Un Museo delle confluenze

Già dal nome il Musée des Confluences, inaugurato nel dicembre 2014 svela il gioco di sguardi e rimandi che anima il progetto: se da un lato richiama la locazione -l’edificio sorge su una lingua di terra in punta alla quale confluiscono i fiumi che attraversano la città, il Rodano e il Saone- esplicita anche la propria vocazione a far incontrare le prospettive di varie discipline intorno ad alcuni nuclei tematici indagati in forma permanente o temporanea.

Il museo si presenta come unico nel panorama europeo teso a ricostruire la storia dell’uomo e della vita favorendo il dialogo fra tutte le scienze intorno a quattro nuclei tematici, introdotti così sul sito:

 

Origini, i racconti del mondo
La mostra raccoglie numerosi racconti provenienti dalle società inuit, aborigena, cinese, indiana, che forniscono interpretazioni delle origini dell’Universo, della vita o dell’umanità,  al contempo attraverso la scienza invita a procedere a ritroso nel tempo fino al Big Bang, animando così un percorso in cui dialogano le scienze naturali,  la tecnologia l’etnologia.

Le specie, il tessuto del vivente
L’allestimento interroga il modo in cui l’umanità si rappresenta il mondo e si integra con esso, contribuendo a modificarlo.
Gli esseri viventi, umani e non, tessono nel mondo una rete di legami variati, un ordito in cui tutto è connesso e correlato.
Il percorso si sviluppa in modo naturale attraverso questi legami, rappresentati da 27 km di corde. Questa scenografia, interamente metaforica, rende inoltre tangibili i legami asimmetrici che uniscono le diverse specie del mondo vivente.

 

La società, il teatro degli Uomini
L’essere umano è un migrante che si ferma in uno spazio temporale e forma società, culture e civiltà.
La mostra esplora queste modalità di funzionamento, a partire da tre costanti: l’organizzazione, lo scambio e la creazione.
La scenografia crea un paesaggio inedito che risveglia la curiosità attraverso l’accostamento e il dialogo fra oggetti provenienti da culture ed epoche lontane fra loro.

Eternità, visioni dell’aldilà
Qual’è il posto riservato alla morte nel contesto odierno, dove i limiti che essa pone vengono costantemente allontanati?
A differenza di altri esseri viventi, l’essere umano si interroga sull’aldilà. I riti funebri esprimono in parte il desiderio di superare questa fine inconcepibile, rendendo accettabile la separazione dei vivi e dei morti, offrendo un nuovo orizzonte alla scomparsa.
Il cerimoniale, i gesti, le parole, attenuando e attribuendo a ciascuno una nuova collocazione, contribuiscono a ristabilire un ordine sociale sconvolto.

 

La maestria con cui i reperti provenienti da alcune wunderkammer sono messi in relazione con altri più recenti, favorisce un movimento disinvolto, ma mai scomposto, tra aree geografiche e spazi temporali: il visitatore nel raggio di pochi metri può godere di audio, video e pannelli interattivi -esteticamente gradevolissimi e funzionali sotto il profilo divulgativo- a fianco di oggetti provenienti da millenni e secoli addietro. Ovunque estetica, interrogazione scientifica, sensibilità artistica avvolgono senza mai opprimere, quale che sia l’età del visitatore.
Delle wunderkammer che originariamente costituivano il corpo centrale, il museo ha mantenuto lo slancio stupefacente, arricchendolo di percorsi istruttivi di cui è possibile godere anche attraverso visite parziali, favorite con abbonamenti annuali che consentono un numero illimitato di ingressi ad costo di € 30,00.
Si può visitare un gabinetto delle meraviglie contemporaneo, con reperti appartenenti alle più svariate discipline: mineralogia, zoologia, paleontologia, entomologia, etnologia, antropologia, sociologia, filosofia, medicina, geopolitica, …

Le temporanee attualmente visitabili sono stupefacenti, in primis Hugo Pratt, linee d’orizzonti (visitabile fino al 24 marzo 2019) in cui originali e gigantografie del marinaio Corto Maltese riproducono un percorso affascinante unitamente ad asce, sculture, boomerang, animali imbalsamati e molti altri reperti d’archivio valorizzati in una danza tra letteratura, scienze umane e naturali.

Istruttiva ed affascinante anche la mostra dedicata ai Tuareg (fino al 4 novembre) volta a contrastare una rigidità di visione rispetto all’estetica e ai costumi sociali attraverso artigianato, poesia, musica, presentati a supporto del dinamismo di una società in costante evoluzione, che si confronta con diversi sconvolgimenti socio-politici, climatici ed economici.
In prosecuzione alla mostra Nella camera delle meraviglie oggi è possibile visitare (fino al 9 settembre) un’altra parte dell’archivio presentato secondo i criteri delle camere delle meraviglie del 17° secolo.

Yokainoshima, spiriti del Giappone invece delinea un percorso tra le fotografie contemporanee di Charles Fréger, che mostrano un gran numero di figure rituali mascherate, e le collezioni giapponesi del museo.

L’edificio, di ispirazione decostruttivista. è progettato dallo studio austriaco CoopHimmelb(l)au: La Nuvola ospita le mostre permanenti e temporanee mentre nel Cristal si articola la hall da cui si accede alla struttura di vetro e acciaio, a loro volta facilitatori di continui dialoghi tra esterno ed interno, luci e ombre.
Nei restanti spazi una mediateca, due auditorium, uno spazio per workshops, caffè e bookshop.