la prima risata

Sono tornata da Bologna con due libri nel cuore e uno nella borsa, l’altro se lo era conquistato Giovanna Zoboli sotto ai miei occhi: adesso so che entrambi si sono guadagnati uno spazio nel catalogo Topipittori.

Il primo libro, che mi ha letteralmente rapita per immagini e tema, è Cuando Florenciò la risa, edito da Libros del Zorro Rojo.
Alicia Baladan che lo ha illustrato così ne parla:

Quando ho ricevuto il testo di Gioconda Belli, mi sono sentita libera di pensare che questo libro sarebbe stato inserito nella collana presente in Libros del Zorro Rojo, per adolescenti e adulti.
Ho incontrato l’editore diversi mesi dopo, in occasione della fiera di Bologna, e per tutto il tempo prima dell’incontro, non ho avuto quasi contatti. Così, i primi bozzetti sembrano fatti per un altro libro, ne sono in ogni caso particolarmente affezionata.
Da subito ho capito quale sarebbe stata per me la difficoltà, e cioè il dialogo fisico che avviene tra i due personaggi.
Non sono un’illustratrice che si caratterizza per le espressioni dei visi, dunque ho cercato di capire come potevo rendere le situazioni: la scoperta, il contatto, il sentire l’altro, senza entrare troppo in dettagli espressivi.
Ho affrontato subito i corpi, l’intercalarsi dei contatti fisici di Enea e Alia, consapevole del fatto che le relazioni create dalle parole di Gioconda Belli, vanno e vengono in simbiosi tra uomo e natura, dunque, mai avrei potuto pensare ai corpi se non in relazione al resto.

Alia ed Enea come sono stati concepiti all’inizio

Si potrebbe pensare che le selve hanno qualcosa a che vedere con le mie origini sudamericane, e che affidare a me questo testo di G. Belli sia stato quasi scontato, ma in realtà otre ad avere una formazione europea, provengo dal paese meno esotico del Sudamerica a differenza del Guatemala della scrittrice; in Uruguay al massimo ci si può perdere in un bosco di eucalipti e incontrare un branco di capibara che alla presenza umana riservano una dichiarata indifferenza.
Può darsi che sia un modo idealistico il mio, di sentire il Sudamericana, o un lontano ricordo del periodo trascorso in Brasile, ma la verità è che disegno spesso selve, grovigli di piante, insetti, muffe ecc, perché per me è facile; le selve sono un universo incontaminato di contaminazioni, una perfetta rappresentazione di relazione che è un comune denominatore nella mia ricerca, anche se non sempre ciò appare nei miei libri, è una parte importante nel processo creativo ed è quello che cerco in quello che vedo e sento.
Far in modo che corpi umani entrino in simbiosi in uno spazio naturale allo stesso modo che avviene tra piante e animali è comunque complesso, bisogna concepire ogni cosa allo stesso modo, invece a me capita di riservare importanze diverse, pesi diversi…è tutto nella testa, ma le immagini rivelano certe debolezze anche quando si pensa di controllarle tutto.

Idea venuta dopo i corpi per la prima pagina

Nonostante il mio entusiasmo per questa prima parte d’ideazione del libro, sapevo che non stavo trovando quella relazione tra uomo e natura che c’è nel testo, le tavole qui riportate, anche se belle, ne sono un esempio.

 

L’incontro con l’editore ha stravolto il lavoro, in sostanza ciò che avevo fatto fino a quel momento piaceva moltissimo ma per un possibile altro libro, per quello di Gioconda si aspettavano altro, qualcosa più vicino tecnicamente ai miei primi lavori e con un linguaggio più diretto.
Quando succede questo ad un illustratore ci sono due possibilità: accettare e divertirsi trovando una soluzione che soddisfi entrambi o rifiutare, io non avrei mai rifiutato.
I personaggi erano al massimo adolescenti e il bambino doveva ricordare Mowgli, di cui ho un sosia vivente in casa.
Ho scattato molte foto, soprattutto per studiare le posizioni, perché altre mia caratteristica, è quella di fare illustrazioni dove i personaggi sono in qualche modo sospesi, in posizioni statiche come i dipinti medioevali, il movimento è dato dalla narrazione del resto non dalla posizione del corpo, è una cosa che mi piace fare in modo particolare, ma qui la richiesta da parte dell’editore era diversa e dovevo riuscirci senza snaturare il mio lavoro.
Dalle varie prove, foto, ma anche da disegni per l’animazione che ha fatto una amica su mia richiesta, sono nati Alia ed Enea come si vedono nel libro -o quasi: per la vendita dei diritti in America, ho dovuto coprire i genitali ad Enea- e ho avuto la sensazione che da qui, ogni cosa poteva toccarsi, intrecciarsi, ascoltarsi.

In varie parti del libro mi sono trovata a cerare situazioni parallele, nemmeno se fosse stata volutamente didascalica sarebbe stato possibile fare con facilità un’illustrazione per questo tratto di testo…”“Le risate dell’uomo e della donna sono come il rumore que faccio io quando salto sulle pietre”, pensò il fiume -a Gioconda Belli le saranno certamente fischiate forte le orecchie per tutto il tempo che mi sono rotta la testa pensando a come risolvere questa tavola!
Quasi sempre finisco per pensare che una parte ironica ci deve essere a risolvere un “problema”, oppure ci si salva con una similitudine, qui le teste che sfiorano dall’acqua sono simili alle pietre del fiume.

Naturalmente ho subito aggiunto La prima risata nella bibliografia di  Amorevolissimevolmente che ha ripreso a girare (ultima  tappa allo spazio libri la Cornice a Cantù).