Stig Dagerman indaga il rapporto genitori-figli (1\2)

Documento acquisito

Stig Dagerman, da molti indicato come il Sartre svedese (sul cui lavoro avevo già scritto Quando manca la tranquillità, i bambini si proteggono giocando) ha lasciato passi molto interessanti sul rapporto genitori-figli, di cui ripropongo un estratto, su concessione della casa editrice IPERBOREA, che ringrazio.

Nelle pagine intitolate Perché uccider il contrabbasso -dalla raccolta Perchè i bambini devono obbedire?- Dagerman racconta di un promettente contrabbasista che rinuncia a una probabile carriera perché il neonato figlio sembra non apprezzare il suono dello strumento.

(…) E’ proprio vero che il bambino debba venire prima del contrabbasso? Io penso di no.
Penso che si debba evitare di fare di tutto una scelta. Non credo che sia sempre necessario scegliere, checché ne dicano gli esistenzialisti. Anzi, ci sono dei casi in cui scegliere è pericoloso, perché le cose tra cui dovremmo scegliere, ben lungi dall’essere opposte tra loro, col tempo in realtà si completano. Quanta infelicità ci è stata risparmiata, per esempio, dal fatto che la gente si sia rifiuatata di scegliere tra le convenienza e l’amore e abbia scelto entrambi, sia pure in momenti diversi? Chi crede che si debba scegliere tra il bambino e il contrabbasso un giorno se ne pentirà, se davvero il contrabbasso significa qualcosa per lui. Quanti poveri bambini, mezzo ammazzati dall’amore, sono stati coccolati con tanta di quell’amarezza da rimanere emotivamente danneggiati per il resto della vita?

Quanti assassini di contrabbassi hanno amorevolmente sussurrato all’orecchio dei loro figli:
Pensa cosa sarei diventato se non fossi nato tu. Non hai idea di quanto ero bravo a suonare il contrabbasso prima che tu nascessi. Ma poi sei nato. E naturalmente tu eri più importante, bambino mio, eh sì, è così”.
Poi ci sono quelli per il contrabbasso non contava già niente, quelli che erano fondamentalmente insicuri di sè e delle proprie capacità di ottenere un qualsiasi risultato davanti a un pubblico e che hanno assassinato il contrabbasso per sicurezza. Spesso sono proprio loro ad essere presi a esempio di perfetto amore familiare, come se l’egoismo e la debolezza non potessero avere le sembianze dell’amore. Ci sono fallimenti che si camuffano abilmente con la formula “vivo esclusivamente per i miei figli“. Ma la verità è che noi viviamo per tutti e l’esistenza sarebbe  ancora più dura, più solitaria e più amara per molti, se i genitori non vedessero nessun altro al mondo che gli esseri da loro generati. E la maggior parte delle cose non sarebbe mai stata fatta, se non ci fosse stato l'”egoismo” di chi ha continuato a suonare il contrabbasso con l’accompagnamento di pianti infantili.
Ora, sono del tutto consapevole, ovviamente, che tra i suonatori di contrabbasso si può rilevare un egoismo che non dipende affatto dal contrabbasso, ma dalla propria comodità. Non ho alcuna simpatia per quei genitori che trattano i figli come fossero bagagli da portarsi in treno. Si fuma una sigaretta, si legge il giornale e quando il viaggio comincia a diventare monotono li si tira giù, li si apre e si estrae una coccola, una risata o qualche frase fatta beneducata per cacciare la noia. Il dilemma dei genitori non consiste nella scelta del contrabbaso e il bambino, ma nell’arte di trovare un equilibrio nella loro esistenza che consenta di non trascurare nè l’uno nè l’altro.
Certo, imparare quest’arte richiede tempo (…) (pp. 46-48)

Parole sagge: ridefinire nuovi equilibri per soddisfare, almeno in parte, i propri bisogni e quelli dei figli, richiede tempo.

Tempo. Tentativi, errori, riformulazioni.

Penso che lo svedese Dagerman offra importanti spunti su cui riflettere, anche nella società italiana, gravemente affetta da strabismo, che da un lato punta con superficialità  il dito contro la fragilità di ruolo dei genitori, dall’altra non fa nulla per tutelare un tempo di conoscenza tra loro e i figli, non riconosce “fattivamente” la necessità di un tempo per tutelare i tempi fisiologicamente necessari per apprendere come esercitare il ruolo genitoriale e per ridefinire la struttura familiare e di coppia -a maggior ragione necessario in una società complessa come la nostra, attraversata da molte crisi culturali, sociali ed economiche.