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limiti ed errori: senza parole, con Suzy Lee

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La trilogia del limite, un libro fondamentale per esplorare la grammatica dell’albo illustrato

La Trilogia del limite  di Suzy Lee rappresenta ai miei occhi il testo di riferimento per entrare nella grammatica dell’albo illustrato. In questo agile resoconto sul suo procedere creativo, Suzy Lee accompagna il lettore nei pensieri, nelle scelte, nei dubbi che ha incontrato progettando la Trilogia del limite formata da  Mirror, L’onda, Ombra -albi che esplorano una possibilità: integrare il limite nella storia riconoscendolo pienamente come componente. É l’autrice stessa a porgerci la chiave di lettura:

Esiste una regola non scritta nell’editoria, che afferma che l’autore di libri illustrati dovrebbe evitare di disegnare al centro della doppia pagina per non ostacolare la lettura.
Che cosa succede quando questa regola viene ignorata? (…) Cosa accadrebbe se un libro venisse costruito proprio utilizzando questa rilegatura?
Se le componenti fisiche del libro diventassero parte della storia? E se il libro stesso diventasse parte dell’esperienza di lettura?

In Mirror, L’onda, Ombra  l’autrice gioca con i limiti, non solo quello della rilegatura centrale, ma anche verticalità, orizzontalità, sopra\sotto, che diventano a loro volta vincolo e risorsa: uno spazio-carta che delimita un al di qua e un al di là della doppia pagina:  Lee libera la sua azione generativa trasformandole varie limitazioni in opportunità speculativa. La sua incessante ricerca  intorno ai temi dell’imperfezione e la meta-riflessione sull’incontro lettore-libro accompagna tutti i lavori di cui è autrice unica, giocandosi attraverso una limitata gamma di colori (le cose cambiano quando lavora con altri, come vedremo in un successivo articolo).

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Suzy Lee racconta l’evoluzione della sua ricerca intorno all’imperfezione, all’errore e al rapporto tra storia, oggetto, ruolo del lettore

Il suo primo libro Alice in Wonderland rimane per molti aspetti il più criptico: trattasi della sua tesi di Laurea, che il professore giudicò talmente concentrata e ricca, anche di riferimenti autobiografici, da invitare l’autrice a dilazionarne in 3-4 libri i contenuti: Suzy ignorò i consigli e -partita alla volta di Bologna- trovò in Corraini la casa editrice ideale per accogliere il progetto, non fosse altro perché si tratta di una storia nella storia che si svolge in un teatro (il logo di Corraini è un teatro).
Correva il 2001: un anno dopo il libro veniva stampato senza omettere nessun rimando a ulteriori livelli di lettura. Da subito Suzy Lee esprime che la sua cifra specifica è indagare il libro come oggetto materiale, in cui tutte componenti esprimono qualcosa: i caratteri diventano immagine e le immagini bidimensionali ricordano che un mondo tridimensionale fuori lo rende possibile o

tutta la vita non è che un sogno?

Non è un caso che la mano di un ipotetico lettore sia protagonista, anche se a prima vista questo potrebbe sfuggire a una veloce lettura: già dalla prima di copertina, sul lato destro, si nota la presenza di un pollice che sorregge il libro e oltre -verso la fine della storia- le mani entrano in scena con maggior evidenza a sottolineare che il lettore concorre ad animare la storia utilizzando l’oggetto libro e manovrandolo: senza un lettore che gira le pagine nulla accadrebbe.

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In basso, a destra, un pollice ricorda che tutto ciò che accadrà leggendo il libro sarà possibile grazie all’azione di un lettore che si confronta con un oggetto-libro

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tutta la vita non è che un sogno? – è una domanda che ci si può porre, girando la pagina, oppure no? il lettore è costantemente sul liminare tra bidimensionale e tridimensionale, come in un gioco di Escher

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ultima guardia, ultimo giro di pagina

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quarta di copertina, viene svelata la struttura portante dell’oggetto-libro in cui ci siamo immersi: una mano il cui pollice è appoggiato all’interno, nella guardia che chiude il libro

I lavori di Suzy Lee chiamano a confrontarsi con il dentro\fuori dal libro: un passaggio continuamente vivificato, di pagina in pagina, ma anche di libro in libro, a reiterare un’esperienza indagatrice che si mescola al fare nell’incontro con l’oggetto di carta.

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Suzy Lee presenta Linee. Nell’ultimo lavoro ritroviamo tutte le tematiche che accompagnano il suo lavoro fin dall’inizio: dentro\fuori, errore, relazione lettore\artista, stratificazione di protagonisti e autori, indagine sulle relazioni tra bidimensionalità e tridimensionalità, uso dei colori, funzione delle pagine bianche, movimento, fisicità del libro, giochi visivi, …

Ne La trilogia del limite, formata come sappiamo da wordless, paradossalmente le parole dei titoli offrono un interessante spunto di riflessione, andando a giocare su un limite tra forma e sostanza: nel titolo L‘onda le lettere ondeggiano, in MIRROR si specchiano e in ombra ripropongono il dubbio circa l’individuazione dell’originale: sarà la scritta gialla o nera? E perché l’immagine speculare della scritta Mirror viene percepita come parola?
Le lettere giocano in uno spazio liminare tra segno e parola, introducendo una domanda che in maniera spiraliforme viene ripresa da vari punti di vista nell’intero ciclo: come si relazionano disegni e scrittura quando concorrono per animare una storia?

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Ho chiesto all’autrice coreana se possiamo sperare in un secondo libro che come La trilogia del limite voglia condividere la progettualità che precedere e accompagna i suoi libri: mi ha guardato con una luce curiosa negli occhi, tra stupefazione e guizzo salterino, chissà che non si sia accesa una scintilla generativa!

Anche nell’ultimo wordless Linee titolo e nome dell’autrice vengono integrati dal disegno.
Ancora una volta Suzy Lee si cimenta con la dimensione dell’errore, dell’imperfezione e lo fa con leggerezza.

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titolo e nome dell’autrice tornano a inserirsi nel disegno di copertina, nell’ultimo libro Linee, edito da Corraini, in libreria tra pochi giorni

L’autrice conduce il lettore verso il gioco di bambole russe che è la realtà, sempre inscatolata in contenitori delimitati, in cui si assommano vari protagonisti: in Linee chi è il protagonista? La pattinatrice? L’illustratore che ci viene presentato fin dalle risguardie attraverso il suo tavolo da lavoro? Certo è che entrambi sono presentati in virtù di come si relazionano con lo sbaglio, entrambi lo relativizzano e  vanno oltre, più oltre, scriverebbe il poeta Pedro Salinas.

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la prima guardia introduce la presenza dell’autore, in procinto di avviare il suo processo creativo, attraverso gli strumenti che utilizzerà: una matita, una gomma per cancellare, carta (1 solo foglio)

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l’Ultima guardia mette in scena il lavoro dell’autore, numerosi disegni sovrapposti, fogli appallottolati, residui di gomma -evidentemente consumata- una matita ben più corta. Tutto si trasforma, di errore in errore.

L’elaborazione dello sbaglio-nell’indagine di Suzy Lee- è molto interessante sia dal punto di vostra del processo artistico che pedagogico, ma lascio a ciascuno il piacere di porsi domande e cercare risposte, tra le pagine di queste opere capaci di creare ponti tra mondi interiori ed esterni, trasversalmente, indifferentemente dall’età del lettore.

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questa tavola rende bene l’idea come dopo uno sbaglio ci si possa fermare un attimo … per godersi semplicemente il presente e poi … ripartire

Sfogliando le pagine di un libro, si apre e si chiude un piccolo mondo
racchiuso in un rettangolo ritagliato. Si volta l’ultima pagina.
La storia è finita. Il libro è chiuso. Anche il mondo è chiuso.

E poi viene velocemente collocato nell’angolo di uno scaffale.
L’arte può essere messa in uno scaffale. Arte a misura di scaffale.
Non è meraviglioso?
[da La trilogia del limite]

[seguirà un articolo su come cambia il lavoro di Suzy Lee quando si confronta con un testo altrui]