la pedagogia implicita degli oggetti

Documento acquisito-2

Georges Perec, L’infra-ordinario, Bollati Boringhieri, 1994

Lo scrittore francese Georges Perec (1936-1982) ne L’infra-ordinario invita il lettore ad accendersi domande sulla pedagogia implicita degli oggetti:

Interrogare quello che ci sembra talmente evidente da averne dimenticata l’origine. (…)
Ciò che dobbiamo interrogare sono i mattoni, il cemento, il vetro, le nostre maniere a tavola, i nostri utensili, i nostri strumenti, i nostri orari, i nostri ritmi. Interrogare ciò che sembra aver smesso per sempre di stupirci. Viviamo, certo, respiriamo, certo; camminiamo, apriamo porte, scendiamo scale, ci sediamo intorno a un tavolo per mangiare, ci corichiamo in un letto per dormire? Come? Dove? Quando? Perché?
(G.Perec, pp.13-14)

Documento acquisito-2

Kim Keum Bok, Ritagli di unghie (깎은 손톱 ), at|noonbooksedizioni, 2013

Concordo: interrogando gli oggetti, i ritmi, gli spazi, indaghiamo il mondo intorno, è così che visitando un nido si può capire come i bambini vivono gli ambienti e come gli educatori impostano il loro lavoro, nella stessa misura,  ciò avviene in tutti i servizi alla persona. Per questo, nel fare formazione, invito sempre i partecipanti ad andare alla scoperta dell’acqua calda, per risignificare le cose “scontate” e avvalorare quel benessere e quel malessere tanto evidente da rischiare di essere trascurato, per ripartire proprio da ciò che è “ovvio”.

Documento acquisito-1

Georges Perec, L’infra-ordinario, Bollati Boringhieri, 1994

I giornali parlano di tutto, tranne che del giornaliero. (…)
Quello che succede veramente, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov’è? Quello che succede ogni giorno, il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?

Interrogare l’abituale. Ma per l’appunto ci siamo abituati. Non lo interroghiamo, non ci interroga, non ci sembra costituire un problema, lo viviamo senza pensarci, come se non contenesse né domande né risposte, come se non trasformasse nessuna informazione. (…) Ma dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro corpo? Dov’è il nostro spazio?
Come parlare di queste “cose comuni”, o meglio, come braccarle, come stanarle, come liberarle dalle scorie nelle quali restano invischiate; come dar loro un senso, una lingua: che possono finalmente parlare di quello che è, di quel che siamo.
Forse si tratta di fondare finalmente la nostra propria antropologia: quella che parlerà di noi, che andrà cercando dentro di noi(…) Non più l’esotico ma l’endotico.  Interrogare quello che ci sembra talmente evidente da averne dimenticata l’origine. (G.Perec, pp.12-13)

Documento acquisito-1

A. Napolitano, S. Molinari, il Cosario, edizioni corsare, 2016

Nell’allestimento degli spazi sappiamo che è il “particolare” che conferisce unicità e valore, per questo dobbiamo stare attenti a velocizzare il reperimento di oggetti e complementi d’arredo, l’acquisto “facile” induce a privilegiare oggetti seriali, ponendo nuovi limiti: minor varietà, minor durata, scarsa personalizzazione, minor attenzione alle precipue esigenze dei destinatari.
In questi giorni, in cui tanti operatori sono impegnati a preparare nidi e servizi per il nuovo anno lavorativo, è importante tener conto di questa “banale” verità.

Documento acquisito-1

A. Napolitano, S. Molinari, il Cosario, edizioni corsare, 2016

Fate l’inventario delle vostre tasche, della vostra borsa  (p.14)

scrive Perec.

I servizi di dimensioni limitate possono più facilmente porre un pensiero specifico a ciascuna persona che lo vivrà, sia esso un bambino\a, un adulto, un persona anziana -e possono conseguentemente scegliere gli oggetti e la loro collocazione nello spazio a partire dalle persone per cui sono pensati. Più difficile, ma non impossibile, farlo nei servizi grandi e richiamo l’attenzione sul “più difficile” non impossibile, in ogni caso: doveroso.
Un modo per allestire spazi pensati come luoghi di vita (nido, scuola, casa di riposo, centro diurno, comunità di accoglienza, …) è chiedersi: cosa terrebbe nelle tasche e nella borsa la persona che vivrà questi spazi, se messo in condizioni di scegliere?

Lo splendido albo edito da edizioni corsare il Cosario ci permette di sbirciare nelle tasche di un bambino e nella sua scatola delle meraviglie:

Documento acquisito-3

A. Napolitano, S. Molinari, il Cosario, edizioni corsare, 2016

Dall’ordinario allo straordinario il salto che ci indica Perec è imponente:

Quel che ci parla, mi pare, è sempre l’avvenimento, l’insolito, lo straordinario: articoli in prima pagina su cinque colonne, titoli a lettere cubitali. I treni cominciano a esistere solo quando deragliano, e più morti ci sono fra i viaggiatori, più esistono; gli aerei hanno il diritto di esistere solo quando sono dirottati; le macchine hanno come unico destino quello di schiantarsi contro i platani (…) Nella precipitazione che abbiamo di misurare lo storico, il significativo, il rilevatore, non dimentichiamo però l’essenziale (G.Perec, pp.11-12)

Documento acquisito-3

Mijin Jung, ill. Sora Kim, 당신의 누구씨는 누구입니까 (tr. Hey, Mr Who) at|noonbooks, 2014

Questo articolo si pone in continuità con la ricerca sulla pedagogia implicita degli oggetti che viene condotta nell’ambito del circolo di Studi sorto intorno al Manifesto di Alleanze educative e di cura, che il 28 maggio, nell’ambito di Family Care, ha organizzato l’evento pubblico IL MONDO INTORNO: quali relazioni, azioni, oggetti per l’infanzia oggi? in cui il sociologo Stefano Laffi ha portato riflessioni sul tema, introducendo le riflessioni su Georges Perec che ho qui ripreso.

[l’immagine dell’intestazione è tratta dal libro si S. Hole, L’estate di Garman, Donzelli]