgard Piccolo elefante va in Cina: una rappresentazione intelligente, elegante e lieve di una Normalità familiare che non è sempre scontata e che spesso è lacerata da rapporti conflittuali tra adulti e bambini. Ma non è di questo che desidero scrivere, oggi.

Documento acquisito-2

S. Joslin, ill. L. Wiesgard, Piccolo elefante va in Cina, Orecchio acerbo, 2016

Il racconto, datato 1963, tocca tanti temi, anche quello del mistero, leva di giochi avventurosi nei quali i bambini si immergono per esplorare le loro capacità in mondi altri, tra il noto e l’ignoto, tra espressioni di potenza in atto e fantasie.

Documento acquisito-3

S. Joslin, ill. L. Wiesgard, Piccolo elefante va in Cina, Orecchio acerbo, 2016

E proprio di una pedagogia dell’avventura si avvale Daniele Brigadoi Cologna (sinologo e docente di lingua cinese e di mass-media, istituzioni, storia e cultura della lingua cinese presso l’Università dell’Insubria a Como, nonché ricercatore e socio fondatore di CODICI)  nell’accompagnare i suoi studenti in Cina, per far vivere loro uno “shock culturale controllato” , di cui ha spiegato il senso nel libro Crescere Nonostante (per saperne di più: qui).

Documento acquisito-4

S. Joslin, ill. L. Wiesgard, Piccolo elefante va in Cina, Orecchio acerbo, 2016

Mamma Elefante insegna a Piccolo Elefante alcune parole “fondamentali” in cinese, fatto che la erige a eroina agli occhi del figlio. E poiché una recente pubblicazione, dalla grafica molto curata, è uscita in casa L’ippocampo: Chineasy, accendendo ulteriormente la mia curiosità, ho chiesto a Daniele Brigadoi Cologna come si debba approcciare lo studio della lingua cinese.
In sintesi mi ha risposto che un approccio mnemotecnico sconnesso da una analisi filologicamente attenta della costruzione dei caratteri difficilmente funziona se non è compendiato con testi capaci di introdurre alla lingua cinese nel suo complesso (non si tratta solo di memorizzare caratteri, anche se è fondamentale farlo).

Nella mia esperienza di docente (insegno da oltre dieci anni lingua cinese a studenti universitari), constato che un carattere lo si impara davvero solo se:

1) Questo carattere lo si comprende nella sua composizione grafematica – ovvero si è in grado di scomporlo nei suoi componenti fondamentali, individuandone le funzioni di indicatore semantico o fonetico, nonché i tratti fondamentali necessari per comporlo, nel loro ordine corretto. Sul piano della produzione attiva, l’allievo/a deve saper tracciare in modo corretto ciascun tratto e comporre in modo armonioso il carattere nel suo complesso. Deve conoscerne senza esitazione il radicale di riferimento, in modo da saperlo trovare rapidamente in un dizionario cartaceo.

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Shaolnan, ill. Noma Bar, Chineasy, L’ippocampo, 2016

2) Questo carattere lo si collega ad una PAROLA (generalmente bisillabica, dunque costituita da DUE caratteri) di uso comune, di cui si conosce perfettamente SIGNIFICATO, PRONUNCIA e USO più comune.

3) Questo carattere lo si collega ad una parola impiegata in una FRASE di uso comune, che si ricorda facilmente perché la si collega ad uno specifico CONTESTO di apprendimento.

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Shaolnan, ill. Noma Bar, Chineasy, L’ippocampo, 2016

4) Tale CARATTERE e la PAROLA o le PAROLE in cui più spesso compare le si inserisce in un insieme di FLASHCARD (carte per ripasso) che si ripassano regolarmente secondo i criteri della cosiddetta “ripetizione dilazionata” (Spaced Repetition System). Il modo più semplice di compiere questa operazione è di scaricare l’app PLECO (per Iphone o Android) sul proprio smartphone e attivare le Flashcards in funzione Spaced Repetition. Questo sistema è provato: funziona come nessun’altra cosa da me personalmente testata. Consente di ritenere in memoria fino al 90% dei caratteri/dei vocaboli appresi vita natural durante, purché ci si eserciti con regolarità secondo i dettami del sistema. Vuol dire dedicare circa 30 minuti al giorno a questa cosa. È pesante, ma funziona davvero.

Documento acquisito-7

Shaolnan, ill. Noma Bar, Chineasy, L’ippocampo, 2016

Visto che Daniele è chiamato Mr Google dai colleghi (parla\legge\scrive svariate lingue e discetta disinvoltamente su tutto lo scibile) sono propensa a credergli.

Grazie Daniele.