Stig Dagerman indaga il rapporto genitori-figli (2\2)

Stig

Stig Dagerman

Prosegue il contributo sullo sguardo di Dagerman sul delicato compito educativo dei genitori, qui la prima parte -e  qui un altro pezzo sulle capacità dei bambini di autotutelarsi con il gioco.

In Difficoltà di genitori, presente nella raccolta Perchè i bambini devono ubbidire?, Dagerman dialoga con Jonathan Swift in relazione alla sua massima:

Ai genitori meno che a chiunque altro dovrebbe essere affidata l’educazione dei figli.

Ecco le argomentazioni di Dagerman, che dissente dalle posizioni dello scrittore irlandese Swift vissuto a cavallo tra ‘600 e ‘700:

Swift distingue tra l’educazione familiare e la vera educazione. La questione dunque è questa: è possibile che un giovane padre e una giovane madre siano perfettamente consapevoli dei discutibili presupposti dell’educazione familiare e, ciò nonostante, si ostinino a volere “educare” i figli? La risposta è si, è possibile, basta semplicemene formulare le opportune illusioni. Tutti i giovani genitori ritengono di essere così fortunati da avere -a differenza di tutti gli altri genitori- delle cognizioni che li rendono veri educatori (…). Può essere, ed è il caso più frequente, che queste derivino dall’esperienza, ancora relativamente recente, degli errori commessi dai propri genitori nell’educarli. Questa illusione può essere definita così: è dagli errori che si impara. Se uno ha avuto genitori particolarmente parsimoniosi tratterà i figli con illuminata generosità. Se uno è stato stretto in una camicia di forza punterà tutto sulla sperimentazione della libertà. E se, ciò nonostante, i risultati non sono poi così buoni, è inevitabile che ci si senta vittime delle circostanze e delusi dagli oggetti stessi dell’educazione, in quanto feriscono, nei genitori, l’autostima indispenabile perché si instauri l’armonia. (pp 50-51)

La buona notizia per ogni genitore, aggiungo io, è che se egli fosse “perfetto” cagionerebbe gravi danni ai suoi figli: crescere nella consapevolezza che tutti si sbaglia e ciascuno può migliorare se stesso, se lo desidera, è ciò che auguro a tutti ( ed è la più importante lezione che mi sono portata a casa dalla frequentazione del mondo C.E.M.E.A. ).

Prosegue Dagerman:

All’inizio si cammina in punta di piedi intorno al neonato pieni dei migliori propositi, lamentando unicamente il fatto che sia ancora troppo piccolo per rendersi conto di quali fantastici principi educativi veglino sulla sua culla come angeli custodi. In cosa consistono dunque questi buoni propositi? Ciò che distingue un educatore familiare  dal vero educatore  sarebbe, a quanto pare, che solo quest’ultimo pone al centro il bambino, mentre il primo pone al centro l’equilibrio della famiglia.

I genitori che si propongono di essere veri educatori dovrebbero dunque (…) rinunciare all’idea di raggiungere una perfetta armonia familiare per tutto il tempo in cui si svolge il processo educativo -ovvero finché i genitori detengono nei confronti dei figli una netta superiorità data dall’età e dal sapere.
Ma è possibile? Swift sostiene che l’aspirazioen all’armonia è indissolubilmente legata all’idea di famiglia. (…)
I genitori non chinano tanto facilmente la testa sotto il giogo di Swift. Tra i buoni propositi che almeno il primo figlio suscita rientrano proprio le più nobili idee di sacrificio, quella che viene sacrificata, naturalmente, è la libertà, vale a dire quella sovrappiù di libertà che possiede chi non ha figli rispetto a chi ne ha. La questione della libertà occupa i neogenitori con l’ambizione di realizzare qualcosa di eccezionale nel campo dell’educazione. Per esempio: come deve essere distribuita la liberrtà all’interno della famiglia? Ftfty-fifty tra genitori e figli? O cento a zero?
Forse potrebbe essere utile prendere in esame più da vicino il concetto di libertà su cui noi genitori spesso riflettiamo. Naturalmente abbiamo ben chiaro che è auspicabile che i bambini godano della libertà  più ampia possibile e che ogni limitazione che ci troviamo costretti a imporre viene vissuta da noi, all’inizio, come una sconfitta personale. Ma è evidente che prima o poi saremo costretti a renderci conto che le limitazioni sono necessarie per il semplice fatto che esiste un limite alla libertà, un limite che  su fa presto a raggiungere. Se lo oltrepassiamo corriamo il rischio di ritrovarci non in una maggiore libertà, ma in una grande schiavitù. Personalmente faccio fatica a capire la concezione secondo cui la libertà illimtata sarebbe l’educazione ideale. La libertà, spesso, è invece una fuga dall’educazione. C’è una tirannia della condiscendenza che non è affatto più innocente di un arrogante dispotismo. A rigore non ci vuole una grande scienza per lasciar fare ai propri figli più o meno tutto quello che vogliono, ma è piuttosto insensato e, alla lunga, anche pericoloso, perché nessun essere umano è in grado di sopportare la sconfinata libertà degli altri. Il rischio è di cadere nell’apatia o di cercare sfogo  in scoppi improvvisi di rabbia, entrambe possibilità altrettanto inappropriate per qualsiasi tipo di educatore.

Seguono poi considerazioni che sono molto interessanti poichè spostano lo sguardo sulla possibilità di co-costruire rapporti paritari sul piano della dignità ma diseguali in riferimento alle responsabilità:

Forse esiste però un punto di partenza diverso e più fruttoso per un educatore che non la pura e semplice libertà. (…) Quel che un educatore deve in primo luogo tener presente non sono le teorie sulla libertà, ma il fatto che ogni singola cosa, nel più vero senso  del termine, appare totalmente diversa nel mondo dei bambini. Come è più grande per loro il bosco, come sono più vicine le stelle e come sono più lunghe le strade. (…)
Qualche giorno fa ho appeso un quadro e ho domandato a mio figlio più piccolo, di tre anni,  se era appeso giusto.
“No” mi ha risposto irritato, “deve stare lì”.
E mi ha indicato un punto molto vicino al pavimento. Aveva ragione: il quadro andava appeso lì se voleva vederlo bene. Nel mondo dei bambini tutti i quadri sono appesi troppo in alto.
Ma per l’educatore si pone il problema: qual’è l’altezza giusta a cui appendere i quadri?
Nella casa dell’educatore familiare, in nome dell’armonia, si cercherà un compromesso e si appenderanno i quadri più o meno a metà tra il pavimento e il punto in cui erano appesi prima, in modo che tutti quanti li vedano altrettanto male. Poi abbiamo la categoria di quelli che smettono di vivere per se stessi nel momento in cui hanno dei bambini: questi appenderanno i quadri in basso, appena sopra al pavimento, così i genitori dovranno mettersi in ginocchio per guidarli. E c’è anche il tiranno che, per scopi educativi, appenderà i quadri subito sotto il soffitto  perché lui da bambino ha avuto la vita dura. Ma quello che ci interessa di più è forse la reazione del vero educatore. E’ lecito pensare che lasci il quadro dove sta bene appeso e insegni al bambino a utilizzare correttamente una sedia? 

Dagerman chiude le sue considerazioni con un aneddoto davvero gustoso quanto istruttivo:

(…) una sera, in una casa in via di ristrutturazione, capitò che due bambini si rifiutassero di prendere sonno. Saltarono giù dal letto, fecero cadere le scale degli operai, si imbrattarono i pigiami di vernice e chiamarono il centralino di quel piccolo comune per dire alla signorina che era ora di andare a letto. I genitori in un primo tempo cercarono di rimetterli a letto, ma loro scattavano su come molle. Si faceva sempre più tardi e alla fine i genitori non riuscirono più a sopportare la libertà dei figli. Allora il padre ebbe un’idea. Disse ai ragazzini che se non volevano sentire ragioni, li avrebbe portati fuori a fare una lunga, lunga passeggiata nella notte. Fuori pioveva e c’era un buio pesto: finalmente calò il silenzio nella stanza dei bambini. “Salvi” sospirarono i genitori sollevati. finché non scoprirono la ragione di quel silenzio: i bambini si erano precipitati a vestirsi per la passeggiata promessa. Non restava da fare altro che uscire nel buio e nella pioggia, i ragazzini erano spaventosamente svegli e l’ingenuo padre si rese conto che quella che per lui doveva essere una punizione agli occhi dei figli era invece una fantastica avventura! Soli nel bosco, per strada, nel cuore della notte, mentre le volpi sono a caccia e tutti gli altri bambini dormono!

Molti, tra coloro che si interessano di educazione attiva, potranno trovare di stimolo gli scritti di questo libero pensatore scomparso precocemente.