fantastiche matite

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Sabato è stata inaugurata la 14a edizione di Fantastiche Matite, la Rassegna degli illustratori curata dalla Biblioteca civica “Ettore Pozzoli” di Seregno; rimarrà aperta fino al 13 novembre e si potranno ammirare le tavole di quattro grnadi illustratrci e un illustratore: Allegra Agliardi, Alicia Baladan, Emanuela Bussolati, Desideria Guicciardini, Marco Somà.

Quest’anno ho avuto l’onore di scrivere l’introduzione al catalogo, che vi ripropongo:

La rassegna di illustratori Fantastiche Matite rinnova ogni anno importanti interrogativi sul significato dell’illustrazione, riflessione che ancora divide gli stessi addetti ai lavori, tenuto conto che anche tra i più autorevoli studiosi si annovera chi la considera arte e chi artigianato.
Attraverso la selezione di cinque illustratori molto diversi tra loro – Alicia Baladan, Allegra Agliardi, Emanuela Bussolati, Derideria Guicciardini, Marco Somà – questa quattordicesima edizione permette di esplorare uno spaccato molto stimolante sulla diversità di espressioni creative che contribuiscono a nominare i mondi possibili, quelli condivisi tanto quanto quelli intimi. Tale varietà è la più efficace azione di contrasto nei riguardi dell’analfabetismo iconico che Italo Calvino, nella lezione americana sull’esattezza, accostava alla peste del linguaggio.

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Nello scorrere la cinquina degli illustratori selezionati, prima ancora di averne visionato le tavole, una domanda accompagna il mio sguardo: quali principi e quali scelte regolano la pubblicazione dei libri per bambini?
È una domanda ricorrente, posta implicitamente dall’autrice Tove Jansson nello splendido romanzo L’onesta bugiarda attraverso la figura dell’illustratrice Anna Aemelin:
“Anna Aemelin era in grado di ritrarre il sottobosco così fedelmente e minuziosamente che nemmeno il più piccolo ago di pino andava perduto. I suoi acquerelli, piccoli e inesorabilmente naturalistici, erano altrettanto belli del morbido tappeto di muschio e fragile vegetazione sul quale si cammina in un bosco fitto senza mai osservarlo veramente. Anna Aemelin costringeva la gente a vedere, e la gente vedeva l’idea del bosco e ricordava e per un attimo provava una nostalgia dolce, gradevole e colma di speranza. Era un vero peccato che Anna rovinasse le sue illustrazioni inserendoci i conigli, Papà, Mamma e Piccolo Coniglio.
Anche il fatto che i suoi conigli fossero a fiorellini toglieva molto al profondo senso mistico del bosco. Qualche volta la presenza dei conigli era stata criticata e questo feriva Anna e la rendeva incerta, ma che cosa poteva farci, i conigli ci dovevano essere per via dei bambini e dell’editore. All’incirca un anno sì e un anno no usciva un nuovo libretto. Al testo pensava la casa editrice. Talvolta Anna poteva aver voglia di ritrarre soltanto il sottobosco, piante basse, radici d’albero, sempre più minuziosamente e in scala sempre più piccola, così vicino e dentro al muschio che quel mondo in miniatura marrone e verde diventava una grande giungla popolata d’insetti.”

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Per la nostra gioia, sono molti gli editori di grande interesse che rinunciano alle scorciatoie dettate dalle leggi del marketing, preferendo realizzare, insieme ai loro autori, vere e proprie gallerie d’arte per educare lo sguardo, anche seguendo vie meno immediate, o addirittura ardite, e rifuggendo da quelle immagini leziose e stereotipate che Roberto Innocenti chiama “merendine culturali predigerite che producono cervelli obesi e pigri”.
Mi affascina molto il lavoro che sta dietro a una buona tavola, e l’inevitabile trasformazione che ogni lettura mette in campo è ulteriore fucina di fascinazione: la continua evoluzione di ciascuno accende sguardi sempre diversi in relazione a chi si è in un determinato momento, o si vorrebbe essere, o si teme di essere, coinvolgendoci in un’incessante protagonismo co-autoriale. Ognuno è, infatti, libero di cogliere ciò che desidera in un’immagine, anche allontanandosi dalla narrazione ricercata dall’illustratore.
Le illustrazioni in mostra alimentano viaggi culturali raffinati, che principiano nel continuo rimando di proiezioni e introiezioni, attivando un’incessante osmosi tra dimensioni spazio-temporali intime e il mondo intorno.
La rassegna mette in luce una letteratura visiva che non teme la complessità, la densità di contenuti, l’eleganza della forma ma nemmeno l’ironia, il sotteso, il gioco tra citazioni e rivisitazioni: attraverso la formulazione di buone domande i racconti visivi in esposizione sollecitano i lettori, invitandoli a indagare la pluralità del mondo, a comprenderla, a ipotizzare scenari e osare percorsi inesplorati. L’accostamento di questi cinque illustratori mette in scena una risposta corale giocosa, ma non per questo meno seria, alla dilagante semplificazione di contenuti, di linguaggio, di stile. Un patchwork accurato, come lo è la scelta di ogni singolo accostamento in una coperta cucita pazientemente, quadrato per quadrato, con un occhio all’insieme e uno alla valorizzazione del singolo pezzo.

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I libri sono educatori silenti, sosteneva la fondatrice dell’International Board on Books for Young People (IBBY), Jella Lepman. Talvolta le storie ti stanno a fianco, altre fungono da specchio, altre scuotono e turbano, spesso rappresentano palestre emozionali in cui è possibile mettersi nei panni degli altri o provare sentimenti senza censurarli; le illustrazioni agevolano voli, sogni e proiezioni, scavano in profondità ed elevano ad altitudini inesprimibili diversamente. Come la poesia.
“Ci sono libri che ti distraggono, ma che non smuovono per niente le sorti profonde. Poi ci sono quelli che ti portano a dubitare, che ti danno speranza e ti fanno conoscere la vertigine. Alcuni libri sono essenziali, altri ti distraggono” scrive Jón Kalman Stefánsson ne la La tristezza degli angeli. Ecco questo è il potere di immagini e parole: quando dialogano, per frizione o rinforzo, creano nuovi registri, si aprono a molteplici piani di lettura, talvolta scavano, altre favoriscono capriole dell’intelligenza e salti in alto o in lungo.

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La libertà è correlata alla capacità di muoversi in autonomia nella direzione voluta e, per sapere dove si vuole andare, occorre conoscere le diverse opportunità: ecco perché è così importante offrire ai bambini un’offerta culturale varia, ricca, pluralista. Favorire un incontro precoce e continuativo tra arte visiva e bambini è una priorità sociale, se vogliamo garantire pari opportunità a tutti e a ciascuno, allenando sguardi, sensibilità, competenze empatiche e programmatiche, favorendo il senso civico.
Seregno rinnova puntualmente anche quest’anno la sua palestra visiva di educazione sentimentale e civica, oasi di bellezza e fonte di senso, mettendo in mostra spaccati di mondo reale e visioni temerarie, archivi di tradizionali consuetudini e ipotesi pindariche, gusti consolidati e ricerca del nuovo.

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