Scrivere di Storia per l’infanzia

Ho letto “ Una rivoluzione di carta” di Gigliola Alvisi (Piemme edizioni, 2019).
La rivoluzione a cui fa riferimento l’autrice è quella operata da Jella Lepman a partire dal 1946 con il progetto -da cui poi nacque Ibby– che portò ai bambini tedeschi una visione alternativa a quella nazista in cui erano cresciuti. Per compiere tale imprese Jella Lepman utilizzò libri illustrati, offrendo a bambini e bambine la possibilità di immergervisi, di dimenticarsi l’intorno e accedere a visioni altre, in cui far attecchire la fantasia, prima, e il progetto, poi, di un futuro desiderabile, da costruirsi in buona parte con le proprie mani, sapendo che non sarebbe stato facile.

Di pagina in pagina l’autrice ci accompagna tra i cumuli di calcinacci che profilavano la Germania sconfitta e le lunghe giornate di Frolin, dodici anni, che però si presenta come Hans, di anni dieci, per un generico timore di commettere uno di quegli errori,di cui non aveva compreso la natura, che -quando l’Invincibile Nazione non era stata ancora sconfitta- avevano decreto la sparizione, pare legata a misteriosi campi di lavoro, degli Erranti, insieme a storpi, matti, pervertiti, zingari e oppositori politici della Razza Eletta.
Le giornate di Frolin si dipanano tristi, fredde, piene di fame e nostalgia del Prima, prima della guerra persa, che ha lasciato in città bambini soli, come lui, impauriti, come lui, tra mille incertezza sul bene e il male, speranzosi di tornare nelle loro case, come lui, non di rado divise tra sostenitori e oppositori del nazismo e abitate per questo dalla paura del più debole, dall’arroganza cieca del più forte, come la sua.
Forte\bebole, prima\dopo, vincitori\vinti sono le coordinate entro cui Frolin e gli altri bambini cercano di trovare una carota ammuffita, un tozzo di pane, dell’acqua potabile. L’incontro tra Frolin e Jella Lepman permette al lettore di conoscere l’impresa della giornalista tedesca ebrea in servizio per l’esercito statunitense.

Finita la lettura mi è rimasta una certa insoddisfazione, a partire dalla copertina per niente azzeccata. Alcune pagine mi hanno commosso, ma in superficie.

Una domanda sovrasta le altre: perchè scrivere adottando una cifra fiabesca, in cui le sfumature riguardano solo i personaggi tedeschi, mentre gli altri paiono compatti nel bene?

Questa “morbidezza” diviene ancor più marcatamente insidiosa quando l’autrice tiene a specificare, in appendice, che la Germania é “il paese responsabile della Seconda Guerra Mondiale e dello sterminio degli ebrei” e che sotto il dominio nazista era vietata ogni forma di pensiero critico e imposta un’educazione all’obbedienza. Punto. Senza alcun riferimento alla complessità delle vicende, alle corresponsabilità, agli scenari degli altri paesi, come se l’educazione fascista imposta ai giovani italiani, le nostre leggi razziali, i rastrellamenti nostrani non potessero offrire spunti di riflessione, per i giovani lettori.
Non riesco a far tacere il fastidio sollecitatomi da questa leggerezza.

La decisione di corredare un testo narrativo per ragazzi e ragazze con una valutazione storica è pergliosa, si corre il rischio di semplificare, omettere, deviare, soprattutto quando il processo storico non è stato affrontato perchè la comunità internazionale non era attrezzata per un così gravoso compito. Di fatto sono state insabbiate molte responsabilità, mentre Jella Lepman si adoperava per rimettere il mondo per il verso giusto.
Jella Lepman lavorava per la pace, ed intanto in Italia si andavano moltiplicando le sedi del neonato Movimento Sociale Italiano (MSI), da subito punto nodale di una rete internazionale che riunì a Roma, dal 22 al 25 ottobre 1950, “nazisti e fascisti di spicco in Italia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Francia, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Scandinavia, Spagna, America Latina e Medio Oriente.” Per l’occasione il leader svedese Per Engdahl contattò un funzionario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sottolineando l’intento anticomunista del congresso romano, ricevendo in risposta -su carta intestata del Pentagono- gli auguri per quei lavori che generarono la Carta di Roma, sottocritta con lo scopo di far rinascere un’Europa centralizzata sotto un unico leader forte, anche grazie alla collaborazione con “l’Asociaciòn Argentina-Europa ,un comitato presieduto dall’aviatore più decorato del Terzo Reich, Ridel, dedito ad organizzare vie di fuga in Argentina per i nazisti, con la complicità del Vaticano)” -così scrive Elisabeth Asbrink, nell’illuminante libro 1947 (Iperborea, 2018).

Sotto l’autrice presenta il libro

Ai giovanissimi lettori serve una buona scrittura, non semplificazioni.

Per approfondire:

– Jella Lepman: Un ponte di libri (Sinnos Editrice 2018), il diario da lei scritto, nella traduzione di Anna Patrucco Becchi.
La lezione di Jella
– Stig Dagerman, Autunno tedesco, Iperborea, 2018