L’ABC delle regole sociali

Sto leggendo un libro Le regole non scritte delle relazioni sociali (Uovonero, 2014), scritto da  Temple Grandin e Sean Barron, rispettivamente una zoologa e un giornalista, entrambi autistici.

La professoressa Temple spiega:

bambini e adulti con disturbi dello spettro autistico pensano generalmente in modo concreto e letterale. Per noi i concetti che non possono essere compresi attraverso la logica o che coinvolgono emozioni e relazioni sociali sono difficili da afferrare e ancor più difficili da integrare nella vita quotidiana.

Fino all’adolescenza, racconta, l’autrice era riuscita a muoversi a proprio agio in una rete soddisfacente di relazioni, perché le comunità condividevano regole sociali che tutti gli adulti concorrevano a trasmettere all’infanzia; inoltre i bambini e le bambine trascorrevano il tempo rimanente dopo l’assolvimento di alcuni compiti, principalmente scolastici, con i coetanei, avendo così modo di esercitare le abilità sociali. La Temple ritiene che oggi probabilmente non sarebbe riuscita a maturare le competenze sociali che ha esercitato durante la sua infanzia, poichè i mutamneti tendono a isolare le persone, ridurre gli scambi e a  sovraesporre le persone alla tecnologia.

Le sue relazioni si complicarono con l’adolescenza, poichè le variabili da riconoscere crebbero vertiginosamente

quando ero alle scuole superiori, capire le regole sociali era un grosso problema.
Nel corso del tempo osservai che alcune regole potevano essere violate senza conseguenze rilevanti, mentre infrangere altre regole poteva comportarmi di gravi, sapevo di dover necessariamente imparare queste regole se volevo comportarmi in maniera adeguata nelle varie situazioni sociali.
Cominciai a osservare le interazioni sociali come una scienziata e scoprì che potevo raggruppare le regole secondo uno schema organizzativo. Prima di arrivare all’ultimo anno delle superiori avevo sviluppato un sistema per classificare alcune delle regole sociali della vita, composto da 4 categorie, e tutto – assolutamente tutto- rientrava in una di esse:

1- azioni molto cattive
Arrivai alla conclusione che affinché una società potesse rimanere civilizzata, doveva esistere il divieto di adottare determinati comportamenti altamente distruttivi o pericolosi per l’incolumità degli altri. E’ necessario insegnare ai bambini che imbrogliare – in tutte le sue forme, non soltanto durante le verifiche a scuola – è sbagliato. Imparare a essere corretti aiuterà i bambini a diventare adulti che non commetteranno azioni molto cattive.

2- regole di cortesia
Tutte le società civilizzate hanno regole di cortesia, come per favore grazie, rispettare la fila al cinema o in aeroporto e non inveire contro gli altri. Queste regole sono importanti perché fanno sentire le persone che vi circondano più a loro agio, aiutano a dimostrare il rispetto per il prossimo e a evitare accessi di rabbia che potrebbero degenerare sfociando in azioni molto cattive. Ogni società ha le proprie regole di cortesia, che però hanno ovunque la stessa funzione.

3- azioni illegali ma non cattive
Il modo in cui un individuo vede queste regole sarà influenzato dalle sue convinzioni morali e personali. Si tratta di regole che talvolta possono essere infrante in base alle circostanze. Ma attenzione: ci sono comunque delle conseguenze. Per individuare quali comportamenti appartengono a questa categoria osservo la ragione originaria per cui la regola è stata creata

4 – peccati del sistema
Si tratta di regole che non devono mai essere infrante perché le conseguenze sono così gravi che potrebbero avere ripercussioni tali da cambiare la vita a chi lo fa. I peccati del sistema variano da paese paese è da cultura a cultura. Negli Stati Uniti i due principali peccati del sistema sono i reati sessuali e quelli legati alla droga. Un piccolo illecita a sfondo sessuale che negli Stati Uniti Potrebbe comportare l’inserimento del vostro nome nell’elenco dei colpevoli di abusi sessuali, in un altro paese potrebbe avere conseguenze irrilevanti o addirittura nulle.

Sin da quando ero bambina, i comportamenti che potevano essere classificati come azioni molto cattive e regole di cortesia mi furono inculcati con costanza, giorno dopo giorno, mese dopo mese, da mia madre, dalla tata e dai vicini di casa.

Una delle regole non scritte delle relazioni sociali più difficili da capire per i bambini con DSA (disturbi nello spettro autistico) è che quasi tutte le regole hanno delle eccezioni.

La Temple richiama l’attenzione sulla necessità di educare i bambini con DSA affinché abbandonino uno schema di pensiero letterale e abbracciano una mentalità in grado di elaborare le informazioni in maniera flessibile.  Sono universalmente valide alcune sue indicazioni e regole auree :

  • Non sono solo le persone con disturbi dello spettro autistico ad adottare schemi rigidi di pensiero.
  • Spesso la fronte di frustrazione, ansia e comportamenti inadeguati che si riscontrano in un bambino non si trovano nel bambino, ma nelle parole o nei gesti degli adulti.
  • Se sapete che un bambino capisce una certa regola ma che i suoi comportamenti vanno nella direzione opposta, cercate delle ragioni contestuali. Potrebbe darsi che stia facendo esattamente ciò che gli chiedete di fare o che stia interpretando in maniera letterale la regola così come gliela avete presentata.
  • Siate i primi ad avere una mente flessibile.
  • Prestate attenzione a quante volte voi stessi ignorate o infrangete le regole che pretendete che il bambino con autismo rispetti, e modellate il tipo di relazioni flessibili che sperate di insegnargli.

[I testi riportati sono stati adattatati, per leggere il testo integralmente: pp 136-139]