Tra il Fare e il Dire: il cestino dei tesori

Nell’ambito del circolo di studi che abbiamo progettato con Cristina Ghiglia, abbiamo pattuito di proporre a turno, l’una all’altra, un laboratorio: stamani le ho proposto di fare Tra il fare e il dire a partire dal Cestino dei Tesori -ideato da Elinor Goldschmied (E. G.) ed ampiamente descritto nel suo celebre libro “Persone da zero a tre anni” ed. Junior.

Avendo E.G. lavorato per molti anni come formatrice in Italia ed essendo i suoi libri pubblicati da Junior, il “cestino dei tesori” è pressocché noto a tutti gli educatori di nido; tuttavia, nella mia esperienza, ho notato che le sue proposte -quando apprese dalla stampa, e non sperimentate direttamente con lei- sono state frequentemente incomprese o banalizzate, fino a perdere il senso e il significato che sono loro peculiari. Proprio per questo mi ritrovo a riproporre ad educatori e genitori l’esperienza del cestino.

Rispetto alle precedenti occasioni in cui ho offerto il cestino ad adulti, stamani mi sono confrontata con una situazione nuova: Cristina non lavora in un servizio per persone tra 0 e 3 anni (nido, ludoteca, servizi complementari,etc.) e non è allo stato attuale madre di un bambino che ha appena imparato a stare seduto ma non ancora a gattonare.

Questo mi ha messo in condizione di operare delle scelte a partire dall’obiettivo che mi ero prefissata: offrire un “Cestino dei tesori” che stimolasse tutti i sensi e creasse una bolla temporale in cui lei potessi concentrarsi solo sull’esperienza in atto, senza distrazioni. Desideravo poi passarle l’importanza pedagogica della bellezza, attraverso un cestino che rappresentasse un contenitore di oggetti di uso comune, ma “pregiati”, stimolanti, belli, non banali, accuratamente selezionati e raccolti durante un incessante -ed incessato- lavoro, che esprime una costante cura dell’altro. Per me il nome “cestino dei tesori” presuppone infatti una dedizione ed una ricerca continua di oggetti.

Credo che un’esperienza laboratoriale sia imprescindibilmente all’insegna dell’autenticità, pertanto ritengo di dover offrire ad un adulto un’esperienza che sia arricchente per lui, senza chiedergli di “fare finta di” essere un bambino sotto l’anno di età; solo a queste condizioni si possono sollecitare quelle curiosità e quella voglia di mettersi in gioco che danno senso alla formazione, personale e professionale.

Sono poi convinta che in ogni casa ci siano infiniti oggetti stimolanti da proporre in un cestino dei tesori, ma che spesso si tenda a sottovalutare la capacità selettiva del bambino piccolo e si ecceda nell’offrirgli materiali ed oggetti poco interessanti, solo perché si crede che per lui rappresenti comunque qualcosa di nuovo e quindi stimolante.

Ho ritenuto importante preparare la stanza prima dell’arrivo di Cristina, così come credo che gli ambienti di un nido devano essere pronti ad accogliere il bambino prima del suo ingresso: ho lavato e predisposto i materiali in 2 cestini (seguendo fedelmente le indicazioni di E.G. quanto a dimensioni e solidità) e li ho coperti, poggiandoli su un grande tappeto in tinta unita (per non distrarre Cristina durante l’attività).

Dopo essermi accertata che fosse pronta e comoda, le ho scoperto un cestino dandole questa consegna:

“esplora tutto ciò che desideri, senza regole, usando -quando lo vuoi- tutti i sensi, ma senza obblighi, compiti o regole se non il tuo piacere secondo tempi e modi scelti da te”.

Cristina, ha vissuto l’esperienza con grande partecipazione e per 30′ ha esplorato tutti i materiali tirandoli fuori uno ad uno e sperimentandoli, nella quasi totalità dei casi ha usato:

tatto (polpastrelli, volto, palmo\dorso della mano, labbra)

gusto (lingua, denti, labbra)

olfatto (talvolta immergendo naso e volto nell’oggetto, fino ad infilarvi il volto)

udito (ha sovente stropicciato, sfregato, lasciato cadere o lanciato, grattato)

vista (oltre al normale sguardo ha giocato molto con le trame dei tessuti e con i fori degli oggetti, talvolta ha chiuso gli occhi)

Lei ha deciso quando era soddisfatta dell’esperienza e l’ha conclusa.

Nella restituzione delle emozioni ha subito spiegato i criteri con cui li aveva appoggiato in punti diversi del tappeto, in base alla quantità di piacere che le avevano procurato.

Al mio invito di esplorare/godere del secondo cestino, ma con gli occhi bendati, ha risposto che era stimolata dall’idea e che aveva più volte chiuso gli occhi sua sponte anche con il primo.

Questa volta l’esperienza è durata 15′ contro i 30′ della prima. Ancora una volta lei stessa ha concluso i lavori ed ha spiegato i criteri con cui ha raccolto gli oggetti.

A questo punto si è concordato sull’opportunità di una sua restituzione non verbale dell’esperienza e si è optato per l’utilizzo del colore a dita su un foglio. Nella riflessione si è ritenuto interessante anche utilizzare la sabbia e la creta.

Quando ho terminato di allestire il foglio e il piano di lavoro, Cristina ha proceduto con le seguenti operazioni:

ha fatto gocciolare tempera rossa a formare un cerchio

idem con la gialla

idem con la bianca

con le mani ha poi accarezzato il foglio seguendo il cerchio e impastando i tre colori, venendo a delineare un cerchio. Dentro il cerchio ha aggiunti il giallo. Con il blu ha fatto gocciolare della tempera secondo una linea secante la parte alta del cerchio.

con la mano ha steso il colore definendo la linea.

Dichiara di acer finito, poi si corregge dicendo di voler aggiungere il nero, cambia idea, scegli il bianco e fa gocciolare due punti all’interno del cerchio.

Fine del lavoro.

Cristina mi restituisce il perchè delle sue scelte:

Il rosso, il giallo e il biano mi trasmettono l’impatto emotivo e il coinvolgimento. Riflettono le sensazioni suscitate dagli oggetti

il cerchio è fonte di piacere, disegnare\manipolare il cerchio è gratificante

il blu rappresenta gli elementi del cestino che mi hanno dato sensazioni sgradevoli, che ho voluto comunque portare nella restituzione

i punti bianchi la concentrazione.

Conclusasi la prima fase abbiamo ripercorso le origini del Cestino dei tesori e riflettuto sul significato che può assumere se proposto con cura oppure con trasandatezza.

Ho fatto presente a Cristina che secondo me è apprezzabile la cura che E.G. poneva nel mettere a suo agio il bambino, nel portare nei nidi attenzione versi i dettagli, e le ho detto che per aiutare il bambino a stare seduto comodamente suggeriva di ricorrere anche, eventualmente, all’ausilio dei cuscini: Ho poi però precisato che, sulla scia delle osservazioni di Emmi Pikler, riteno opportuno aspettare che il bambino sia capace di stare seduto stabilmente da solo, senza aiuti, per evitare che sia distratto dal timore di scivolare (esiste infatti sempre un po’ di incertezza quando lo stato di equilibrio è indotto da condizioni ed oggetti esterni alla nostra persona).

Si è poi analizzato alcune preoccupazioni frequentemente che frenano le educatrici o i genitori nella scelta dei materiali e si sono cercate le risposte, in relazione alle caratteristiche dei bambini a cui è possibile proporre l’attività.

L’incontro è terminato con l’impegno di entrambe ad individuare in quali altri contesti arteterapeutici è possibile proporre una derivazione del cestino; al momento stiamo progettando un cestino ad hoc per un bambino da lei seguito presso una scuola primaria – che presenta una serie di caratteristiche da approfondire, ma che sensatamente sono confrontabili con tratti autistici e/o di altra patologia (mi preme precisare e ribadire che non è nostra intenzione fare ipotesi né tantomeno diagnosi, ma solo strutturare materiale di lavoro per laboratori in cui lui possa trarre benessere e soddisfazione).

Per essere il primo incontro siamo molto soddisfatte e desiderose di proseguire.