Riga: taccuino di viaggio 2\2

Segue il racconto del viaggio estivo a Riga, sulle orme di Anime Baltiche, di Brokken (Iperborea). Qui la prima parte, i cui scrivo della biblioteca nazionale e dei festeggiamenti per 100 anni dell’indipendenza

 

The Occupier, di Augustas Serapinas – opera commissionata da Riboca1 per installazione presso la residenza di Kristaps Morbergs

Colpisce il fatto che si svolga, in contemporanea alle celebrazioni dell’indipendenza dalla Russia, RIBOCA1, la prima edizione della biennale internazionale d’arte contemporanea Riga, un’operazione finanziata prioritariamente dal magnate russo Mirgorodskiy e organizzata da sua figlia, con la curatela di Katerina Gregos.

Un totale di 104 artisti, tra cui si annoverano 10 collettivi, sono chiamati a interrogarsi sui fenomeni che caratterizzano i rapidi cambiamenti in atto e recenti, ponendo attenzione alle ricadute nelle vite di ciascuno.

Per bilanciare prevalenza di artisti di area baltica ne sono stati chiamati da Corea, Argentina, Venezuela, Colombia e Sud Africa, Russia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Svizzera, Grecia e Bulgaria.
Delle 141 opere, di cui 49 sono state commissionate appositamente per la biennale, la maggior parte sono dislocate in 5 sedi cittadine e in una vicina località di mare: Jurmala; 10 opere pubbliche sono collocate in luoghi sparsi di Riga.

Los territories Archive, di Aliaksandr Tsekhanovich (collettivo Sputnik Photos) esposta ora presso la Facoltà di Biologia in occasione di RIBOCA1

La curatrice suggerisce un percorso che prende le mosse dalla Facoltà di Biologia dell’Università di Riga, base in cui gli artisti intendono esplorare i cambiamenti visibili e invisibili indotto dagli sviluppi scientifici e tecnologici, la nozione di tempo evolutivo, l’impatto dell’uomo sull’ambiente nell’età dell’Antropocene e il costante rinnovamento della conoscenza. La cornice investigativa ruoto intorno alla domanda: il progresso tecnologico e scientifico ci condurranno verso un abisso o verso qualcosa di liberatorio e pieno di promesse?
Particolarmente incisivo l’allestimento nell’appartamento del mecenate lettone Kristaps Morbergs, che vi trascorse la sua vita nel primo Novecento: parte del palazzo è fatiscente, parte ristrutturata, nella parte decadente si giocano i contrasti più suggestivi. Qui sono esaminati i cambiamenti storici e politici, i periodi di trasformazione radicale e di riorganizzazione sociale, esplorando come nel tempo vengono reinterpretati e riflessi i momenti di transizione, sia a livello collettivo, individuale che di spazio fisico e incarnato.

New Neighbours, Kiiler Eve- fotografia dell’esposisione presso la residenza di Kristaps Morbergs in occasione di RIBOCA1

Il distretto di Andrejsala che si sviluppa sulle sponde del fiume Daugava, tra i ruderi dell’antica area portuale industriale -un tempo eccellenza nell’ambito manifatturiero e base per l’economia russa – rappresenta il luogo della ristrutturazione politica ed economica dopo il crollo dell’industria e il passaggio dell’economia verso la fornitura di servizi. Questa parte della biennale tratta come la trasformazione abbia generato obsolescenza a diversi livelli, interessando l’andamento demografico, la distribuzione del reddito, l’occupazione, le strutture sociali e gli schemi commerciali.

Invece presso l’ex fabbrica tessile Bolshevichka -che in precedenza aveva ospitato un calzaturificio e poi ospedale militare- ferma fin dagli anni ‘90, l’artista lettone Andris Eglītis ha ricreato il proprio studio. In questo spazio, invaso dalla natura urbana, gli artisti selezionati per la Biennale considerano il dilemma ricorrente su quale rapporto intercorra tra natura e cultura, così come gli effetti di entropia, distruzione e obsolescenza.
Sporta2 Square è un quartiere artistico, tecnologico e commerciale emergente,qui, presso l’ex fabbrica di dolci “Laima” si sta sviluppando kim? un progetto in cui convivono un centro d’arte contemporanea, start-up, spazi di co-working, studi creativi: in tre spazi espositivi la biennale pone all’attenzione velocità e accelerazione, indagandone ripercussioni scientifiche, tecnologiche e sociali, in termini di tempo, lavoro, economia, globalizzazione, rapporto individuo\stato.

A timeframe of one second is alifetime of trading – II, di Kemke Herregraven fotografato pressoSporta2 square in occasione di Riboca1

All’Art Zuzeum, il centro d’arte in divenire fondato dalla famiglia Zuzān in un’antica fabbrica di sughero, si trovano le opere che interrogano i sentimenti di ansia legati al timore di non essere all’altezza dell’immagine che abbiamo creato di noi stessi, alla paura di non riuscire a stare al passo in una società prestazionale che è in perenne e rapido mutamento: gli artisti prendono in considerazione come questi cambiamenti influenzino a livello esistenziale le persone e quali strategie di resistenza o stili alternativi siano possibili.

La penultima tappa porta all’edificio che ospita il Kaņepes Kultūras Centrs (KKC), costruito nel 1895 per gli aristocratici baltici tedeschi e russi, divenne poi dormitorio per studenti, successivamente scuola di musica, prima di essere abbandonato a se stesso fino alla fondazione del KKC (2012): da allora ospita un centinaia di eventi culturali, artistici e sociali per incoraggiare lo sviluppo di idee e strade culturali: per RIBOCA1 ospita un nuovo progetto And All is Yet to be Done: The Grammar of Feminist Organising (2018) attraverso cui gli artisti si informano su come l’organizzazione delle donne possa creare una politica femminista per il futuro.
Giunti alla Art station Dubuti , una stazione modernista del 1977 che si incontra nella località balneare di Jurmala, si arriva letteralmente al capolinea della biennale, raggiungendo il Sensorium: un laboratorio per decellerare e sperimentare una nuova politica dei sensi attraverso esplorazioni di olfattive, gustative, uditive e tattili generalmente trascurate a favore della vista. L’artista Solvej Helweg Ovesen favorisce una riconnessione con l’esperienza incorporata.

Giochi di luci e ombre, foto scattata presso la residenza di Kristaps Morbergs

Di questo paese non sfugge una propensione alla tristezza. La pressione russa è tornata a farsi sentire da lungo tempo e da aprile tutti i paesi baltici, fino alla Finlandia, sono in agitazione, soprattutto i giovani in età da servizio limitare. Molti giovani stanno valutando di spostarsi all’estero. Ma colpisce pure un fermento culturale e una tensione creativa giovanile che ambisce a superare le insidie e le contraddizioni.

Una nota: non si vedono nei luoghi pubblici persone affaccendate intorno al loro smartphone, così come si cammina tra uomini e donne che non sono ancora omologate nella rincorsa all’ultima moda.

Con una storia severa come quella lettone, è certamente insidioso il processo per definire il punto di equilibrio tra orgoglio identitario e vanagloria autocelebrativa: il programma del ministero per la cultura esplicita che la Lettonia intende essere un attore attivo e responsabile nel campo della costruzione di relazioni internazionali e interculturali.

Mi porto a casa due immagini suggestive: ho visto pulire con pari zelo il vetro di un’abitazione privata, da un uomo, e una vetrata nella biblioteca nazionale, da una donna. Leggo questi zoom di ordinaria quotidianità come un movimento osmotico di buone pratiche quotidiane a favore del bene comune quanto di quello personale, in un paese che non è ancora ingessato dalle norme sulla sicurezza, come ben testimonia l’allestimento di RIBOCA1 in sedi espositive disconnesse e fatiscenti che si visitano sotto la propria responsabilità.