Tra il fare e il dire – laboratorio di arteterapia

Il secondo incontro del circolo di studi è stato condotto -come previsto dall’alternanza- da Cristina Ghiglia (per chi non avesse letto la presentazione del circolo di studi istituito insieme a lei, si rimanda al post del 15 settembre). Lascio a lei la penna per la presentazione dei lavori della giornata di ieri:

“Finalmente ho contraccambiato la prima esperienza!

Oggi infatti ho proposto a Francesca una seduta di arteterapia. L’arteterapia si propone come terapia relazionale che pone la sua attenzione al processo creativo e all’espressione attraverso i materiali artistici, prediligendo il linguaggio dell’opera artistica come mezzo di comunicazione tra la persona e l’arteterapeuta.

L’atelier di arteterapia è uno spazio protetto, assolutamente non giudicante, in cui si può “giocare” con la creatività, simbolicamente viene offerto quello spazio che permette all’individuo di ritrovare un luogo dove la propria realtà interna ed esterna si incontrano, e da cui scaturisce l’opera artistica rappresentativa del “qui ed ora”  (pittorica, grafica o tridimensionale che sia).

Importante è la qualità della relazione che si stabilisce fra la persona e l’arteterapeuta; una relazione che si fonda nell’interazione continua, in un rapporto di accudimento e presa in carico, l’arteterapeuta sostiene il processo artistico/creativo fino alla realizzazione dell’opera.

I lavori che vengono prodotti all’interno dell’atelier assumono valore non tanto per le loro qualità formali ma in quanto tracce visibili del processo creativo con le quali entrare in contatto, utili come mappe di un mondo interiore difficilmente esprimibile attraverso la comunicazione verbale. L’apprendimento di nuove modalità espressive rafforza la sensazione di sentirsi in grado di poter fare; l’attività artistica diventa un nuovo mezzo per poter scaricare tensioni e conflittualità, inoltre l’esperienza dello spazio condiviso può essere utile nell’aumentare la capacità di entrare in relazione con gli altri integrandosi nel gruppo.

Questa breve premessa su ciò che sono le basi dell’arteterapia era d’obbligo, ed ora posso procedere con la descrizione dell’incontro.

Mi sono occupata dell’allestimento dell’atelier per offrire a Francesca la visione della “tavola imbandita”, un offerta simbolica per “soddisfare” l’appetito creativo. Oggi ahimé mancava sulla tavola la creta, (per motivi di organizzazione personale non ho potuto inserirla), la quale rientra nei materiali artistici che solitamente offro, ovvero: matite, pastelli colorati, a cera e ad olio, matite colorate acquerellabili e non, tempere, colori a dita, gessetti, crete colorate, ecoline, e tutta una serie di materiali naturali e di riciclo che possono aiutare a sollecitare la creatività.

Francesca ha scelto un cartoncino colorato 50×70 come base sulla quale ha incollato nella parte sinistra un altro cartoncino bianco 25×45 circa. La sua attenzione si sposta decisamente verso la ricerca di materiali, ritagli di carta e stoffa, conchiglie, pezzetti di legno e gusci. Concentra inizialmente la sua ricerca su colori e materiali naturali e appare soddisfatta della scelta.

Durante questa prima fase Francesca mette a fianco del foglio un mazzo di fiori secchi della carta da pacco piegata, non la utilizzerà nel suo elaborato ma è servita da cornice al lavoro, materiali gradevoli che l’hanno accompagnata durante l’elaborazione creativa.

Nella fase successiva, la sua attenzione e curiosità si sposta sui materiali artistici, li osserva e infine decide di utilizzare l’ecoline. Un foglio di prova le è di aiuto per stabilire il gesto e la quantità di colore che poi verrà utilizzato sul cartoncino. Con calma e precisione traccia un cerchio, poco sotto un triangolo ed infine due piedini, cambiando ogni volta colore. Con meticolosa attenzione passa poi a riempire con disegni e puntini il corpo; è evidente la concentrazione di Francesca in questa fase…infine dipinge le braccia, un fiore, gli occhi, il naso e la bocca. Aggiunge poi una fila di sei gambette in basso a sinistra che rappresentano gli altri componenti della sua famiglia. Da questa donnina partiranno in diagonale e perpendicolarmente tutti i materiali scelti e poi incollati con cura.

Francesca ha avuto a disposizione circa tre quarti d’ora per realizzare il suo elaborato, gli ultimi quindici minuti li abbiamo dedicati alla verbalizzazione dell’esperienza; il tempo in arteterapia così come la precisione degli incontri (1 volta alla settimana, stesso giorno, stessa ora) conferiscono un ritmo, una cadenza che contiene e rassicura.

Osservando il lavoro di Francesca, la quale si dice soddisfatta e rilassata, si avverte il movimento, da sinistra verso destra; i pezzetti e i ritagli di stoffa sembrano idee, pensieri che prendono due direzioni diverse, vanno verso destra, quasi a proiettarsi nel futuro e scendono lateralmente quasi a protezione della figura.

Questa seduta pare esserle stata utile per sperimentare cos’è l’arteterapia e quali potenzialità di sviluppo e aiuto può offrire ad una persona”.

A completamento del quadro presentato da Cristina aggiungo che dal confronto che ne è seguito abbiamo individuato numerosi punti di contatto tra i nostri approcci e le nostre prassi professionali; da qui si è stilato un elenco di procedure da adottare e sperimentare nell’ambito dei percorsi formativi che gestiremo insieme. La pista sperimentale che seguiremo sarà orientata prioritariamente  a sperimentare alcune modalità di condivisione dei vissuti nel gruppo, da parte dei partecipanti.

Il prossimo appuntamento di Tra il dire e il fare è mercoledì prossimo.