Libri vivi per bambini veri, al nido

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Insieme ai 28 educatori e formatori riuniti una domenica mattina presso il nido DIRE FARE GIOCARE, a Ostia Antica, per parlare del rapporto bambini, letteratura, pedagogia. Ecco come è andata:

Il discorso si è dipanato attraverso alcune direttrici:

– i libri non sono ricette miracolose per risolvere i problemi degli adulti in relazione ai cambiamenti dei bambini; un bambino arrabbiato ha diritto a poter esplorare la rabbia e prendersi del tempo per capire cosa gli sta succedendo, senza sentirsi “ammaestrare” per uscire in tutta fretta da quello stato d’animo, senza comprenderlo. Se un bambino è arrabbiato, può avere bisogno di tante differenti cose, diamogli il tempo di capire esattamente di cosa: La Rabbia di Mireille D’Allancé, è un libro che presenti aspetti interessanti, molto apprezzabili, ma spesso viene utilizzato male. Girando per i nidi mi sono accorta che è diventato “il” libro-ricetta per educatrici e genitori. I bambini hanno diritto di esplorare la rabbia come tutti gli altri sentimenti che provano, sia con bei libri (Nel paese dei mostri selvaggi ad esempio) sia attraverso altre vie.

– una sana dieta culturale non diverge molto da quella che si mette in tavola: varietà, cura, genuinità, equilibrio sono fattori determinanti. Siamo quello che mangiamo! Quando di norma si mangia bene, ci si può pure concedere qualche occasionale schifezzuola; i problemi si manifestano in tutta la loro serietà quando si mangiano prevalentemente alimenti raffinati di dubbia o pessima provenienza, di corsa, passivamente e senza variare.

– Viviamo  nel trionfo delle immagini, ma cresce l’analfabetismo iconico. Educare lo sguardo da piccoli, accendere appetiti esigenti, offrire diete ricche, pluraliste e problematiciste sostiene cittadini capaci di interrogarsi di fronte a ciò che incontrano -e di godere in maniera attiva di un piacere che sanno riconoscere e procurarsi.
L’arte assolve da sempre una funzione educativa e i libri generalmente sono le prime gallerie d’arte che i bambini incontrano.

Abbiamo poi giocato, divertendoci a rintracciare le influenze artistiche presenti nei libri presi in considerazione, non perché ciò fosse necessario, ma unicamente perchè a ognuno da gioia riconoscere nelle opere d’arte, influenze, citazioni e riferimenti, da adulti come da bambini. A tutti piace sentirsi “competenti”, fin dalla primissima infanzia, sempre che non accada nulla di mortificante quando ciò non avviene!
Ho visto spesso bambini pieni di gioia e soddisfazione perché avevano riconosciuto una forma, un colore, un paesaggio, così come vedo e sento spesso adulti felici di cogliere in un’opera influenze di altre.

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Tra le varie peregrinazioni eccone alcune:

perché i libri di Bruno Munari, Iela Mari, Leo Lionni, Maria Enrica Agostinelli si esprimono per sottrazione e invece autori mitterleuropei per accumulo? Penso ai Wimmelbuchuer e a tante affollate tavole che nascondono infinite storie.
Forse si può vedere un collegamento con le diverse vie intraprese agli inizi del quattrocento tra l’arte nordica e quella italiana, così sintetizzata da E. Gombrich

Questa differenza tra arte nordica e italiana durò a lungo e fu importante, e non si va lontano dal vero affermando che ogni opera che eccelle nella rappresentazione della bellezza esteriore degli oggetti, dei fiori, dei gioielli o dei tessuti sarà di un artista nordico, e più probabilmente di un artista dei Paesi Bassi; mentre una pittura dai contorni arditi, dalla prospettiva chiara e dalla sicura conoscenza del mirabile corpo umano sarà italiana.

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Le rappresentazioni  tedesche, olandesi, svedesi, di campagne e città, ritratte in fermento ad opera di numerosi personaggi in mille attività impegnati, e riccamente presenti nell’illustrazione contemporanea per bambini, ricordano le composizioni dei Brueghel, di Bosch e dei maestri loro conterranei.

Abbiamo osservato che per sottrazione si esprime anche la letteratura visiva  nipponica, non solo per mano dell’allievo dichiarato di Munari, Katsumi Komagata, che ci ha permesso di giocare con le sue proposte raccolte in FIRST LOOK, ma anche per la progettualità di Yonezu che, in 5 mele rosse, introduce addirittura lo zero. Lo stesso vale per la giapponese  Aoi Huber-Kono in Era inverno.

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La pittura, nello specifico quella scandinava, è approdata nelle nostre mani con i libri dei Mumin di Tove Jansson editi da Gallucci, riproponendo loro accostamenti tipici del profondo nord (arancio, lilla, verde, giallo, rosso).

Abbiamo goduto dell’oro che tanto appartiene alla pittura bizzantina e di scuola senese, poi generosamente fatta rivivere da Klimt, nell’albo Due amici,  illustrato dal polacco Jòsef Wilkòn.

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Non essendo esperta d’arte, non ho inteso naturalmente sfoggiare competenze che non mi appartengono, semplicemente mi sono adoperata nel tentativo di infiammare i presenti, legittimando e sprigionando il loro piacere suscitato dalla bellezza e dalla progettualità visuale, espressa con sapienza nei bei libri.

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Il fatto di aver potuto giocare in uno spazio splendido, in prossimità di cavalli, nelle immediate vicinanze di una talpa impenitente che scava buche in un giardino ricco di limoni e odori, ha certamente rinforzato la percezione che la bellezza fa bene.

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Dopo aver sfogliato e gustato decine e decine di libri, ci siamo lasciati con delle domande:

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nel rapporto bambino-libro, quanto agevola la semplicità? Figure complesse ma archetipiche da quando possono essere apprezzate? Dove si situa il punto di equilibrio tra selezione e censura? Quali domande dobbiamo porci nello scegliere quali libri per ciascuno bambino?

A ciascuno la sua pista di ricerca. Buon divertimento!

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