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cultura a 360°: la biblioteca di Prato

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Hossein Golba, Cultura. Colonna vertebrale della vita, 2001

Tra le mille sorprese di Prato la Biblioteca! o meglio: l’ Istituto culturale e di documentazione Lazzerini.

A partire dalla scultura posta davanti all’ingresso, dell’iraniano Hossein Golba Cultura. Colonna vertebrale della Vita mi ha richiamato alla mente il romanzo La Casa di carta del brasiliano Carlos Marìa Domingues (Sellerio, 2001):

…gli chiese di trasformare i suoi libri in mattoni.
…Sotto lo sguardo di compatimento misto a indifferenza del muratore che preparava la malta, si mise a scegliere una montagna di libri gettati dal carro sulla sabbia pulita e bianca, quelli che l’avrebbero protetto dal vento, dalla pioggia, dall’inclemenza dell’inverno. Non gli importava più dell’amicizia  o inimicizia fra gli autori, delle affinità o contraddizioni fra Spinoza, la botanica amazzonica e l’Eneide di Virgilio; nè se le rilegature fossero di pregio o mediocri, se vi fossero incisioni o tavole illustrate, se fossero volumi intonsi oppure incunaboli. Bastava che le proporzioni, lo spessore, la consistenza della copertina, potessero reggere l’impasto di calce, cemento e sabbia. Il muratore posò il primo tomo di un’enciclopedia ai piedi di uno dei pali di sostegno e contò i volumi dell’intera opera, poi li allineò sul filo teso che gli serviva da guida (pp 62-63)

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Hossein Golba, Cultura. Colonna vertebrale della vita, 2001

Entrando si è investiti da un’accogliente mix-max di linguaggi culturali: letteratura, pittura, scultura, …

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Allestimenti di oggetti vecchi, che parlano della quotidianità in tempi passati, mi ricordano come -in numerose biblioteche del nord Europa- mi avesse colpito la cura dei bibliotecari nel soddisfare l’interesse dei bambini verso le cose vecchie e antiche. Chissà se anche qui i bambini si avvicinano per giocarci.

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allestimenti che raccontano il recente passato

La biblioteca era molto vissuta in quel sabato pomeriggio di qualche settimana fa: persone di ogni età si muovevano tra le varie stanze. Notai la presenza di tanti tanti giovani, pensavo: “chi studia, chi lavora, chi ascolta musica, chi chiacchiera. La biblioteca è percepita come un luogo da vivere e di ritrovo, è più che evidente!”

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Effettivamente è un vero piacere visitarla: estetica, funzionalità, partecipazione sono le parole che mi affiorano naturalmente nel ripensarla.

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Vedere così tanti ragazzi e ragazze che studiano mi riempie di fiducia: altro che bamboccioni!

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Così come mi rassicura sapere che i più giovani, e giovanissimi, possono godere di uno spazio pubblico, gratuito, BELLO per incontrarsi.

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Da ex dipendente comunale che ha vissuto le fatiche di acquistare gli arredi desiderati, nella giungla di norme che disciplinano gli acquisti da parte degli enti pubblici, provo ammirazione e sollievo quando vedo le cose fatte così bene: si può!

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Ampie vetrate fanno dialogare dentro e fuori, creando effetti davvero spettacolari, poetici talvolta.

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Tante postazioni informatiche contribuiscono certamente a rendere attraente il centro.

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Anche la sala per bambini e ragazzi è molto frequentata.

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La sala creatività è una vera sorpresa!

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Anche a Prato, come nella biblioteca pubblica di Manchester, sopra e sotto, dentro e fuori si intersecano, alimentando un tutt’uno integrato tra città e biblioteca.

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L’arte è presente ovunque, parla lingue diverse, assume varie forme: questo, insieme a molto altro, mi sono portata a casa, certamente anche la voglia di tornarvi presto.

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Majdal Nateel , If I wasn’t there

Quando sono andata a visitare il centro, ospitava la mostra dell’artista palestinese i Majdal Nateel – (Gaza 1998) che attraverso quattrocento disegni  intende raccontare

le speranze e i sogni perduti dei tanti bambini (495) che sono morti nel corso dell’ultima guerra di Gaza denominata “Margine di protezione” (2014). “If I wasn’t there” ci dice cosa avrebbero fatto nella loro vita quotidiana e futura, se non fossero stati uccisi durante gli attacchi israeliani: giocato, disegnato, ballato, fatto volare aquiloni,…
Majdal dipinge in stile infantile i pensieri e i desideri dei bambini, messi a tacere dalle bombe, sulla carta di buste di cemento che dovrebbero servire per la ricostruzione.
La mostra si inserisce nelle iniziative di “Mediterraneo Downtown”, un festival dedicato al Mediterraneo contemporaneo, organizzato da Regione Toscana, Comune di Prato, COSPE onlus, Libera in collaborazione con ANCI. [didascalia dal sito del centro]

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Majdal Nateel , If I wasn’t there