Rappresentazioni d’infanzia

 

Maxfield Parrish, illustrazioni per L’età d’oro di Kenneth Grahame

Quando il bambino era bambino
Peter Handke

 

Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente;
e questa pozza, il mare.

 

Quando il bambino era bambino,
non sapeva d’essere un bambino.
Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno.

 

Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un’opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.

 

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C’é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

 

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed é ancora cosí.

 

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere. ed é ancora cosí.
Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta,
e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande.
E questo, é ancora cosí.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico, com’é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

 

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.

Maxfield Parrish, illustrazioni per L’età d’oro di Kenneth Grahame

Ogni società elabora un’immagine dell’infanzia che in parte la descrive e in parte introduce un modello ideale assunto a principio normativo nell’ambito della vita e delle comunità, pertanto non esiste un’idea d’infanzia ma esistono tante idee d’infanzia quante sono le culture: l’infanzia è una costruzione biologica, sociale e storica .

La storia dell’umanità occidentale si configura come una storia dell’intolleranza spesso espressa con violenza anche legale contro i diversi e contro l’infanzia: Aristotele e molti suoi contemporanei consideravano saggia la selezione dei neonati gracili e sono passati secoli prima che, con Pestalozzi, si affermasse l’importanza pedagogica dell’amore, volta a ricucire una tradizionale differenziazione di ruoli.

Se il secolo breve ha affermato un’idea d’infanzia come epoca separata dall’adultità, nell’attuale secolo per molti versi stiamo regredendo a una indifferenziazione dei momenti di vita: molto spesso gli adulti si relazionano con bambini e bambine ignorando macroscopicamente i loro bisogni e la maturità psicofisica che hanno raggiunto, avanzando richieste inappropriate, sia in termini posturali, cognitivi , affettivi, sociali.

E la letteratura, pungola e illumina.

Di questo e altro parleremo nel corso La rappresentazione del bambino in letteratura, primo modulo del corso corso annuale LETTURE VISIVE, CONTAMINAZIONI LETTERARIE organizzato dall’Associazione Edufrog APS in collaborazione con libreria Tiritera (Milano), rivolto a chiunque si occupi di infanzia e letteratura a titolo personale, professionale, di studio e ricerca.

Info e iscrizioni: libreriatiritera@gmail.com – mobile +349 958 2544

Maxfield Parrish, illustrazioni per L’età d’oro di Kenneth Grahame