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un’esperienza positiva di alternanza scuola\lavoro

In occasione del Festival per l’Infanzia e le famiglie Family Care (28-29 Maggio) abbiamo vissuto un’esperienza di alternanza scuola lavoro insieme a 7 studentesse di terza Liceo Statale delle Scienze Umane Veronica Gambara di Brescia: oggi ci sembra più che mai prezioso raccontare come ci siamo organizzate, vista e considerata la confusione che regna sul tema.

Il MIUR presenta così la sua idea di alternanza scuola-lavoro sulla sua pagina istituzionale

Si parte con 16 grandi realtà: (…) Tutte queste organizzazioni sono accomunate da tre fattori: un numero significativo di ragazzi coinvolti, esperienze di qualità in cui si uniscono momenti pratici ad attività formative e informative, percorsi innovativi.

Sembrerebbe vincere la logica delle multinazionali per accaparrarsi numeri consistenti di posti verso cui indirizzare gli studenti, ma a quali condizioni? A fare cosa?
Sono anni che vediamo smantellare la qualità dei servizi pubblici per colpa di gare d’appalto al ribasso e ora tocca vedere gare al maggior rialzo di posti offerti agli studenti, poco importa se i percorsi sono aleatori, o peggio -come denuncia Christian Raimo su Internazionale nel bell’articolo Con l’alternanza scuola-lavoro l’istruzione s’inchina al modello McDonald’s . Nello specifico il giornalista pone dei quesiti:

gli studenti che cosa faranno in concreto?

McDonald’s una risposta l’ha data:

per esempio …“affiancheranno le hostess che si occupano di gestire le feste di compleanno, e questa potrebbe essere una parte molto adatta per chi fa l’istituto psicopedagogico: far giocare i bambini e assistere i genitori nella loro permanenza nel ristorante”.

Avvilente che il MIUR ravveda un senso in tutto ciò.

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in formazione le studentesse hanno giocato con la sabbia trovando i materiali già allestiti; dopo hanno restituito le loro emozioni e sono poi state guidate in una lettura delle nostre scelte di allestimento

Noi ci siamo organizzate così:

in primo luogo abbiamo tenuto un rapporto costante con il docente referente, Prof. Daniele Fabris, al fine di creare concretamente le basi per favorire una metariflessione a scuola sull’esperienza fatta, in continuità con le sollecitazioni che noi intendevamo offrire sul campo alle studentesse.

Il percorso è durato complessivamente 32 ore, di cui 8 in formazione (19 Aprile, 3 Maggio, 13 Maggio), le restanti sul campo per allestire e animare il Festival; il  7 Giugno ci siamo recate a scuola per una riunione di verifica ex post dei lavori e per raccogliere vissuti personali, oltre che per ringraziarle per la preziosa collaborazione, invitandole a restare in contatto con noi.

Abbiamo articolato la formazione in aula in tre moduli, per non gravare eccessivamente sui pomeriggi infrasettimanali, già densi di impegni scolastici.

Nel MODULO 1 (durata 1 ora) abbiamo presentato Family Care attraverso le precedenti edizioni e il programma 2016. Abbiamo spiegato che per noi organizzatori del Festival è centrale offrire alle famiglie, ai professionisti e all’intera cittadinanza esperienze di agio  attraverso cui poter riflettere su alcuni aspetti: l’importanza del movimento per il bambino; il naturale sviluppo motorio-affettivo-cognitivo nell’infanzia; il diritto al gioco come esperienza fondamentale e pertanto meritevole di cura; la pedagogia implicita dei materiali e delle proposte rivolte all’infanzia e agli adulti che se ne prendono cura.
Da subito è stato messo in chiaro alle studentesse che le consideravamo a tutti gli effetti parte dell’équipe di lavoro, con funzioni propositive e critiche oltre che operative.

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ecco le parole in cui hanno racchiuso lo stato d’animo le studentessa, dopo il gioco con la sabbia

MODULO 2 (durata 3 ore)
Abbiamo messo le studentesse a parte delle motivazioni che hanno guidato gli allestimenti di tempi, spazi, proposte del Festival, presentando il senso, il pensiero e le modalità di conduzione-animazione in riferimento a: il gioco con la sabbia (che noi proponiamo prendono ispirazione dall’esperienza dello Strandgut di Ute Strub), il prato verde su cui fioriscono libri, i giochi di strada, l’angolo del pensiero, laboratorio di istallazioni, l’incontro pubblico IL MONDO INTORNO che vedeva al tavolo i relatori Paola Tonelli, Fausta orecchio, Stefani Laffi, con la moderazione di Elisabetta Cremaschi.

MODULO 3 (durata 2 ora)
Abbiamo attribuito i ruoli e definito i compiti, sia in riferimento alle giornate del Festival che nelle operazioni preparatorie. Le studentesse hanno potuto esprimere le loro preferenze: la loro scelta è stata quella di cimentarsi in tutti i ruoli, abbiamo quindi concordato una cornice chiara di responsabilità individuali, precisando che il gruppo nella sua interezza si sarebbe adoperato repentinamente per risolvere ogni problema dovesse essere sorto a ciascuna, ma in una chiara cornice di referenze e responsabilità: naturalmente non sono mai state abbandonate a loro stesse, tutte hanno potuto contare in ogni momento sulla nostra presenza.

Date le numerose domande, abbiamo indicato una sitografia per navigare tra le tematiche toccate: da subito è stato evidente che la loro dimestichezza con la tecnologia avrebbe reso più attraente questa via di accesso ai documenti.

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uno spazio per i piccoli, allestito dal Artinido presso lo stend a Family Care

L’esperienza sul campo

Le attività hanno dato modo alle studentesse di capire che in un festival tutti si danno fare dove c’è bisogno, ma con un’organizzazione che rende immediatamente comprensibile a chiunque a chi rivolgersi per ogni specifico aspetto. Abbiamo lavorato fianco a fianco sia negli aspetti più esecutivi e faticosi (dalla foratura delle cartoline distribuite ai partecipanti all’incontro IL MONDO INTORNO, al camminare per chilometri sotto il sole cocente per spostare i materiali) sia in quelli maggiormente gratificanti (gestire gli spazi dedicati al gioco con la sabbia, ai giochi di strada, alla lettura, partecipare all’incontro pubblico, …).
Probabilmente l’immersione totale delle tre giornate lavorative ha permesso loro di  comprendere con buona approssimazione quali e quanti riflessioni accompagnano l’allestimento di uno spazio che si rivolge a bambini di diverse età, accompagnati da adulti, in una situazione di imprevedibilità caratterizzata dall’occasionalità e libertà di accesso.
Speriamo che almeno una parte delle sollecitazioni possano essere riprese nel corso dei loro futuri anni di studio; così come ci auguriamo che abbiamo avuto una buona esperienza di lavoro di équipe, di gestione dei problemi (il primo giorno del festival è stato fortemente influenzato da un caldo torrido, il secondo da un diluvio che ci ha obbligati la sera prima a spostare gli allestimenti all’interno del Museo delle Mille Miglia, fortunatamente vuoto per la vicinanza con la celebre corsa).

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La verifica ex post

Le ragazze hanno fatto le loro restituzioni partendo dapprima dalla condivisione dei vissuti personali e spostandosi naturalmente, per loro stessa iniziativa, su un’analisi estremamente interessante e lucida sulle dinamiche che hanno osservato tra adulti e bambini (peccato non poterci addentrare in quanto hanno rilevato, sono state molto acute e incredibilmente rispettose rispetto le persone: siamo rimaste colpite dalla maturità dimostrata nel valutare le azioni senza etichettare chi le agiva).

Per  noi organizzatori ( Emmi’s Care ed Edufrog) è stata una felicissima conferma: puntare sui giovani, metterli in condizione di potersi spendere in iniziative importanti, anche difficili, premia. Noi continueremo su questa strada e stiamo già misurando le nostre forze per capire se è possibile accogliere la richiesta di ospitare forme di alternanza scuola\lavoro anche in altre occasioni, per aiutare altre studentesse a vivere un’esperienza capace di maturare apparati critici personali e per poter imparare noi da loro.