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Don Milani: lettere, quotidianità, domande

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Fabrizio Silei, Simone Massi, Il maestro, orecchio acerbo , 2017

(Don Lorenzo Milani, Firenze, 27 maggio 1923 – 26 giugno 1967)

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di Lettera a una professoressa e della morte di Don Milani, che la scrisse insieme ai ragazzi della sua scuola.
Una lettura univoca del lavoro del parroco di Barbiana non è possibile: i tanti coni di luce, con cui ha illuminato ombre e anfratti, invitano a un’analisi accurata.

Il giornalista Giorgio Pecorini lo incontrò la prima volta il 16 ottobre 1958: nei ricordi di Elena Milani, sorella del parroco, è l’unico ad averlo veramente conosciuto nelle sue vesti di sacerdote e di maestro, uno dei pochi intellettuali ad esser riuscito nello stabilire con lui un rapporto di profonda stima e amicizia. Pecorini ci presenta così il parroco fiorentino

Il cappellano don Milani le scatole le aveva rotte specialmente al partito della Democrazia cristiana e ai cattolici benpensanti, sempre lieti di dare il voto ai candidati moderati, non importa se miscredenti, evasori fiscali, massoni, pubblici peccatori, sfruttatori, purché anticomunisti irriducibili e sostenitori indefettibili di ogni maggioranza di governo a guida DC.
Le aveva rotte ai ricchi in generale e ai padroni in particolare, e a quei preti che con i ricchi e con i padroni ci vanno a braccetto, accettandone donazioni per la parrocchia e favori per i parrocchiani ma soltanto quelli buoni, si intende: quelli che non contestano, non scioperano e non votano Dc o almeno partiti dell’ordine.
Di riflesso, Don Milani le scatole le aveva rotte anche ai prelati di curia. Dal vescovo in giù, erano tutti stanchi delle lamentele dei fedeli più fidati (e tanto più fidati quanto più importanti e potenti) contro quel pretino mezzo ebreo per parte di madre, uscito da una famiglia laica alto-borghese ricca di denaro e ancor più di prestigio culturale e sociale, cresciuto senza educazione religiosa, fatto battezzare a dieci anni unicamente per metterlo al riparo da leggi razziali fasciste, entrato a venti in seminario, dopo un’improvvisa, quasi furiosa conversione. Un pretino che non amava le processioni, le feste, le devozioni consuetudinarie e i loro stracchi apparati. Che ai rapporti ossequiosi coi notabili anteponeva il contratto e il confronto diretto coi parrocchiani intesi come donne, uomini e cittadini, e che fra i parrocchiani, rovesciando ogni gerarchia consolidata, privilegiava nell’ascolto e nell’attenzione i più poveri e i più umili.
Un pretino che invece dei torne di calcio, di ping-pong e di biliardino offriva ai giovani una scuola,usando come libri di testo la costituzione, i codici, i contratti collettivi di lavoro e i quotidiani politici documentandone, senza curarsi del colore delle testate, disinformazioni e distorsioni. (Pecorini, pp 36-37)

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Fabrizio Silei, Simone Massi, Il maestro, orecchio acerbo , 2017

Alla morte di Don Lorenzo, Pecorini si dedicò alla raccolta delle sue carte: Mario Lodi fu tra coloro che prontamente raccolse l’invito spedendogli le lettere intercorse tra le due scuole a seguito dell’incontro che si era svolto nell’estate del 1963, a Barbiana, a cui il maestro di Vho fu accompagnato dal giornalista stesso. La corrispondenza fra le due scuole, recentemente ritrovata dalla famiglia Lodi, è oggi raccolta nel volume fresco fresco di stampa L’ARTE DELLO SCRIVERE Incontro fra Mario Lodi e don Lorenzo Milani.
Esce quest’anno, per I MERIDIANI MONDADORI, anche la raccolta DON LORENZO MILANI Tutte le opere (sotto la direzione di Alberto Melloni, Anna Canfora, Valentina Oldano, Sergio Tanzarella, in due volumi, € 140,00)

Immagino che di Don Lorenzo si leggerà e sentirà parlare molto in questo cinquantesimo anniversario della morte, e che vi saranno occasioni per approfondire il lavoro di un libero pensatore che metteva in guarda dai facili onori

So che molti di voi mi stimano e guardano a me  come a un profeta mentre non mi conoscono nemmeno e forse non han letto nulla di me.
Allora stimate l’aureola dell’esilio.

Nel leggerne gli scritti e i ritratti decido di ascoltare tanto i punti di vicinanza quanto le distanze tra il mio sentire e le sue parole, che aumentano quando le lucide argomentazioni si chinano di fronte al pensiero magico-religioso del dogma e al ruolo attribuito alla chiesa. La lezione di obbedienza disobbediente mi è particolarmente faticosa, così come non riesco a non trovare talvolta affettata la divisione tra giusti e ingiusti.

Taccio però piena di ammirazione di fronte alla volizione della sua quotidiana pratica, alla sua cultura e alla potenza del pensiero.

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Fabrizio Silei, Simone Massi, Il maestro, orecchio acerbo , 2017

Mi capita talvolta di essere benevolmente derisa dagli amici quando esprimo l’idea che forma e sostanza concorrono nella realizzazione di un servizio, motivo per cui non approvo, ad esempio,  abbigliamenti eccessivamente informali e posture da spiaggia in uffici pubblici (certo sulla valutazione dell’eccesso si aprono le discussioni!): mi ha colpito quindi leggere alcuni appunti personali di Don Milani per un progetto irrealizzato, il galateo immaginato per superare i protocolli di stato esistenti, tra cui la seguente nota

Chi fuma è più maleducato di chi si lava poco
arricchisce lo stato, brucia denaro (insulto alla miseria),
dà noia a chi non fuma, sparge cicche.
Sarebbe bene che un sindacalista non fumasse

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Fabrizio Silei, Simone Massi, Il maestro, orecchio acerbo , 2017

Tra gli aspetti che trattengo della lezione di Don Milani alcuni sono forse più minuti di altri, talvolta incompiuti, ma capaci di dirigere il pensiero verso questioni vitali: in primo luogo mi colpisce il primato che il parroco attribuiva, tra le materie di studio, alla lingua, che riteneva dover essere conosciuta attivamente perché nulla è possibile se non si è in grado di comunicare – motivo per cui dapprima il maestro studiò il lessico dei suoi allievi per traghettarli verso la lingua utilizzata da chi prende decisioni che riguardano tutti. Dopo l’italiano i ragazzi dovevano studiare anche lingue parlate in altri stati: Don Milani raccoglieva denari per far soggiornare all’estero i ragazzi, che erano poi tenuti a lavorare per mantenersi.
Nota curiosa: alcuni suoi studenti parteciparono alle manifestazioni di piazza organizzate da Bertrand Russell per invocare un tribunale internazionale contro i crimini di guerra e di pace.

Densa di interesse la vicinanza con la visione gramsciana

Creare una cultura non significa solo fare individualmente delle scoperte originali significa anche e specialmente diffondere criticamente delle verità già scoperte, socializzarle per così dire e pertanto farle diventare base di azioni vitali, elemento di coordinamento e di ordine intellettuale e morale. Che una massa di uomini sia condotta a pensare coerentemente e in modo unitario il reale presente è fatto filosofico ben più importante e originale che non sia il ritrovamento da parte di genio filosofico  di una nuova verità che rimane patrimonio di piccoli gruppi intellettuali (Pecorini, pp 135-136)

Tra i progetti mai portati a termine quello relativo al giornale-scuola, inteso come strumento popolare nella visione più democratica, ovvero concepito per consentire ai più svantaggiati di capire il mondo intorno e dotarsi di un appartato critico per interpretarlo e condizionarlo con le proprie libere decisioni.  Don Milani immaginava un giornale-scuola strutturato con articoli brevi, chiari, esaustivi, in cui il lettore potesse trovare, in merito alla notizia presentata, le diverse posizioni delle principali testate (l’Unità, Il popolo, il MSI), il parere dell’editore, il significato delle parole utilizzate e la loro origine, nozioni di geografia, storia e stilistica necessarie per orientarsi nelle informazioni, letture tra le righe.

copertina

Fabrizio Silei, Simone Massi, Il maestro, orecchio acerbo , 2017

In quarta di copertina orecchio acerbo riporta

Su una parete della nostra scuola c’è scritto I care.
É il motto intraducibile dei giovani americani migliori.
Me ne importa, mi sta a cuore.
É il contrario del motto fascista Me ne frego.

Mi piace trovare questa chiusura: pungolatura necessaria per interrompere quella pornografica strumentalizzazione commerciale del concetto di care (di cui ho scritto qui) interessata a vendere cose inutili all’uomo che merita e alla donna che vale – rappresentazioni fittizie con cui, da oltre un ventennio, ci ammorbano pubblicità insulse e perverse, capaci di orientare oggi anche politiche educative e sociali (nidi aperti di sera perché i genitori possano concedersi la meritata cena fuori!).

Forse ciò di cui abbiamo bisogno, al posto di santi ed eroi, è porre fine allo spreco dell’eros generativo dei giovani, vitale per visioni inesplorate, affinché si azzardino a guardare oltre senza orpelli retorici, svalicando gli accumuli di consuetudini che preservano le disuguaglianze nella stima dei diritti.
Di lettere ai giovani e sui giovani scritte da chi desidera omaggiare i ragazzi della propria morale ne circolano troppe su fb, sui blog, sui giornali; non è più interessante, piuttosto, incrementare luoghi di parola e azione, anche intergenerazionale? Luoghi che alimentino care, con una cornice speculativa in cui la contestazione si accompagni a sperimentazioni migliorative?

Questa è la lezione di Don Milani, Maestro, che trattengo.

[Le illustrazioni sono tratte dal bellissimo libro Il maestro, i cui testi sono scritti dalla penna di Franco Silei e le immagini scavate dalle sgorbie di Simone Massi]

Bibliografia

Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi è costui, Baldini & Castoldi, 1996

Franco Silei, Simone Massi, Il maestro, orecchio acerbo, 2017

Monica fabbri, Ho disegnato Lettera a una professoressa, La conchiglia di santiago, 2017

L’ARTE DELLO SCRIVERE Incontro fra Mario Lodi e don Lorenzo Milani, a cura di Cosetta Lodi e Francesco Tonucci, Casa delle Arti e del Gioco – Mario Lodi, 2017

A. Surian, D. Di Masi, S. Boselli, Mario Lodi pratiche di libertà nel paese sbagliato, becco giallo, 2015