Il cestino dei tesori


Il Cestino dei Tesori è un solido contenitore naturale (midollino, vimini, ..) con un diametro di 35 cm, alto 10-12 cm (la misura è calcolata in maniera da agevolare la possibilità di appoggiare il braccio del bambino sul bordo) che accoglie un numero molto elevato di oggetti caratterizzati per varietà, sicurezza, esplorabilità.

Elinor Goldschmied ha dedicato l’intera vita ad approfondire e condividere il suo lavoro, sia con pubblicazioni che formando sul campo educatrici. E’ stata molto attiva in Italia e fortunatamente sono ancora presenti, anche se spesso in pensione, persone che hanno lavorato con lei ad Arezzo, San Miniato, Cinisello, Buccinarsco, Milano, etc.
Per chi non ha avuto questo onore rimango insuperabili le pagine del capitolo 6 “il cestino dei tesori” all’interno dello storico libro “Persone da zero a tre anni”, ed. Junior.

Il cestino dei Tesori raccoglie e fornisce una ricca varietà di oggetti comuni scelti per stimolare tutti i sensi.

Questa proposta di gioco offre al bambino esperienze di godimento e conoscenza attraverso un “fare” che sollecita lo sviluppo di connessioni sinaptiche attraverso l’esplorazione di diverse qualità tattili (consistenza, forma e peso), olfattive, gustative, sonore (squilli, tintinii, scoppietii, scricchiolii), visive (colore, forma, lucentezza, opacità, lunghezza, larghezza), cinestetiche (opportunità di osservare un corpo in movimento).
Questo “fare” concorre anche a sollecitare e raffinare la coordinazione occhio-mano-bocca. Uno degli aspetti di maggior interesse è che il bambino “sceglie”. La presenza dell’adulto serve unicamente per rassicurare il bambino ma non per sollecitare, proporre, verbalizzare: ogni suo intervento rischia di disturbare il bambino interrompendo la concentrazione che appare evidente a chiunque “accenda lo sguardo” su come egli osserva, sceglie, afferra, estrae dalla cesta, succhia, passa sulle labbra, lecca, scuote, batte, raccoglie, lascia cadere, scarte, recupera, maneggia.
La possibilità di scegliere in perfetta autonomia assume un significato molto profondo anche in termini di affermazione di sé: a chi non piace, di fronte a un “tesoro” guardare, toccare, scegliere, spostare, riprendere? Se ci soffermiamo un attimo a riflettere quante occasioni si presentano a un bambino di 6-10 mesi di “scegliere in perfetta autonomia” forse ci sarà più chiaro quanto piacere si sprigiona dal poter prendere dal cestino ciò che desidera, farci ciò che vuole, per tutto il tempo che vuole, come vuole, senza limitazioni!

Il coinvolgimento è totalizzante: ogni parte del corpo del bambino sembra cercare la risposta alla domanda: cosa è questo oggetto?
Gli adulti tendenzialmente faticano a riconoscere che bambini così piccoli riescono a mantenere la concentrazione in queste esplorazioni per periodi lunghi, anche un’ora; spesso sentono di dover entrare nel gioco, perché? Per la fatica di riconoscere le competenze di persone così giovani? Per la frustrazione di non essere indispensabili? Perché si ritiene necessario mediare sempre?

Molte domande producono riflessioni, osservazioni, condivisioni di pensieri, esperienze, proiezioni.
Il senso della mia proposta formativa è: far fare ad adulti l’esperienza del cestino dei tesori e confrontarla con altre esperienze che abitualmente bambini così piccoli fanno.
Ciò consente a ciascuno di orientare le proprie scelte educative verso una coerenza tra desideri, fantasie, azioni, ambiente, atteggiamenti, consuetudini.
Sono certa che si impara efficamente dall’esperienza: fare per capire!
Negli incontri per genitori, nonni, baby-sitter non sono previste lezioni frontali, e tantomeno forzature, prescrizioni, giudizi e diktat: mi preme valorizzare le capacità che ciascuno può esprimere nel suo lavoro di cura per “costruire alleanze educative” intorno a un progetto pedagogico gentile e rispettoso.
In formazione con educatori e altri operatori di area sociale, sanitaria, educativa, propongo -al termine dell’esperienza- elementi di conoscenza utili per raffinare ulteriormente i propri apparati critici.