CONTAMINAZIONI CULTURALI: storie di diritti e di rovesci

CONTAMINAZIONI CULTURALI è uno sregolato mix-max di
bibliografie, segnalazioni, appunti, mappe, immagini:
una stringata sintesi di letture e visioni

 

Édouard Manet, Fuga di Rochefort, 1880-1881. Omaggio del pittore alla fuga via mare di Henri Rochefort da una colonia penale in Nuova Caledonia

Conquistata l’unità d’Italia e la sua indipendenza nazionale, 1861,

il nord e il sud erano due realtà sostanzialmente separate, il paese era ancora la somma di ex statarelli divisi tra loro, rimasti a lungo succubi delle potenze straniere. Ma mentre l’unione effettiva era tutta da costruire, il giovane stato si lanciò in una politica dissennata di penetrazione in Africa che era l’esatta negazione dello spirito originario del Risorgimento. I dominati di ieri, coloro i quali avevano impiegato ben tre guerre d’indipendenza, la Spedizione dei Mille e una serie infinita di moti repressi nel sangue per ottenere la propria libertà, ora volevano le loro colonie. Le volevano spasmodicamente per elevarsi al rango della Francia e dell’Inghilterra. (Alessandro Leogrande, La Frontiera, Feltrinelli, 2015)

Nel libro La frontiera Leogrande pone luce sulle responsabilità della dominazione italiana nelle ex colonie

Alla base delle tragedie del Corno d’Africa c’è il vuoto istituzionale creato in Somalia e Eritrea. La decolonizzazione distorta, le nuove dittature, l’integralismo, l’emigrazione di massa nascono da qui.

Tra le sue pagine ho appreso perchè si scappa dall’Eritrea. Non sapevo che in Eritrea -con un escamotage- fosse stato istituito un servizio militare a vita, che trasforma tutti i cittadini in forza lavoro gratuita a tempo indeterminato. Che le caserme diventano gulag per gli oppositori e tali sono considerate tutte le persone che provano a sottrarsi al servizio militare permanente. Che una volta fuggiti dall’Eritrea restano da affrontare le insidie di trafficanti di persone, di militari e funzionari corrotti, di criminali di ogni sorta, per anni: tanto durano i viaggi, per terra e per mare.

Leggo che successivamente alla colonizzazione italiana, l’Etipia -sostenuta dapprima degli Stati Uniti poi dall’Unione Sovietica- ha annesso l’Eritrea (1961) misconoscendo quello che avrebbe dovuto essere un sistema federale autonomo e imponendo un duro regime di polizia, scatenando così una resistenza militare durata fino all’indipendenza dichiarata il 24 maggio 1993.

Armin Greder, Mediterraneo, orecchio acerbo, 2017

Leggo che  il Leader dei rivoluzionari assunse un controllo totale su tutto, lasciando che la Costituzione approvata rimanesse carta morta e che nel 1998, con l’inizio di una nuova guerra contro l’Etiopia, Afewerki ha avviato una dittatura in stile staliniano. Che i servizi segreti continuano ancora oggi, e ora, in questo preciso momento, a terrorizzare anche gli espatriati -naturalmente privi di documenti- chiamati a regolarizzare la loro situazione compilando un modulo presso l’ambasciata eritrea (un modulo di pentimento, scrive Alessandro Leogrande) riuscendo così a ottenere il passaporto, rinnovabile però solo dimostrando di aver pagato -ogni due anni- una tassa del 2 per cento sui propri introiti: chi fugge deve sostanzialmente rivolgersi ai funzionari del proprio dittatore per poter esibire i documenti in Europa, con il timore di ritorsioni su é e sui propri familiari.
Leggo che Afewrki ha saputo tessere una rete di relazioni internazionali, anche relazionandosi con il nostro governo e in misura maggiore con Regione Lombardia e alcune famiglie di imprenditori.

Non sapevo quanti punti di contatto hanno le storie di due ex colonie italiane, Albania ed Eritrea, dilanitate entrambe da modelli locale di iperstalinismo che hanno generato i tanto drammatici flussi migratori verso occidente.

Chi scappa dall’Eritrea cerca un’alternativa  a uno stato perenne di guerra, initerrotta dagli anni ’40, ovvero dalla fine del colonialismo italiano: da allora non c’è più stata stabilità.

Il grande naufragio del 3 ottobre 2013, a soli ottocento metri dalla costa di Lampedusa, fu un colpo durissimo per l’immagine del dittatore Afewerki, che subito si adoperò per spostare l’attenzione dai reali motivi della fuga adducendo cause economiche: gli eritrei non sono migranti economici!

Non erano erano migranti economici i 360 (di 366 ufficialmente accertati) morti il 3 ottobre, né quelli ben più numerosi affogati nei giorni successivi, come non lo erano i moltissimi altri che giacciono sul Mediterraneo a nostra insaputa: alcuni barconi affondano senza che se ne sappia nulla!

Non erano migrant economici i 268 siriani affogati solo otto giorni più a causa di un rimpallo di responsabilità operato dalle guardie italiane documentato in questo filmato.

Inimmaginabili, per me, sono i motivi che portano a fuggire venti anni fa i trecento indiani, pakistani e cingalesi affogati al largo delle coste siciliane, a cui Armin Greder ha dato voce in Mediterraneo, un’ analisi senza sconti sulle dinamiche che stanno dietro alla mercificazione di persone e diritti, un opera potente, che gli editori suggeriscono a partire dai 13 anni.

Armin Greder, Mediterraneo, orecchio acerbo, 2017

C’è una faglia sotterranea che taglia in due il Mediterraneo da est a ovest. Dal vicino oriente fino a Gibilterra.
Una linea fatta di infiniti punti, infiniti nodi, infiniti attraversamenti. Ogni punto una storia, ogni nodo un pugno di esistenze. Ogni attraversamento una crepa che si apre. E’ la Frontiera. Non è un luogo preciso, piuttosto la moltiplicazione di una serie di luoghi in perenne mutamento, che coincidono con la possibilità di finire da una parte o rimanere nell’altra.
Dopo la caduta del Muro di Berlino, il confine principale tra il mond di qua e il mondo di là cade proprio tra le onde di quello che fin dall’antichità, è stato chiamato Mare di mezzo.
Se l’angelo della storia di Walter Benjamin venisse risucchiato ora, proprio in questo momento, in un vortice che lo sospinge versoil futuro, con la faccia rivolta verso il passato e il cumulo di violenza che si erige incessantemente, vedrebbe innanzitutto il continuo accastartarsi dei corpi dei naufraghi, il vagare dei dispersi nella lotta dei flutti

scrive Leogrande, dal cui libro ho attinto a piene mani per raccontare ciò che accade.

Per approndire:
Alessandro Leogrande, La Frontiera, Feltrinelli, 2015
Armin Greder, Mediterraneo, orecchio acerbo, 2017
Q Code Magazine
Eric J. Hobsbawm, Il secolo breve 1914-1991, Rizzoli, 1997

 

Armin Greder, Mediterraneo, orecchio acerbo, 2017