pedagogia e letteratura

N. Robert, G. Godbout, Voglio un’altra mamma!, Lupoguido, 2018 (prossimamente in libreria)

I libri sono educatori silenti, come sosteneva Jella Lepman, talvolta ti stanno a fianco, altre fungono da specchio, altre scuotono e turbano, spesso rappresentano palestre emozionali in cui è possibile mettersi nei panni degli altri o provare sentimenti senza censurarli. Ciascuno risponde a ciò che legge in maniera personale, in base alle possibilità che ha in quel momento.
Le illustrazioni agevolano voli, sogni e proiezioni, scavano in profondità ed elevano ad altitudini inesprimibili diversamente. Come la poesia.

L’impoverimento culturale e l’analfabetismo di ritorno costituiscono un problema. Reale. Ora.
Molti bambini vivono ogni giorno una condizione di marginalità causata dalla povertà economica, culturale, politica e fanno esperienza diretta o indiretta di tanti estremismi (xenofobia, omofobia, etc). La censura è tornata ad essere un problema, e quando non agisce nelle forme dirette, lo fa alimentando ritrosie (anche editoriali) agite per prudenza. In molte case non esistono libri. Tuttavia: molti bambini trascorrono la gran parte del loro tempo presso servizi educativi e scuole.

Per questo la comunità Europea raccomanda agli stati membri di investire nella cultura e garantire servizi educativi per la prima infanzia di qualità per contrastare la povertà: buoni ambienti in cui poter fare buoni incontri, vivere buone esperienze e poter leggere ottimi libri. Perchè i l libri sono finestre sul mondo, vere palestre sentimentali. E civiche. Tenere nei servizi educativi libri brutti non è una buona scelta. Non nei primi anni. Più tardi può diventarlo, se è finalizzato a far riflettere sulle cause che concorrono a fare di un libro un libro di scarso valore.

 

T. Mortier, K. Vermeire, Le cose della vita, Kite, 2017

I libri devono essere anarchici, ribelli, orticanti e spiazzanti, ironici e irriverenti, complicati e misteriosi. I libri devono essere stranieri. O anche esattamente il contrario di tutto ciò. Ma non possono essere brutti, ovvero privi di un progetto, improvvisati, fatti per trasmettere didascalicamente dei saperi, timidi, supini e pavidi.
Favorire un incontro precoce e continuativo con i libri è una priorità sociale, perché allenano sguardi, sensibilità, competenze empatiche e programmatiche, favoriscono il senso civico.
Ogni lettura esercita il suo potere maieutico. Ciascuna è diversa dalle altre, è un atto trasformativo. Chi legge diventa inevitabilmente co-autore e talvolta si discosta considerevolmente da quanto lo scrittore o l’illustratore intendevano raccontare: ogni storia è destinata ad assumere connotazioni diverse in relazione a ciò che il lettore è in quel momento, o vorrebbe essere, o teme di essere.

S. Mulazzani & Spider, Il libro incompleto. un libro con oltre 60 personaggi adesivi e riposizionabili, orecchio acerbo, 2018 (le figurine le ho attaccate io!)

Questo articolo è una rielaborazione di pezzi pubblicati su questo blog nel 2014, non più disponibili.

[in apertura: M. Ramos, Mamma!, Babalibri]