In ogni madre una donna e più rappresentazioni

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Armin Greder, La città, Orecchio Acerbo, 2009

La mostra allestita al Palazzo Reale di Milano “La Grande Madre” – ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi insieme a Palazzo Reale per “Expo in città 2015” – analizza l’iconografia e la rappresentazione della maternità nell’arte del Novecento, dalle Avanguardie a oggi, attraverso le opere di oltre 80 artisti internazionali, per un allestimento che si estende su una superficie di circa 2.000 metri quadrati. 

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maternità, scultura di Cristina Ghiglia, 2008

La Grande Madre è una mostra sul potere della donna: partendo dalla rappresentazione della maternità, l’esposizione passa in rassegna un secolo di scontri e lotte tra emancipazione e tradizione, raccontando le trasformazioni della sessualità, dei generi e della percezione del corpo e dei suoi desideri, spaziando dal Futurismo al Dadaismo, dal Surrealismo all’arte del femminismo, accostati a opere provenienti dal mondo del cinema e della letteratura.

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Armin Greder, La città, Orecchio Acerbo, 2009

Spero che la mostra accenda domande capaci di avventurarsi nelle zone d’ombra e in quelle buie della maternità, oltre a mettere in scena quelle tadizionali e post-tradizionali; mi auguro che si tratti di una mostra capace di condurmi nel caos e di consegnarmi piste di indagine originali e illuminanti.
In attesa di visitare la mostra, su cui tornerò a scrivere, torno a sfogliare il libro di Armin Greder: La città.

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Armin Greder, La città, Orecchio Acerbo, 2009

Tempo fa c’era, in una terra lontana, una grande città (…)  Lì viveva una donna. Aveva un bambino. Un figlio.(…) Poi venne la guerra, e con la guerra la morte del padre. L’amore per il figlio, dolce e tenero, divenne più forte e saldo. E protettivo. Lasciò la sua casa e la città, alla ricerca di un posto in cui suo figlio sarebbe stato al sicuro, e in cui nulla avrebbe potuto ferirlo. E così si rifugiarono in un luogo sperduto, senza strade né ponti per raggiungerlo. Lei decise di fermarsi lì. Si costruì una casa, e lì visse con il figlio, prendendosi cura di lui e badando che non gli mancasse nulla. (….)

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Armin Greder, La città, Orecchio Acerbo, 2009

La città è un libro che esplora la complessità del rapporto madre-figlio ma che non rinuncia ad alludere alla gran carnevalata che viene messa in scena nell’urbe, luogo emblematico di pericoli.

La maternità raccontata da Armin Greder si sovrappone, nella mia testa, alle letture di Stig Dagerman, autore che mi sta catturando per la linearità asciutta con cui si avventura in terreni scivolosi, come quelli del rapporto genitori-figli-educazione. [ne ho scritto qui qui e qui]

La madre iperaccudente di Greder si sovrappone anche all’immagine delle madri-elicottero di oggi, che soffocano ogni iniziativa del figlio anticipando soluzioni a problemi che non si sono ancora posti, che continuano a tagliare la pizza ai bambini anche a otto anni, che non concedono ai figli di scendere da soli nel cortile recintato, che non li perdono di vista un istante, che svolgono i compiti con loro, che preparano loro i vestiti da indossare sistemandoli sul letto, che non chiedono mai un contributo a riordinare la cucina, che lasciano sempre ai figli il boccone migliore, che continuano a lavarli anche quando ormai i bambini studiano gli assiri per la lezione del giorno dopo, ….

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maternità, scultura di Cristina Ghiglia, 2008

Il libro mette in scena i rischi di una maternità soffocante che ruba al figlio l’esperienza, ma non c’è traccia di sarcasmo, trasuda invece la compassione verso una donna spezzata dal dolore che si è persa nei meandri delle sue paure, rubando al figlio la possibilità di diventare se stesso fintanto che lei è in vita.

La comunità intera è chiamata a ripensarsi: come mai molte madri sono lasciate sole con le proprie fragilità, se è vero che per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio?
Viviamo in una società strabica che da un lato chiede molto alle madri, dall’altro ostacola i ritmi naturali della nascita, della crescita, dell’educazione.