Barbara Donati: parole per inciso

Ho conosciuto Barbara frequentando l’Accademia Drosselmeier e ho riconosciuto in lei la potenza tipica delle persone semplici, silenziose che credono essere “normale” il grande talento che possiedono. Le ho chiesto di spiegarmi in due parole, per il blog, cosa rappresenta per lei la xilografia .

 

Ecco la risposta:
Ho cercato nella manualità i ritmi antichi della vita terrestre.
Ho scoperto nel lavorare il legno gli odori e il calore di un materiale materno, passionale che mai cede ai tuoi desideri ma da molto di sè in quello che crei.
Ho ritrovato nell’antichissima tecnica della stampa con matrici di legno (la xilografia) il piacere di essere mancina. Perché stampando, tutto si ribalta e quello che io immagino da mancina viene dalla generosità del procedimento a stampa tradotto in linguaggio destrorso. Non devo tradurre nulla del mio immaginario. Ad un corso di illustrazione mi fecero giustamente notare che i miei personaggi camminavano tutti verso sinistra e che quindi avrebbero indotto il lettore ad una narrazione rovesciata rispetto l’andamento naturale delle pagine di un libro. In oriente non me lo avrebbero detto, comunque mi ricordo di quell’episodio perché ancora disegnavo istintivamente senza condizionamenti. Poi ho imparato a girare le figure.
Magari un giorno imparerò l’arabo e scriverò libri in direzione mancina.
Forse dovrei parlarti degli odori che accompagnano questa passione, il legno stagionato di essenze dure come il bosso (raro mi hanno regalato un pezzettino) oppure ciliegio, noce, io uso i legni secchi dei giardini (il limone del babbo, il noce dello zio, il bosso di Irene, chiunque pota un albero raccoglie qualche rametto e me lo lascia in affido).

Il talco fa impazzire i bambini quando cade a neve nei solchi per mostrare i tracciati della sgorbia che come un aratro è trainato dalle mani-buoi avanti e indietro sulla matrice.

E poi gli inchiostri forti e pungenti strisciati sul grembiule. E i loro rumori. C’è un ciccheccio particolare che senti quando l’inchiostro è tirato bene.
Anche gli occhi se ne accorgono perché diventa opaco come una foto opaca, la superficie di una foto opaca è lucida, non so perché la chiamano “opaca”, cambia la micro rugosità che rifrange la luce in un modo frastagliato tanto da essere opaca. L’inchiostro così è perfetto. E la carta profuma di suo, al tatto è liscia e leggera quando è malamente detta giapponese. E’ morbida e calda quando è di cotone.
E le parole che senti sempre usare, quando qualcuno fa incisione sul legno, ascoltale: prova e mi dirai a che registro appartengono.
La tecnica è artigianale, gli strumenti sono rubati a falegnami, tipografi ed orefici, ma le parole sono rubate agli innamorati. Quando incidono il loro nome su un legno.
E ribelle a chi sostiene che una tecnica così metodica è priva della passionalità riservata alla pittura, sostengo che quando nell’anima si alza il vento e la tua mano, o la tua voce, sente l’urgenza di esprimersi, qualsiasi medium utilizzi, la poesia scorre dalle vene al vento e raggiunge chi ti sta sentendo.
Forse sono parole scavate in un legno grezzo… ma è questo il vento che mi ha spinto a scriverti”.

Ringrazio Barbara e le auguro tutta la fortuna che merita.