BATTITI

BATTITI, la personale di Barbara Donati, aprirà i battenti a breve, a Santarcangelo di Romagna. Non aggiungo nulla alle parole di Silvia Mantovani che la presenta ad arte. Per chi volesse conoscere il lavoro di Barbara anche attraverso le sue parole, può leggere questa intervista che mi rilasciò anni fa: Parole per inciso.

di Silvia Mantovani

L’incisione racchiude un insieme di tecniche, complicate e pazienti che poco riflettono del velocissimo ambiente tecnologico contemporaneo, dove i risultati dei processi sono spesso immediati. Una mostra di arte incisoria nel 2019 potrebbe apparire anacronistica, oggi non abbiamo bisogno di incisioni. Erano tecniche utili quando Johannes Gutenberg nel XV secolo inventò la stampa moderna; in particolare la xilografia, antica tecnica grafica, venne utilizzata per risolvere i primi problemi pratici di impressione della carta per unire testo e immagine. Il momento finale della stampa, la riproduzione e la diffusione del messaggio erano l’obiettivo finale e unico di tutto il processo. Se consideriamo l’incisione, e anche la stampa, come fenomeni fisici di esercizio di una forza che si imprime su un materiale duro e resistente, ecco si potrebbe creare un paradosso pensando che le incisioni nel mondo contemporaneo siano ribaltate. Oggi accade l’opposto: veniamo incisi. In una realtà in cui sembra non esistere più una geografia personale, intima ed esclusiva, le nostre menti e memorie sono diventate morbide lastre di linoleum per gli infiniti stimoli che trasformano ogni realtà biologica con una propria storia, in una realtà creata dall’esterno.

Questa mostra vuole invitare ad un rallentamento, ad un ripensamento del passato come fonte di un nuovo pensiero sul presente. “Movente della grafica è la gioia di trasfondere nella meccanica la parte manuale della personalità dell’autore” dice Ernest Ludwig Kirchner. La grafica, l’incisione, sono recuperi di personalità. Il disegno è il simbolo più forte che l’uomo abbia per esprimere un’interiorità inconscia. E il segno lo è ancora prima, prima che diventi disegno. Alle origini della storia dell’uomo. L’incisione, come si diceva, è nata come tecnologia, come strumento di risoluzione di necessità funzionali per la vita umana. Oggi xilografia, bulino, puntasecca, acquaforte e litografia solo per citarne alcune, si sono affrancate dalle esigenze funzionali umane e sono diventati strumenti di espressione artistica, della “parte manuale della personalità dell’autore”, per riprendere Kirchner. E questo le ha anche consentito di affrancarsi dal giudizio di arte minore che da sempre ha caratterizzato questa sezione della creatività.

Si è pensato fosse importante dare spazio a tecniche del passato per le loro suggestive capacità di condurre ad un presente diverso. Si è pensato che vedere il risultato del lavoro di abili mani e dei loro strumenti di lavoro, potesse essere una piccola forma di resistenza al fenomeno culturale dell’”incisione massmediatica” e portare, per empatia, a ricontattare i movimenti di quelle mani, i rumori dei bulini, gli odori dei legni, i battiti.

Barbara Donati è una giovane artigiana che ha fatto della maestria incisoria il timone della sua vita e che ha trasfuso il proprio essere nei gesti ripetuti di un’arte antica, arrivata a lei anche come eredità di una importante tradizione incisoria faentina, culla del famoso Francesco Nonni.

La formazione artistica è stata la battaglia di una caparbia libellula, simbolo che Barbara usa per rappresentarsi, contro i venti di una vita conformata, definita, normalizzata: non è facile fare e soprattutto essere artigiana nel XXI secolo, forse più facile essere artista, ma Barbara non ama definirsi tale, nonostante le evidenze.

L’incisione è un lavoro di incontri. È una storia di affinità. Tra una personalità e una materia: prima che l’idea dell’incisore arrivi a noi sulla carta, essa deve essere accettata dalla mano, dal bulino, dal metallo o dal legno, e poi dall’inchiostro e dalla carta.

“Mi piace guardare le curve del legno e le venature, cosa suggeriscono”, mi rivela Barbara Donati.

La mostra Battiti trae ispirazione dagli incontri, di persone, di materiali. “Battiti vuole dire tante cose”, mi dice ancora la giovane artigiana: il rumore del bulino sul legno, o sulla lastra di metallo, i battiti del tempo che scorre nell’attesa di una morsura, i battiti del cuore che guidano i solchi ad occhi chiusi. Battiti è anche un imperativo, un’esortazione, un rivolgersi a se stessi e alla vita, un essere attivi e battersi.


La mostra raccoglie le opere in cinque sezioni.
Le prime quattro incisioni, linoleografie a due matrici, riportano immagini di luoghi familiari e originari: Olmatello, Castel Raniero, Oriolo dei Fichi. Barbara Donati è riuscita a trasformare l’incisione, quasi sempre associata a forme più espressioniste dell’arte, per i suoi tradizionali tratti rudi quasi brutali, soprattutto nella xilografia, in una forma minimalista, dove l’amato luogo si ritrova in non più di quattro o cinque linee, sinuose e ben definite. Ci si allontana con fantasia ed emozione in questi segni e nei campi cromatici richiamati dalle cornici.
Il senso etereo si perde poi negli scuri e nelle ombre delle xilografie ispirate dalla storia d’amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo, dove la sensazione di essere risucchiati in un vortice di sensualità e turbolenza emotiva ci riporta ad una forma quasi fotografica. Sono immagini incise che sembrano “scattate” con poca luce, volutamente scure, dove il legno, per continuare la metafora fotografica, sembra sia stato esposto agli effetti acidi e precisi di forti emozioni, più che ad una lama di sgorbia. Nel passato, più di un secolo fa, la xilografia è stata la protagonista di una grande stagione pubblicistica, e i due manifesti esposti, “Siville” e “La Piê” vogliono ricordare la parte storica e più tradizionale di questa tecnica. “Siville”, che dà anche l’immagine all’intera mostra, possiede un segno grafico tradizionale e innovativo insieme, quasi alla Aubrey Beardsley, e in alcune sue componenti più decorative ed astratte, una forte carica evocativa. La sua forza comunicativa ben rappresenta la fortunata stagione del manifesto xilografico di fine Ottocento. I ballerini di tango del manifesto “La Piê”, a richiamare la più antica rivista di cultura romagnola per cui Barbara Donati ha realizzato due copertine nel 2015 e nel 2018, ci riportano anche alle più comuni danze sull’aia.
La quarta sezione della mostra vuole essere un ritorno alla contemporaneità. Un effetto straniante tra la forza materica del passato, rappresentato dalla rudezza delle matrici in legno, e i colori quasi fluo e violenti del presente e di una non troppo lontana pop art americana. I visi di cinque importanti personaggi, Emmi Pikler, Elinor Sinnott Goldschmied, Maria Montessori, Bruno Munari e Jella Lepman, accomunati da una visione moderna sull’infanzia, sono nati per un progetto di divulgazione pedagogica ideato assieme alla pedagogista Francesca Romana Grasso. Sono qui uniti anche dal loro essere intrappolati nelle matrici lignee con cui sono stati riprodotti e resi con particolari che stupiscono per la capacità acuta nel rendere le loro intensità umane.
Una quadreria composita conclude il percorso di Battiti e vuole descrivere in modo sintetico ma anche esaustivo la variegata complessità delle tecniche incisorie, cosiddette dirette ed indirette, a seconda se è solo la mano dell’artigiano a creare i solchi espressivi o anche un agente esterno, di solito un acido, nella cosiddetta morsura.
Sono immagini intime, legate a ricordi familiari, come il luminoso ritratto dei nonni in “Passeggiata del 1948”, realizzato con la tecnica del bulino su rame, o immagini legate a momenti, battiti personali, come “Ultimo amore”, la prima xilografia realizzata da Barbara e ispirata da Vinicio Capossela, cantautore italiano le cui parole musicali l’hanno spesso accompagnata. Meraviglioso “Il carretto”, acquaforte e puntasecca, stampato per il calendario di Italia Nostra nel 2010 che racchiude tutta la magistrale poesia e bravura di questa giovane artista che, anche qui con pochi tratti, è riuscita a rendere le diverse giocosità dei personaggi e persino l’infinita stanchezza emotiva dell’animale. A contrappunto delle incisioni, tra cui “Brisighella”, bulino su lastra di rame, “Kanevala”, puntasecca su zinco, stampate entrambe a mano e la complessa “Ricomincio da qui”, realizzata con cinque lastre di zinco e molteplici tecniche, troviamo “Riuscire a ritornar”, acquaforte a morsura aperta, dove due figurine innamorate sono state incise nella carta e per finire una magnifica, potente matrice che, tratta da un legno di noce di famiglia, esprime e custodisce tutta la forza, la grazia e il sentimento che quest’arte richiede.

BATTITI
dal 27 gennaio al 25 Maggio 2019, pressi i locali LiBeramente
a Santarcangelo di Romagna, via Ugo Braschi 48

Curata da Silvia Mantovani e Massimo Sassi

Inaugurazione 27 gennaio 2019, ore 18.00