La fine del mondo, al Pecci di Prato

Al principio della mostra LA FINE DEL MONDO  (al Centro Pecci di Prato) si legge

Il mondo si trova senza dubbio in una fase di forti contrasti e di grandi cambiamenti e molte delle certezze che abbiamo avuto fino a ieri vacillano. Tuttavia la mostra non vuole essere una visione apocalittica. (…)
E’ una mostra in cui s’incontrano poche presenze umane. Procedendo nel circuito si giunge, però, alle ultime sale del vecchio edificio e si ritorna a noi stessi, al nostro presente, alla nostra realtà. E’ questo uno spazio che abbiamo chiamato “ventre della balena”: uno spazio chiuso e autosufficiente in cui incontriamo di nuovo la precarietà, i conflitti, i contrasti ma anche le sfide e le passioni di oggi. Una discesa agli inferi a cui si accede dopo un percorso di graduale avvicinamento e da cui si esce forse, ancora con qualche speranza o qualche intuizione per il futuro.

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Thomas Hirschhorn, Break-Through I, 2016: un accumulo di rovine cade da un soffitto, ciò svela le regole fisiche, in primis la gravità, a cui sono sottoposti i materiali e che solitamente ci sfuggono. L’opera rappresenta il tempo e il caos primogenio.

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Thomas Hirschhorn, Break-Through II, 2016: un accumulo di rovine cade da un soffitto, ciò svela le regole fisiche, in primis la gravità, a cui sono sottoposti i materiali e che solitamente ci sfuggono. L’opera rappresenta il tempo e il caos primogenio.

Mi hanno particolarmente colpita le quattro mappe di grandi dimensioni ad opera di QIU ZHIJIE.

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

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QIU ZHIJIE, dettagli da 4 opere: Heaven’s Movement is evere Vigerous (2016); Both Despair are Extinct Vulcano (2015); People who Claimed to be Messiah Crowding History (2015); The circulation of Revolution (2015)

La visione distopica dell’educazione:

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mi scuso con l’artista per la mancanza di indicazioni (titolo, autore), integrerò non appena recuperate

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mi scuso con l’artista per la mancanza di indicazioni (titolo, autore), integrerò non appena recuperate

Nel video di Emmanuel Van der Auwera, A certain amount of Clarity, assistiamo alla reazione di adolescenti alla visione di un filmato violento che allo spettatore non è dato vedere: si è chiamati ad assistere a ciò che esso provoca nei giovani durante e dopo. Nel gioco di specchi, secondo le intenzioni dell’autore, prende corpo la frustrazione di non poter accedere alla visione del filmato originale: personalmente, invece, mi ha molto colpito la sofferenza dei giovani, tale da non farmi affatto desiderare di vedere cosa li aveva turbati.

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Emmanuel Van der Auwera, A certain amount of Clarity, 2014 (video: 30′)

Molto interessante, il video performance dell’artista SUZANNE LUCY, De tu puho y letra (2016) realizzata a Quito, in Equador, che la sue radici nella campagna di sensibilizzazione alla violenza sulle donne conclusasi con una pubblica lettura da parte di uomini di lettera scritte da centinaia di donne violentate: una reazione all’omertà.

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Durante la permanenza a Prato, l’artista Volodymyr Kutneztsov è stato colpito dalla dimensione multiculturale della città e realizzando la grande pittura su muro Cultivation (2016) ha voluto richiamare l’attenzione sulla più grande sfida che l’Europa deve affrontare: la coesione comunitaria, che, secondo Kutneztsov si può mantenere se le decisioni politiche e sociali si fondano sulla collaborazione.

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HEAD ON dell’artista Cai Guo Qiang, è un’installazione composta da 99 lupi a grandezza naturale rappresentati mentre, correndo in branco, vanno a sbattere contro un muro di vetro per poi tornare a ripetere la corsa condannandosi allo stesso urto. L’artista con il lupo ha voluto rappresentare la forza del gruppo, che però può essere male indirizzata e divenire nociva.

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Cai Guo Qiang, Head On, 2014

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Cai Guo Qiang, Head On, 2014

In mostra una video installazione dell’artista Fari Sharm, Paradise in a Square (2016) ripercorre il concetto di spazio e relazione, a partire dai giardini fino ad arrivare al mondo virtuale. Completa l’opera un tavolo con due grandi libri.

La mostra si conclude con l’attraversamento di un percorso che, nella sua continua mutevolezza di forme, dimensioni e materiali, si fa metafora del passaggio tra le varie vicissitudini cosmiche, o più semplicemente umane.

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Henrique Oliveira, Transcorredor, 2016

Questa mostra, ben più ricca di quanto non abbia potuto trasmettere con questi brevi appunti sparsi, è un’ottima occasione aggiuntiva per visitare il Pecci di Prato che così si presenta sul web

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci è la prima istituzione italiana costruita ex novo per presentare, collezionare, documentare e promuovere le ricerche artistiche più avanzate. Dalla sua apertura nel 1988 ha prodotto una vasta attività espositiva e di documentazione sull’arte contemporanea, numerosi programmi didattici, spettacoli ed eventi multimediali. Ha raccolto in collezione oltre mille opere che mappano le tendenze artistiche dagli anni Sessanta ad oggi: pittura, scultura, cinema e video, installazioni, opere su carta, libri d’artista, fotografie, grafica, e progetti commissionati.

Nel 2016 il Centro Pecci riapre dopo il completamento dell’ampliamento a firma dell’architetto Maurice Nio e la ristrutturazione dell’edificio originario progettato dall’architetto razionalista Italo Gamberini. Oggi il complesso ospita, oltre a circa 4000 mq di sale espositive, l’archivio e biblioteca specializzata CID/Arti Visive, che conta un patrimonio di circa 60.000 volumi, l’auditorium–cinema, il bookshop, il ristorante e il bistrot e il teatro all’aperto.

Nora aggiuntiva, forse non fondamentale: appena arrivata alla mostra, mi sono ricordata di un libro “Grand Central Terminal RAPPORTO DA UN PIANETA ESTINTO” testi di Leo Szilard, illustrazioni di GIPI, edito da orecchio acerbo (2009) che in quarta di copertina recita

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Un racconto di fantascienza di un grande fisico che alla fusione nucleare ha sempre anteposto la fusione tra intelligenza scientifica e passione civile.