bambini e consumismo

Miscellanea di riflessioni:
1-quali e quanti oggetti accompagna l’arrivo di un neonato?
Oggi inondiamo bambini e bambine, fin dalla culla, di oggetti che il più delle volte sono inutili, lo facciamo per motivazioni diverse, ma troppo spesso errate. Il neonato non ha bisogno di molte cose, è il mercato che ha bisogno di vendere, e le persone hanno bisogno di “essere presenti” con un piccolo “pensiero”: ma non sarebbe più sano “pensare” ai bisogni reali di una neomadre, di un neopadre e di un bambino piccolo? Forse ad una neomadre da più giovamento un’amica che stira qualche lavatrice, anziché il 13° sonaglino per il neonato, … forse …. ma certamente è ben più impegnativo questo dono, implica tempo, impegno personale, fatica, … implica un “pensiero”… che spesso è assente. Inoltre: i bambini ricevono regolarmente doni da una moltitudine di semplici conoscenti, che non essendo legati da rapporti di intimità, possono solo essere “presenti” con un piccolo “pensiero” simbolico. In questo caso,  solitamente si compra qualcosa già temendo che sia superfluo. Perché allora non regalare qualcosa che rappresenti un “sicuro e sano investimento per il futuro”, per esempio un buon libro -comprato in libreria e non al supermercato- facendosi consigliare tra le migliaia di ottimi volumi disponibili per tutte le tasche. Una biblioteca di bei libri che copra l’intera fascia, dagli zero anni in poi rappresenta veramente un gesto di affetto, di presenza, di rispetto, apre al bambino un mondo di intimità con l’adulto che potrà leggere per lui fin dai primi giorni: il libro nutrirà la sua mente, il suo piacere, l’autostima, la capacità di “leggere” il mondo che lo circonda, di gestire più agevolmente relazioni interpersonali.
Esistono molti modi per essere presenti avendo veramente in testa il destinatario: solitamente basta chiudere occhi ed orecchie all’inquinamento pubblicitario che ci circonda e tornare con la mente a ciò ce ci piaceva. Per i più volenterosi tante idee sono rinvenibili nel lavoro di Grazia Honegger Fresco, che tanto attivamente  propone a genitori una guida nelle loro scelte genitoriali, o di Elinor Goldschmid (su internet ormai si trovano indicazioni su come confezionare un meraviglioso “cestino dei tesori”).
Quando poi i bambini crescono si entusiasmano per le cose più semplici, provano naturalmente piacere nell’imitare gli altri e ripetere all’infinito le stesse sequenze: perché “danneggiarli” interrompendoli o invitandoli ad utilizzare giocattoli di plastica, rumorosi, che inducono allo stimolo-risposta (insinuando peraltro negli adulti l’idea che il bambino dovrebbe essere capace di compiere certe azioni, che spesso, invece, sono drammaticamente insensati per l’età a cui si rivolgono). Tra le principali case del settore prevale l’uso di plastica, con colori basici, e proposte anticipatorie che sono lontane da una risposta rispettosa ed amorevole alle esigenze di bambini.
Quale che sia la scelta adottata nel fare un regalo, tratteniamoci dal comprare qualcosa che non ci soddisfi pienamente, cerchiamo di resistere alla violenza pubblicitaria, che ormai branderizza giochi, detergenti, abiti e alimenti senza soluzione di continuità.
Non mancano oggi gli strumenti per regalare “opportunità significative” ai bambini: è questione di essere presenti a ciò che stiamo facendo.
2- E’ importante offrire oggetti, giochi e libri di qualità
Sovente la qualità dei giochi, degli oggetti, dei gadget e dei materiali brandizzati con cui li mettiamo in contatto sono dannosi. Nella selezione dobbiamo andare ben oltre il mero aspetto legato alla “sicurezza” -che si riferisce prevalentemente a garanzie in tema di sostanze atossiche o pezzi non ingeribili. E’ necessario porre attenzione ai danni che causano alle “menti in formazione” che ne vengono miseramente impoverite e standardizzate (anche in presenza di marchi noti e leader nel mercato della prima infanzia, poiché molto banalmente non tengono conto dei reali bisogni di sviluppo del neonato e del bambino nei primi anni di vita e -conseguentemente- non danno conto a ciò che procura loro un sano piacere legato allo sviluppo delle naturali competenze relazionali, di movimento e interazione con il contesto).
3- Molti adulti, per quanto giovani, hanno ben radicato il ricordo dello struggimento e del desiderio provato per un oggetto oppure per un’avvenimento (una gita, una visione al cinema, l’andare al circo, etc.). Stiamo rubando ai bambini il “desiderio”.
L’adulto oggi è in difficoltà a trattenersi dal comprare per i bambini: così facendo però finisce spesso per anticipare risposte a bisogni che il bambino non ha ancora avuto la possibilità di maturare e riconoscere, oppure che non riesce ad esprimere poiché non gliene viene dato il tempo. Inoltre, generalmente l’adulto è sollecitato da logiche consumistiche a comprare oggetti che nascono solo da strategie di marketing pensate a tavolino, e non guardando come il bambino ama esplorare il mondo e le sue personalità potenzialità.
Invito tutti a leggere le ricche sono le pagine di Munari sul gioco e sull’importanza della semplicità assoluta per amplificare al massimo il piacere di inventare, esplorare, creare, inventare e distruggere; spero siano di monito, … e per coloro che, legittimamente, amano spendere per proposte ludiche di qualità, ben vengano i numerosissimi ottimi giochi che esistono in commercio.
4- una preoccupante percentuale di proposte è dannosissimamente anticipatoria, non rispetta bisogni, curiosità e competenze di bambini e bambine ma, al contrario, propone stimoli, situazioni, comportamenti e costumi che non sono liberamente agibili da loro, se non nel ruolo di fruitori passivi.
Questo vale per:
– i bambini in culla,
– per quelli di pochi mesi a cui viene proposto un volante in plastica in colori basici che “addestra” il bambino a pigiare dei tasti anzichè ad esplorare il suo corpo e l’ambiente circostante come naturalmente sarebbe portato a fare,
– per le bambine a cui vengono fatti indossare abiti adatti alle loro madri,
– per i bambini ingessati a pochi mesi in tutine di Jeans,
– per tutti i bambini che vedendo cartoni animati e films con personaggi maschili che valorizzano comportamenti violenti e bulleggianti -e quindi ne imparano movenze ed atteggiamenti,
– per coloro che esposti alla visione di modelli femminili di basso spessore ne imitano movenze, linguaggi ed aspetto fisico, divenendo inconsapevolmente e precocemente molto “fisiche”, ma non nell’accezione di fisicità che costituisce un diritto dell’infanzia.
5- offrendo ai bambini più di ciò che possono utilizzare con “partecipazione emotiva, cognitiva e fisica” non li aiutiamo a comprendere il valore delle cose, al contrario li priviamo del piacere di “esplorare, sperimentare, comprendere” il mondo, poiché li istighiamo a passare freneticamente da un oggetto all’altro (non per ultimo per far contenti gli adulti che hanno fatto loro tanti regali).
Basta con le gare tra cugini ed amici a quante calze della befana hanno ricevuto, basta con la squallida abbondanza di regali di Natale che strappa via la magia di un regalo tanto sognato facendolo dimenticare da decine di altri non richiesti, basta con le gare a scartare uova di pasqua per vedere quali sorprese ci sono: in ogni occasione il regalo più bello che possiamo fare ai bambini scegliere giochi, libri, oggetti che parlino ai loro cuori e alle loro menti passando dal corpo ed agevolando esperienze “autentiche”.
Quando provo a proporre queste riflessioni al di fuori degli ambienti professionali, in cui non sempre c’è sufficiente consapevolezza sullo stato delle cose, spesso trovo forti resistenze da parte delle persone, che sembrano volersi trincerare dietro la convinzione (autentica?) che non si possa fare altro se non subire le leggi del mercato, dei tartassamenti pubblicitari, delle mode, dai bisogni e dai comportamenti indotti da esigenze di mercato.
Una cosa che mi sorprende poi è che molte persone sono ben consapevoli del fatto che i bambini sono danneggiati dall’eccesso di oggetti di pessima qualità a cui sono esposti, ma non sentono di poter contrastare il fenomeno, se non a costo di creare “bambini disadattati” in quanto diversi dai coetanei. E’ urgente cambiare rotta. Non c’è bisogno di approdare necessariamente a forme di consumo consapevole e solidale di gruppo, ciascuno può esercitare le proprie scelte educative anche in autonomia, se crede di riuscire a decodificare i fenomeni commerciali da solo. L’importante è non sfuggire alle responsabilità educative che ciascuno ha e porre un freno -con le nostre azioni e le nostre scelte di consumo- al nonsenso indotto dalle logiche di mercato ed avulse da ogni forma di rispetto umano.