Ute Strub in Italia grazie al Centro Nascita Montessori

Il Centro Nascita Montessori organizza un Corso di formazione imperdibile IL GIOCO DELLA SABBIA  condotto Ute STRUB , un’occasione preziosa non solo per i contenuti, di raffinato livello, ma anche e soprattutto per la possibilità di osservarla mentre propone alcune attività direttamente ai bambini. A detta di chi ha già incontrata Ute, questa donna esprime una sapienza e una delicatezza fuori dall’ordinario, di quella tipologia che cambia il tuo approccio alle persone e all’ambiente. Fisioterapista, è stata allieva di Elfriede Hengstenberg, ha intessuto negli anni settanta un rapporto di collaborazione stretta con Emmi Pikler, con Judith Falk e Anna Tardos nell’istituto Loczy di Budapest. Attiva formatrice pikleriana, a Berlino ha aperto Strangut, un laboratorio di gioco (per le foto qui), di cui ci da testimonianza qui Elena Brighenti.

Per chi non ha mai sentito parlare dell’approccio pikleriano

Emmi Pikler (Vienna 1902 – Budapest 1984) laureatasi in medicina nel 1927 a Vienna, si specializza in pediatria nella Clinica Pediatrica Universitaria sotto la guida del pediatra Von Pirquet e del chirurgo infantile Salzer, noti perché ottenevano un’alta percentuale di guarigioni ponendo grande attenzione ai processi di crescita e ricorrendo meno spesso del consueto ail’utilizzo di farmaci. In questa clinica, molti anni prima che la psicologia entrasse di fatto nella pratica medica, si seguiva un approccio “olistico” alla persona e alla cura. E’ in tale contesto che la Pikler impara ad attribuire importanza fondamentale alla costruzione di un rapporto significativo e rispettoso con ogni singolo bambino.
Nel 1935 Emmi Pikler, il marito e la figlia si trasferiscono a Budapest, dove lei lavora come pediatra di famiglia. Prosegue così per lei l’opportunità di osservare sistematicamente i bambini. Nel suo ruolo sostiene i genitori a comprendere l’importanza di rispettare tempi, desideri e movimenti dei bambini, evitando sollecitazioni e anticipazioni di posture e giochi. Pikler entrò in contatto con le idee di Maria Montessori, se non altro attraverso Elisabetta Bourchard-Belavary, direttrice della Casa dei bambini di Budapest.
Nonostante gravi difficoltà causate dalle persecuzioni al marito ebreo, pubblica nel 1940, un libro per i genitori, attraverso il quale diffondere la sua visione del lavoro di cura.
Nel 1946 a Emmi Pikler viene assegnato dal governo ungherese l’incarico di creare un orfanotrofio per bambini da 0 a 3 anni: l’Istituto Nazionale Metodologico dell’educazione e della cura della prima infanzia, più sinteticamente noto come Loczy, dal nome della via in cui si trova.
Circa 1500 bambini cresciuti a Loczy  ( per ognuno di loro esiste una minuziosa documentazione che ne registra la crescita e lo sviluppo, ad opera di educatrici, medici e altri professionisti)  hanno potuto giovare e godere di una relazione significativa con un adulto,  in un contesto concepito per agevolare la più completa libertà di gioco e di movimento.
Solo con la fine della “cortina di ferro” l’esperienza di Loczy venne fatta conoscere fuori confine, dapprima in Francia nel 1973 da Myriam David e Geneviève Appell dei CEMEA francesi, poi in un numero sempre crescente di paesi. Emmi Pikler diresse l’istituto fino al 1979.

E’ molto alto il rischio di sminuire il pensiero della Pikler proponendo in pillole il suo approccio, tuttavia, per invogliare il lettore ad ulteriori approfondimenti, sintetizzo, in maniera grossolana, alcuni spunti che aprono il dibattito in merito a questioni assai rilevanti.
Studi longitudinali testimoniano che i bambini di Loczy quando si distinguono dalla media, lo fanno più spesso in termini positivi che negativi. Ciò impone numerose riflessioni:
– sul significato della teoria dell’attacamento, in primo luogo; in altre parole: la lontananza della madre implica necessariamente effetti collaterali gravi da deprivazione oppure relazioni significative e rispettose dei bisogni del bambino possono creare le condizioni di uno sviluppo sano e soddisfacente?
– come evolve il rapporto tra autonomia e dipendenza  che un bambino e un adulto di riferimento co-costruiscono?
– come è possibile affermare fattivamente e olisticamente il rispetto verso l’unitarietà di ciascuna persona, fatta di psiche e corpo?
Il discorso è ampio e merita approfondimenti. Non mancheranno le occasioni -qui sul blog e nei percorsi formativi che organizzo presso lo studio milanese.
Ora mi preme invogliare gli adulti ad interrogarsi profondamente sulle proprie pratiche di relazione e cura con bambini piccolissimi, sintetizzando alcune indicazioni pikleriane:
• la posizione più consona per bambino piccolissimo è sulla schiena, in tale maniera può godere della massima libertà possibile di movimento,  e attraverso numerosi tentativi riuscire a mettersi da solo sul fianco e poi in posizione prona, attraverso una spontanea progressione;
• mettere un bambino in posizione seduta quando lui stesso non è ancora capace di farlo da solo non arreca giovamento al diretto interessato, ma anzi lo distrae dall’esercizio di ciò che naturalmente sarebbe portato a fare, per metterlo in una situazione di instabilità o forzata immobilità, a danno del suo piacere personale e della sua libertà di movimento;
• aiutare un bambino a portare a termine un movimento avviato (tenendolo per le mani,  aiutandolo a tirarsi in piedi) costituisce un’ingerenza disfunzionale che intacca una ricerca impegnativa di equilibrio e conoscenza del proprio corpo; così facendo l’adulto lo disturbasba senza nulla aggiungere e sottraendo molto alla sua esperienza;
•la pratica di legare il bambino non comporta alcun giovamento;
• non si sollecita né incoraggia il bambino ad assumere posizioni di nessun tipo se non ha già imparato a conquistarle in autonomia: non si tende il dito perché il bambino aggrappandovisi si tiri su a sedere, non lo si attrae con stratagemmi per fargli compiere i primi passi;
•non è utile vietare o censurare tentativi motori effettuati spontaneamente dal bambino: quando è lasciato libero di esercitare i movimenti che vuole verosimilmente godrà di tutti quelli che sa padroneggiare, per questo un bambino che sa camminare deve esser lasciato libero di strisciare o gattonare se lo desidera. Così come un adulto che sa correre deve essere lasciato libero di camminare, saltare o stare fermo se lo desidera.

Questi frammenti non rendono giustizia allo spessore del lavoro svolto dalla Pikler e alla unitarietà della sua weltanschauung, è solo un invito a seguirne le orme… per animare forme di educazione gentili e attive, a vantaggio di persone libere e protagoniste della sua vita.

In rete si trovano alcuni contributi su Emmi Pikler, per questo post ho attinto qui (la pagina dedicata dal Centro Nascita Montessori) e qui (un estratto della tesi di laurea di Antonella Di Marco “Aspetti culturali ed educativi dello sviluppo motorio nella prima infanzia: l’approccio di Emmi Pikler”). Si youtube vi sono filmati interessanti.