CONTAMINAZIONI CULTURALI: storie dalla DDR

CONTAMINAZIONI CULTURALI è uno sregolato mix-max di
bibliografie, segnalazioni, appunti, mappe, immagini:
una stringata sintesi di letture e visioni

CONTAMINAZIONI CULTURALI è una rubrica che inauguro oggi.

Due libri sulla vita nella DDR, molto diversi tra loro, mi hanno colpito negli ultimi mesi:
Sangue dal naso e altre avventure è un fumetto autobiografico che racconta l’infanzia di Nadia Budde, cresciuta  nella Germania dell’est degli anni settanta e C’era una volta la Ddr, di Anna Funder (Feltrinelli, prima edizione 2005) -un reportage giornalistico scritto in forma narrativa che ci riporta nella quotidianità di uno stato che non esiste più.

Nadia Budde racconta per la collana Gli Anni in Tasca Graphic -dei Topipittori,– un’infanzia ordinaria sbocciata in una nicchia di storia e geografia straordinaria. E lo fa incollandoti con i suoi disegni ironici, pungenti, ma estremamente divertenti e con i testi, asciutti, come i resoconti di molti bambini. Bambini raccontati nella loro normale quotidianità, intenti a

cadere, urlare nelle gallerie, fare la pipì nella vasca da bagno, avere i pidocchi, ……fare l’offesa, piangere dal parrucchiere,  mentire, ….indossare una calzamaglia che prude sotto i pantaloni, ..mangiare schifezze, piangere, raccogliere fiori, …

giochi in ascensore: a sx n. Budde, a dx H. Knight

L’infanzia che ne emerge è vivida, capace di muoversi nei vari registri del quotidiano, scandito da routine e dall’inatteso: una fanciullezza che gioca con gli ascensori, in un quartiere residenziale della DDR, dove l’autrice viveva, come faceva Eloise che risiedeva al Plaza -la bambina uscita nel 1955 dalla penna di Kay Thompson, illustrata da Hilary Knight.

Budde dà voce, tra le pagine, anche a quei momenti in cui raccoglieva brandelli di verità caduti agli adulti durante le loro conversazioni:  nell’articolo di Lisa Topi (che vi consiglio) l’autrice svela che sua

madre è sempre stata molto aperta a condividere i suoi pensieri sui problemi dell’Est. A volte quando era al telefono, commentava ad alta voce di aver sentito un click sulla linea telefonica. Accadeva molto spesso che la polizia intercettasse le conversazioni delle persone.

E prosegue

io mi preoccupavo sempre e supplicavo mia madre di interrompere la telefonata. Lei, invece, continuava a prendere in giro le spie in modo ironico e provocatorio. Ero terrorizzata che finisse in prigione, lasciandomi sola.


Sangue dal naso e altre avventure ci apre la porta per farci guardare in una precisa porzione di storia che è spesso conosciuta perlopiù attraverso film di spionaggio o che danno conto della Ostalgie, la nostalgia dell’est, come il celebre Good Bye, Lenin!  di Wolfgang Becker (2003).

Davvero è complicato immaginarsi come deve essere stato crescere in quello che i media tedeschi, dopo la caduta di Berlino, definirono

il più perfezionato stato di sorveglianza di tutti i tempi. Alla fine la Stasi disponeva di novantasettemila dipendenti (…) ma aveva anche oltre centosettantamila informatori tra la popolazione. Si calcola che nel Terzo Reich hitleriano vi fosse un agente della Gestapo ogni duemila cittadini, e nell’URSS di Stalin un agente Kgb ogni seimila persone circa. Nella Ddr c’era un agente o un informatore della Stasi ogni sessantatre persone. Se si aggiungevano gli informatori part-time, alcune stime portano la percentuale a un informatore ogni 6,5 cittadini (Funder, p. 55)

La Stasi, per proteggere il partito comunista,

arrestava, imprigionava e interrogava chiunque a suo piacimento. Esaminava tutta la corrispondenza in stanze segrete sopra gli uffici postali, (…) e intercettava tutti i giorni decine di migliaia di telefonate. (Funder)

cercando di stanare i nemici secondo una logica dittatoriale: noi indaghiamo su di te quindi sei un nemico.

Attraverso il racconto di Nadia Budde accediamo all’infanzia, agli slanci gioiosi e alle preoccupazioni che l’animano, e raccogliamo testimonianza di come erano vissute le relazioni tra bambini e adulti, di come scorreva la vita tra ambienti privati e pubblici, della pedagogia degli oggetti -sempre identici- presenti nelle diverse case e l’entusiasmo verso quelli che provenivano dall’ovest, così diversi! -ci racconta di bambini che potevano muoversi, giocare e imparare a sbrigarsela anche da soli, in un mondo reso piuttosto incomprensibile dagli adulti, come spesso è!


Una delle letture più istruttive e divertenti degli ultimi mesi, che non mancherò di presentare al primo modulo La rappresentazione del bambino in letteratura del corso LETTURE VISIVE, CONTAMINAZIONI LETTERARIE a cura di: Edufrog aps e Libreria Tiritera.