la paura nei bambini

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Lorenza Farina, ill Manuela Simoncelli, Andrea non ha più paura, Paoline edizioni, 2017

Lorenza Farina, ex bibliotecaria, ha pubblicato una ventina di libri tra romanzi, racconti, fiabe e filastrocche: Il mal di pancia della luna, Panini ragazzi, 2005; I sogni di Agata, La Margherita edizioni, 2011; Viola non è rossa, Kite edizioni, 2008; Il guerriero di legno, Lineadaria, 2014; La bambina del treno, Paoline, 2010; Il volo di Sara, Fatatrac, 2011; La casa che guarda il cielo. Storia di Anna Frank, Edizioni Raffaello, 2014.

Le ho chiesto di parlarmi di Andrea non ha più paura e lei prontamente mi ha risposto con una lettera fiume, da cui estrapolo:

Andrea, da quando il papà è partito, con la promessa di tornare presto, deve fare i conti con le sue paure. Teme soprattutto il buio e i rumori della notte. A consolarlo, c’è un vecchio ulivo, in giardino.
Si crea tra albero e bambino una relazione fruttuosa, un giocoso dialogo fatto di rimandi che a ogni paura del bambino offre una risposta rassicurante.
Ognuno ha il suo nido. Andrea lo trova tra i rami di un vecchio ulivo. Un altro bambino si raggomitola sotto le coperte, aspetta la carezza della mamma e del papà e si addormenta, lì nel suo nido, perché sa che nulla di male potrà accadergli. Per altri il nido è avere vicino la bambola preferita o un orsetto di peluche. Per altri è la musica rilassante da ascoltare sprofondati in poltrona. Per altri ancora è un quadro appeso alla parete regalato da un amico o una poesia da recitare a memoria ad occhi chiusi.
Il nido può essere una persona cara che ci accoglie a tal punto che ci sentiamo circondati da lei e nessuna minaccia può scalfirci. Lei è nido per noi e, magari, noi siamo nido per lei.
Nessuno è così forte da non avere bisogno di un nido. Chi dice di non averlo, dice una bugia.

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Lorenza Farina, ill Manuela Simoncelli, Andrea non ha più paura, Paoline edizioni, 2017

Trovo molto delicato il testo, che non ha fretta di rassicurare il lettore ma lo accompagna nella paura di Andrea: la voluta indeterminatezza circa le cause dell’assenza paterna arricchiscono il racconto aprendolo a mille possibilità, ed è in questa chiave che la storia acquisisce corpo, ai miei occhi: è l’universalità della manifestazioni di paura a renderla interessante, in un mondo che spesso intende anestetizzare l’infanzia allontanandola in maniera irrazionale da qualunque tipo di fatica e timore, con l’illusione di poter garantire un’esistenza idilliaca, ovattata, simile a modelli pubblicitari che, anche quando possibile, non favorirebbero una maturazione sentimentale e civica. La tendenza a rimuovere ogni tipo di ostacolo, oggi, assume caratteristiche che hanno del patologico, basti pensare alle soluzioni adottate per fare ciucciare ai bambini il cibo anziché inghiottirlo, per timore che si soffochino, oppure a quanto viene posticipato l’uso del coltello a tavola, per timore di ferite. Questa diffusa tendenza a rimuovere ogni sorta di fatica e ostacolo, comprese le piccole frustrazioni, non giovano allo sviluppo delle risorse personali.
Paura e dolore, fantasie di morte e ambivalenze, fanno parte della vita: esplorarle, nominarle, rende le persone ricche, sensibili, consapevoli. L’importante è non esporre i bambini a più di quanto possano com-prendere, cosa che avviene sovente, in una pornografica sovraesposizioni a immagini non accompagnate da opportunità riflessive, soprattutto intorno al 27 gennaio.

Non è il caso di questo delicato albo, frutto di una collaborazione con l’illustratrice Manuela Simoncelli, da cui aveva già avuto i natali La bambina del treno, ancora una volta per le Paoline.
Ecco come  il visivo racconta la storia: fin dal risguardo viene dichiarato che il tema è la ricerca e il bisogno di un nido. Amplificazioni e frizioni tra immagini e testo aprono tagliano poeticamente il racconto, ad esempio: quando nel testo scritto si dice che la casa di Andrea è diventata troppo grande per l’assenza del padre, la Simoncelli disegna una casa piccolina, con una sola finestra e neppure una porta: sembra un volto ammutolito, piccola, sotto l’albero, che pare proteggerla, a rispecchiamento di Andrea, chiuso in se stesso, protetto dalle fronde dell’albero.

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Lorenza Farina, ill Manuela Simoncelli, Andrea non ha più paura, Paoline edizioni, 2017

Gli oggetti parlano in questo albo: la coperta sotto alla quale si nasconde Andrea mantiene la madre presente, a ricordarne l’abbraccio rassicurante. L’armadio con le ante aperte non mostra nulla di sé, un freddo buio lo riempie, è fatto di bosco dove l’oscurità fa ancora più paura. Questo armadio diventa più che mai luogo di smarrimento.
Anche la giostra di pecorelle appesa nella stanza di Andrea ricorda la mamma attraverso il dondolio che evoca ninne nanne sussurrate.

Animali e piante sono compagni di viaggio e specchio:

La paura di Andrea cresce ed appare il gigante di ferro. La sua pancia è una grata, una prigione, in cui si attorciglia il filo rosso che lega e blocca un volo di uccello. Il secchio nel braccio di ferro imprigiona l’altro uccellino, bianco dalla paura. La capinera, invece, sembra voler sminuire l’orrore. Se ne sta appollaiata sul dito gelido, metallico del mostro. Il pezzetto di filo rosso che tiene nel becco è spezzato. Come un annuncio di liberazione.
L’uccellino porterà poi nel suo nido tutto quello che trova nella storia, attraversando in volo le tavole illustrate: entrano fugacemente nella pagina lo scoiattolo e il gatto, mentre lui continua indisturbata la raccolta.
Come in una danza tra il fogliame, Andrea si lascia prendere dal sonno. Attorno a lui, tra i rami, una volpe, due gatti e l’uccellino che sembra guardare fuori campo il nido ormai completato. La poltrona preferita del papà, la sua tazza di tè, la brocca e la cassettiera, raccontano il calore della casa tra i rami, dove penzola un lampadario.

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Lorenza Farina, ill Manuela Simoncelli, Andrea non ha più paura, Paoline edizioni, 2017