bambini al guinzaglio

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Quentin Blake, Clown, Red Fox, 1995

Il titolo potrebbe sembrare una provocazione tanto è assurda l’idea di mettere il guinzaglio ai bambini, ma purtroppo la verità è che sono tornati di moda, basta digitare su google “guinzaglio per bambini” per capirlo.
Ecco una selezione rappresentativa di ciò che è possibile acquistare con estrema facilità:

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Cosa proverei, mi chiedo, se fossi condotta al guinzaglio?

Invito ognuno a riflettere su cosa proverebbe in termini fisici e psicologici a essere trattenuto, tirato, strattonato, a sentire sul proprio corpo la pressione dettata da movimenti e forza non decisi autonomamente, ma subiti senza comprenderne le cause e tanto meno senza poterle prevedere, perchè questo accade quando si è condotti al guinzaglio: si subiscono scelte altrui che hanno un impatto sul proprio corpo, principalmente in termini di autodeterminazione ed equilibrio.
Il guinzaglio serve, è inutile giraci intorno, a quegli adulti che non percepiscono come bastevole la cornice offerta dal loro modo di interpretare il ruolo educativo: diventa necessario là dove si percepisce il bambino come un essere indomabile o impossibile da salvaguardare da una giungla di pericoli, se non azzerando ogni espressione di autodeterminazione in relazione alla mobilità.

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Quentin Blake, Clown, Red Fox, 1995

Sarebbe interessante indagare se esiste una correlazione tra limitazione dei movimenti imposta con l’uso del guinzaglio e povertà di un linguaggio con cui l’adulto si rivolge al bambino: immagino che il vocabolario sia piuttosto povero, che prevalgano espressioni imperative e\o denigratorie, che nel complesso esprima poca empatia.

A Manchester ad esempio, ho sentito una gentil signora finemente vestita, richiamare il bambino – che avrà avuto 3 anni- non meno di quindici (15) volte in 1 minuto: please! please! please! accompagnando una volta la parola con un gentile strattonamento, elegantemente accennato, che destabilizzava il bambino  spostandolo da dietro (!) quando lui aveva un piede sollevato da terra per avanzare di un passo, ovvero quando -leggi di fisica insegnano- il corpo, in movimento, non è in una condizione di equilibrio. Ecco che l’intervento maldestro dell’adulto crea le situazioni perché il bambino cada e urti qualcosa, facendosi male.

Ah il baricentro! Questo bistrattato punto di equilibrio che naturalmente tutela il bambino da posizioni azzardate governando la sensazione di sicurezza posturale, su cui prende corpo quella affettiva e cognitiva …

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Quentin Blake, Clown, Red Fox, 1995

Che idea di bambino ha l’adulto che lo manovra così?

E che idea di relazione può assimilare e fare propria il bambino che è trattato così dalle persone più importanti per lui? Si farà forse l’idea che se le persone che si prendono cura di lui si comportano così, questo è il miglior modo possibile per mostrare amore e rispetto alla persona amata?

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Quentin Blake, Clown, Red Fox, 1995

Quentin Blake, l’illustratore delle splendide tavole tratte dall’albo Clown, con cui dialogo in questo pezzo, mette in scena una rara sagacia nel denunciare questa follia, anche con un certo sarcasmo verso il rapporto fuorviante che gli adulti hanno con gli oggetti,  ridotti a mera merce, avulsi da ogni implicazione di altra natura; in particolare Blake si concentra sui pupazzi, sottolineando quanto gli adulti possano essere ciechi rispetto alle valenze affettive e simboliche dei peluches, trattati al pari di qualunque pezza sdrucita, o giocattolo rotto.

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Quentin Blake, Clown, Red Fox, 1995

Torniamo al guinzaglio:

privare i bambini della possibilità di muoversi liberamente, fin dai primi giorni di vita, significa rubare loro la possibilità di imparare a conoscere il proprio corpo e le posizioni sicure. Le osservazioni pluridecennali della pediatra Emmi Pikler e gli studi dello psicologo e pedagogista francese Henri Wallon, mostrano minuziosamente come l’ostacolare il naturale sviluppo motorio del bambino lo rende impacciato e incapace di valutare il pericolo.

Ecco, in sintesi, alcune indicazioni della dottoressa Pikler per consentire al bambino di costruire una profonda e gratificante conoscenza di sé all’insegna del piacere e della sicurezza:

  • fintanto che il bambino non è in grado di cambiare da solo posizione, è  opportuno posizionare il bambino sulla schiena, su una superficie piatta, affinché possa avere la massima libertà di movimento, in questa condizione la conquista del fianco e poi della posizione prona diventano frutto di una spontanea progressione;
  •  l’adulto deve trattenersi dalla tentazione di mettere seduto il bambino, finché non ha conquistato da solo la competenza di raggiungere tale posizione, per non ostacolare l’esercizio dei micromovimenti spontanei, attraverso i quali impara a conoscere il corpo in situazione di gravità, dopo essere stato soggetto a regole fisiche diverse nell’utero materno (quando l’adulto altera questo processo mette il bambino in situazione di instabilità o forzata immobilità, a danno del suo piacere personale e della sua libertà di movimento);
  • non si aiuta un bambino a portare a termine un movimento avviato (non lo si tiene per le mani, non si fornisce aiuto per tirarsi in piedi) poiché in una fase tutta dedita alla ricerca di equilibrio e alla conoscenza del proprio corpo ciò implica un fattore di disturbo che non aggiunge nulla e toglie molto all’esperienza del bambino. Non si interviene neanche quando effettua i primi tentativi per tirarsi su da solo, muovere i primi passi, aggrappandosi;
  • non si lega il bambino;
  • non si sollecita né incoraggia il bambino ad assumere posizioni di nessun tipo se non ha già imparato a conquistarla: non si tende il dito perché il bambino aggrappandovisi si tiri su a sedere, non lo si attrae con stratagemmi per fargli compiere i primi passi;
  • non si vieta o censura alcun tentativo spontaneo: il bambino è lasciato libero di esercitare i movimenti che vuole anche quando ciò significa esercitare competenze più semplici di altre già acquisite: un bambino che sa camminare deve esser lasciato libero di strisciare o gattonare se lo desidera.

Nel mondo occidentale, tradizionalmente l’adulto si prende cura del bambino accudendolo in modo da limitarne l’autonomia (molto interessante a tal proposito lo studio comparativo con altre culture che la psicomotricista Alice Gregori sta portando avanti), questa situazione è oggi aggravata dalle esigenze interessate del mercato, tutto volto a  presentare in maniera ingannevole degli oggetti ostacolanti e lesivi della dignità della persona come innocui ausili che sottintendono un’idea di giocattolo; ecco alcune forme di guinzaglio che possono essere erroneamente percepiti come giocattoli:

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In realtà proposte come queste stravolgono completamente le leggi fisiche che regolano il naturale equilibrio poiché il bambino non è messo in condizioni di imparare come funziona il suo corpo nello spazio.

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Quentin Blake, Clown, Red Fox, 1995

Si fa presto a dire che ci piacciono i bambini!

Anche di queste questioni parleremo nei prossimi seminari che tengo insieme ad Alice Gregori psicomotricista e studiosa di Emmi Pikler:

Centralità del bambino e regia educativa

Giocare con la sabbia